Oggensioni #1

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Nuova rubrica di SenzaVoglia, affidata a gabbbbro, l'uomo che ha dato un nuovo significato alla parola "mettetegli una camicia di forza, chiudetelo in quella stanza con i materassi e buttate la chiave". Oggensioni, cioè la recensione di oggetti di uso comune. A voi.



La penna biro


Ieri ho avuto bisogno di fare una tracheotomia. È una cosa che non capita spesso, a meno che tu non sia un dottore o uno che mangia noccioline col naso o entrambe le cose.
E infatti proprio ieri, in una strada vicino casa, mi sono imbattuto in un medico che aspirava pistacchi con la narice destra e gettava i gusci con la sinistra. Qualcosa deve essere andato storto: il medico è diventato paonazzo ed ha iniziato a prodursi in una cacofonia gutturale inquietante, sillabando una muta richiesta di aiuto: “Fammi una tracheotomia”, diceva. Oppure “Fugit irreparabile tempus”, non ne sono tuttora sicuro.
Ho praticato la tracheotomia servendomi di una penna biro comprata nel tabaccaio lì davanti. Per sessanta centesimi mi sono assicurato settimane di fluida scrittura e una bustina di carta. Peccato che il tabaccaio non avesse il resto di un euro, così dopo lunghe meditazioni ho optato per il controvalore in chewing-gum alla fragola, ma è stata una pessima scelta. Restavo però soddisfatto dell’acquisto: una Bic ad inchiostro blu e con l’impugnatura trasparente.
Mi sono precipitato sul medico ma all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, perché non ricordavo se dovevo mordicchiare il tappo o il fondo della penna. È stato il tappo, deformandosi sotto i miei denti, a riportarmi alla mente le medesime dolci sensazioni dei tempi della scuola.
La tracheotomia è stata una passeggiata: il medico si è inciso la gola col bisturi e io ci ho infilato il fusto vuoto della penna. L’uomo era così entusiasta che ha espresso il desiderio di tenersi la Bic nella gola per il resto della sua vita.
Con calma ne ho comprata un’altra, e mi sono accorto di quanti modelli di penne biro esistano: penne col cappuccio o a scatto, penne gel, penne roller, penne a inchiostro pigmentato, penne con grip in gomma ergonomica, penne con gel a bassa viscosità, penne di materiale riciclato, penne a fusto trasparente, con meccanismo di rotazione del cappuccio, con fusto esagonale, penne con rivestimento antibatterico per scuole e ospedali, penne con meccanismo di sicurezza retrattile, penne biodegradabili, penne ricaricabili, con fusto traslucido, con inserti in gomma e impugnatura triangolare, con inchiostro in riserva visibile, con microavvallamenti dell’impugnatura, penne con corpo in caucciù, penne cancellabili, penne con punte medie, con punte da 1 millimetro, da 0,7 millimetri, da 0,8 o 0,5 o 0,6, penne cancerogene, penne anticoncezionali, penne al sapore di cardamomo, penne usa e getta con elastico per gettarle lontano, penne commestibili ma velenose, penne da riporto, penne salmonate, penne veggenti, penne che ti mettono a disagio, penne rubate. E addirittura penne stilografiche.
Ho acquistato di nuovo una Bic dal fusto esagonale trasparente. Inchiostro blu, tappo con il buchino e quell’altro tipico forellino sul corpo che nessuno sa a cosa serva.
L’impugnatura non è il massimo dell’ergonomia ed a tratti può risultare scivolosa, ad esempio quando le mani sudano o se si lucida la penna con la cera, ma è impareggiabile la gradevolezza del suono che fa rotolando su una superficie inclinata: tic-tric-tic-tric-tic.
Ma come nasce la Bic? Il Barone Marcel Bich comprò il brevetto da Laszlo Biró e lo perfezionò ricavandone la penna usa e getta più venduta di sempre, che entrò in produzione nel 1950. In seguito Biró morì in povertà mentre gli sforzi successivi di Bich permisero a milioni di persone di tagliarsi la faccia radendosi e morire di cancro ai polmoni.
La penna ha molti difetti di scorrevolezza e longevità, ma resta impareggiabile nella fabbricazione di cerbottane scolastiche.
Consigliata a chi sa leggere e scrivere e anche a chi sa solo scrivere.

gabbbbro

Recessioni #5

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RECESSIONI
Libri consigliati dalla ASS, associazione stop alla stipsi.

Titolo: Lettera a un bambino mai nato
Autore: Orina Fallace
Genere: Fiction omeopatico-maieutica.
Contenuti: Giovani ginecologi fondamentalisti crescono.
Edizioni: Burp.

La vita è un sussurro flebile ma tenace, prodigioso perpetuarsi del soffio divino sull'inerte polvere. Chi non la custodisce, salvaguardandone il mistero, è un cazzo scellerato.
Comincia con un refuso l'ultimo libro di Orina Fallace. Con questa nuova fatica, la scrittrice nota al grande pubblico per la sua morigeratezza - o geratezza, come preferisce chiamarla, pur di non parlare degli odiati mori - ci regala una storia emblematica e coraggiosa, ma facendo pagare solo il suo romanzo.
Salvatore Di Vita, un giovane e promettente ginecologo, abbraccia gli ideali cattolici e antiabortisti in seguito all'incontro rivelatore con un sacerdote che gli svela le gioie della fede e di una carriera lampo. Ma quando una donna musulmana gli chiede di interrompere la propria gravidanza, ecco che un atroce dubbio arriva a consumare l'anima del protagonista: è giusto spezzare il fragile filo della vita se il nascituro è un odioso arabo che potrebbe un giorno guidare una crociata contro l'Occidente, le sue radici giudaico-cristiane e i panini con la porchetta?
Il ginecologo affiderà le sue accorate riflessioni a una lettera indirizzata al feto, le cui ultime toccanti parole recitano:
Distinti saluti,
Salvatore Di Vita.

p.s. Crepa, bastardo!
masss + abulafia

Informazeide #5 parte seconda

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Cediamo alle milioni di mail di fans sfegatate (nel senso che stanno tutti nel reparto malattie epatiche) e pubblichiamo la fine del racconto (la prima, imperdibile parte si legge qui). In verità, avevamo messo a punto un programma che prendeva 10 euro da chi volesse leggere, ma abu che non sapeva il finale, rimasto a corto di spiccioli, lo ha fatto esplodere.
Ringraziatelo per questo finale gratis...

L’uomo con la testa grossa si chiamava Cod-P10 e proveniva da Kichnashi Vodka7, un pianeta lontano dalla Terra un numero di secoli luce equivalente a moltissimi zeri preceduti da un 7.
Cod-P10 proveniva dal futuro e per ovvie ragione aveva celato la sua vera identità.
Era fuggito dal suo pianeta e dalla sua epoca per rifarsi una vita. Tutti lo prendevano in giro per la sua testa minuscola, per la sua scarsa intelligenza, e lui non lo sopportava.
In effetti era meno intelligente dei suoi simili, i quali avevano una testa grande almeno il doppio della sua. Tutto ciò però non significava che Cod-P10 non potesse provare uguali sentimenti e soffrire delle continue discriminazioni di cui possono essere capaci gli abitanti del suo pianeta. Noti in tutta la galassia come “Quei bastardi di Kichnashi Vodka7”. O Più semplicemente come “Quei bastardi”.
Consideravano Cod-P10 talmente stupido da impedirgli con un’apposita legge di lavorare e partecipare attivamente alla vita della comunità. Gli garantivano una sorta di pensione a vita per potersi fare i fattacci suoi, senza disturbare. Una pensione a vita! Dovevano considerarlo davvero stupido, se pensiamo che “Quei bastardi” vivono in media dai 7mila ai 120milioni di anni.
Comprensibilmente, Cod-P10 trovava tutto ciò piuttosto umiliante. Questo però non gli impediva di passare le giornate a farsi effettivamente i fattacci suoi, a leggere, coltivare maggiorana, o a trastullarsi col suo doppio pene, senza disturbare nessuno.
In ogni caso era abbastanza annoiato, triste, solitario y final, ma sapeva che in qualche altro pianeta, in qualche altro tempo, sarebbe potuto risultare il più intelligente e il più testone di tutti.
Quindi, sfogliando un’ingiallita copia de “L’enciclopedia del Tutto cosmico, edizione per piccoli crani” si era imbattuto nella storia della Terra, aveva studiato a fondo il capitolo “I più famosi giochi a premi” ed elaborato il suo piano.
Venire a spassarsela qui vincendo a SuperMegaQuiz.
Il fatto che non abbia approfondito il capitolo “Scommesse sportive e come fare i soldi con i viaggi nel tempo” dimostra che “Quei bastardi” non avevano tutti i torti a considerarlo universalmente stupido.

Cod-P10 lasciò le mani di Arturo e si scostò, decidendo che lo avrebbe illuso ancora una volta, che avrebbe continuato a giocare con lui come il gatto fa col topo, fino all’ultimo momento. Il terrestre si precipitò a premere il pulsantone rosso, incurante del disprezzo con il quale il suo avversario si burlava spudoratamente di lui.
BZZZZ!!!
“Douglas Adams…11 maggio 2001, infarto!”
99 pari sul tabellone, pubblico in delirio, applausi registrati, ghigno malefico dell’uomo con la testa grossa.
“Attenzione! Attenzione gente! Novantanove a novantanove!” urlava il conduttore. “Incredibile, non si era mai vista una sfida così equilibrata a SuperMegaQuiz!”
Milioni di persone in tutto il paese erano sintonizzate sulla trasmissione, ipnotizzate dalla sfida che si era protratta per tutta la sera in un crescendo di tensione e colpi di scena. Qualcuno tifava per Arturo, qualcuno per l’uomo, o presunto tale, con la testa grossa. Qualcuno, a dirla tutta, era sintonizzato su “Sfanghiamola”. Ma si trattava solo di pochi pervertiti, probabilmente allergici al brivido e al fascino di una appassionante sfida culturale.
Era il momento della domanda decisiva e la domanda finale, l’ultimo nome di scrittore famoso morto negli ultimi 500 anni, arrivò. Secca, senza troppi preamboli.
“Federico Moccia”, scandì la voce del conduttore.
Arturo fece un movimento verso il pulsantone, poi si fermò bruscamente.
Cazzo, cazzo, cazzo. Pensò.
Federico Moccia.
Cod-P10 stava lì a fissarlo.
Arturo si rassegnò: non la sapeva.
Era assurdo, aveva passato mesi e mesi a memorizzare date e nomi, nomi e date. E motivi del decesso. Aveva nella sua testa migliaia di informazioni, perlopiù inutili, tutte legate allo scopo, al successo finale nella trasmissione. Conosceva i nomi e le date di morte di scrittori che avevano venduto anche una sola copia, di poeti che avevano prodotto anche un solo verso, neanche in rima.
E adesso andava a cadere su Federico Moccia. Il più grande scrittore degli ultimi secoli, forse di sempre.
In tutte le città del mondo c’era una piazza dedicata a Federico Moccia, l’uomo che aveva fatto innamorare decine di generazioni. Anche i genitori di Arturo, ironia della sorte, si erano innamorati grazie ai suoi libri. Non fosse stato per l’ultimo romanzo del grande scrittore, “Scusa, ma c’hai un bel culo”, Arturo probabilmente non sarebbe mai venuto al mondo.
A tutto questo pensava Arturo, al beffardo destino che si prendeva gioco di lui.
Dieci…nove…otto…
Sul grande monitor che regnava sopra le loro teste era iniziato il conto alla rovescia. Il pubblico mormorava e nelle case degli italiani erano molti i bocconi sospesi nell’aria, a pochi passi dalle fauci incredule e spalancate dei telespettatori.
L’alieno non stava affatto meglio del terrestre. Aveva giocato con il suo rivale e adesso ne pagava le conseguenze: non la sapeva neppure lui.
Sei…cinque…quattro…
Non poteva neanche più tornarsene sul suo pianeta e nel suo tempo. “Maledetto progresso tecnico-scientifico che viaggia a rilento! Maledette leggi dell’astrofisica probabilistica!” pensò tra sé e sé. Non fosse stato così stupido avrebbe potuto aspettare ancora qualche centinaio d’anni, prima di imbarcarsi in questa folle avventura. Avrebbe potuto aspettare la creazione di una nave del tempo capace di fare qualcosa di più di un solo semplice viaggio, e poi autodistruggersi. Purtroppo le continue vessazioni subìte quotidianamente sul suo pianeta avevano avuto la meglio su di lui, rendendolo troppo ansioso e portandolo a una partenza affrettata. “Maledetto desiderio di integrazione!” pensò tra sé e sé.
Aveva puntato tutto su quel piano, ed aveva miseramente fallito.
Tutto ciò però non contava più niente. E in fondo non aveva più molto spazio per emozioni o turbamenti, nella sua testa gigante (almeno secondo i parametri terrestri). Tra un orecchio e l’altro era quasi esclusivamente un deposito di dati, milioni di dati. Tra i quali le date di morte di qualche trilione di scrittori del pianeta Terra, assimilate grazie ad un SuperMegaComputer, da lui programmato per inserire nella sua testa tutti quei nomi associati a giorni, mesi e anni. In una maniera che avrebbe dovuto risultare infallibile.
Peccato per lui l’essersi scordato di un piccolo dettaglio: inserire nel programma del SuperMegaComputer anche i nomi di quegli scrittori che, con il passar dei secoli, la Grande Storia dell’Universo aveva radiato definitivamente dalla categoria “scrittori”, per ovvi motivi.
All’epoca della sua discesa in Terra ciò non era ancora avvenuto, e lui adesso si ritrovava a chiedersi: “Ma chi cazzo è, Federico Moccia?”
Tre…due…uno…
Solo, in un pianeta straniero e in un’epoca non sua, avrebbe accettato i giorni che sarebbero venuti con la dignità e la forza di ogni Kichnashiano che si rispetti.
Si vide inquadrato in un monitor. La sua testa era almeno il triplo rispetto a quella dei terrestri.
Tirò fuori la pistola laser ed incenerì tutti i presenti.

Richi Selva

Informazeide #5

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Gustatevi la prima parte del pezzo di Richi Selva, la seconda sarà distribuita in 10 comodi fascicoli a 10 euro ciascuno

“Supermegaquiz” andava in onda ogni domenica sera. Era ormai da diversi mesi l’appuntamento fondamentale per milioni di italiani, con uno share da fare impallidire e vergognare i produttori di “Sfanghiamola”, il salotto televisivo dell’emittente rivale. Programma seguitissimo anch’esso, ma che oramai, dopo un effimero successo iniziale, aveva perso ogni appeal nei confronti dei suoi spettatori. Ci si stanca presto di minorenni viziate che risolvono i loro conflitti adolescenziali attraverso il piccolo schermo e la lotta nel fango.

Ma dei quiz televisivi non ci si stanca facilmente. Nella semplicità del loro meccanismo non stufano mai ed è bello vedere dei sapientoni sfidarsi a colpi di nomi, date, luoghi, ricette per la carne di maiale.
(“Ricette per la carne di maiale” era stato l’argomento a scelta sul quale si era preparato l’ultimo campionissimo, un belloccio palestrato, che concorrendo a petto nudo aveva fatto sognare milioni di casalinghe.)
A “Supermegaquiz” si potevano vincere un sacco di soldi, il premio consisteva in una rendita mensile vitalizia, composta da diversi zeri dopo un bel 7 iniziale. Non voglio entrare nello specifico, sono cifre che fanno girare la testa e rischiereste di non arrivare fino alla fine del racconto.
A “Supermegaquiz” c’era un campione che si presentava su di un argomento a piacere. Per spodestarlo dovevi batterlo sul suo campo, dopodiché ti sceglievi un argomento tutto tuo.
Quella sera il campione era Arturo, in carica da dodici puntate. Era subentrato all’uomo delle ricette, ritiratosi dopo essere riuscito a vincere il Superpremio a diversi zeri con il 7 davanti.
Arturo invece non aveva ancora vinto nulla, vinceva ogni sfida ma sbagliava sempre il SuperMegaDomandone finale.
L’argomento in cui si presentava e in cui bisognava superarlo era “Date di morte degli scrittori degli ultimi 500 anni” e il concorrente rivale era un tizio con la testa grossa.

Il conduttore guardò la sua cartellina elettronica e sorrise sardonico, qualsiasi cosa volesse dire. Ma aveva letto così sul copione: sorridi sardonico, prima di fare la domanda. Poi, per la domanda successiva, fai una faccia buffa. Poi di nuovo sardonico, poi curioso, poi stai serio, poi di nuovo buffo.
Poi di nuovo sardonico, e così via.
La sequenza era quella, uno spettatore particolarmente attento avrebbe potuto accorgersi della mimica rituale nel volto del conduttore.
Ma lo spettatore era attento alla sfida tra Arturo e l’uomo con la testa grossa e di certi dettagli non si curava minimamente.
Il conduttore disse: “Fëdor Michajlovič Dostoevskij” .
BZZZZ!!!! Arturo pigiò per primo il pulsantone rosso posto a metà strada fra lui e il suo sfidante e rispose, perentorio: “28 gennaio 1881. Le cause del decesso sono da imputare ad un enfisema polmonare.”
Seguirono attimi di tensione tra il pubblico a casa e quello dello studio televisivo, poi il tabellone elettronico segnò il punto per Arturo e gli applausi registrati coprirono i gridolini di entusiasmo dei suoi parenti, incastrati nelle prime file a fare il tifo per lui.
La situazione adesso era di 98 pari, e si vinceva a cento.
“Bravo! Bravo Arturo! Ed anche stavolta hai voluto stupirci, informandoci anche sui dettagli del decesso!...benché ciò sia superfluo, ai fini del gioco, lo ricordiamo. Bravo, doppiamente bravo!” disse il conduttore.
Poi gli applausi registrati svanirono, in studio tornò il silenzio e, dopo un breve attimo, venne enunciato un nuovo celebre nome di cui ricordare la morte.
“Italo Calvino”.
BZZZZ!!! Questa volta fu l’uomo con la testa grossa a prenotarsi e a rispondere, con voce elettrica e un po’ supponente:
“19 settembre 1985”.
99 a 98 per lui, la risposta era esatta. Tra nuovi finti applausi e un’inquadratura della regia ad una seducente bionda nel pubblico, si sentì Arturo mormorare: “Per le conseguenze di un ictus”.
In realtà era insopportabile che ogni volta Arturo dovesse puntualizzare le cause della morte, anche per le risposte dell’avversario. Il conduttore gli lanciò un’occhiata severa, poi fece il punto della situazione.
“Allora…bene…attenzione, siamo 99 a 98 per il nostro amico con il testone…se indovina anche la prossima domanda diventerà il nuovo campionissimo e potrà affrontare il SuperMegaDomandone, con la possibilità di portarsi a casa la rendita vitalizia a diversi zeri con il 7 davanti.”
Arturo era un fascio di nervi, tutto il contrario del suo rivale che appariva invece completamente padrone di sé. Per tutta la sfida l’uomo con la testa abnorme aveva dato l’impressione di poter gestire la faccenda a suo completo piacimento. Faceva pareggiare Arturo, poi si portava un punto avanti, faceva pareggiare Arturo, poi si portava un punto avanti. Tutta la puntata così.
La voce del conduttore risuonò greve: “Douglas Adams”.
Arturo rimase un attimo imbambolato, pareva quasi distratto, poi lanciò con furia la mano verso il pulsante rosso: la sapeva!
L’uomo col testone gliela bloccò afferrandolo per il polso. Arturo provò con l’altra mano, ma gli venne bloccata anche questa. Tutto in linea col regolamento, solo le ginocchiate sotto la cintura e lo spray al peperoncino erano motivo di squalifica, in questo fantastico quiz.
Per un attimo i due rimasero a guardarsi negli occhi. Quelli di Arturo erano in preda al panico, quelli del suo rivale erano di ghiaccio e presentavano una colorazione dell’iride indecifrabile, ma decisamente fuori dal comune, quasi quanto la sua mastodontica testa.

to be continued...
Richi Selva

Informazeide #4

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- Allora, li hanno presi!
- Chi sono?
- Due rumeni. Due sbandati.
- Rumeni? Perfetto!
- Il primo l’hanno preso stanotte, a Roma, il più giovane.
- Qui ci scappa un gran bel pezzo.
- La ragazzina l’ha riconosciuto, ha già confessato.
- Certo pure ‘sti ragazzini, sempre a…
- Già confessato?
- Si. Pare che lo hanno “convinto” a confessare…
- Eh eh!
- Già fotosegnalato: furto ricettazione droga. In carcere ci finiva comunque: doveva solo decidere se tutto intero o…
- Eh eh!
- E c’è anche la storia dell’espulsione.
- Quale espulsione?
- Quella del Prefetto di Roma, per droga, poi il solito coglione di magistrato ha mandato tutto in vacca.
- Ed è pure bolognese!
- Toga rossa toga rossa…
- Due rumeni stupratori di ragazzini più un magistrato coglione e toga rossa … è il nostro giorno fortunato.
- Allora, per il giudice trattamento “standard”: i criminali delinquono, i poliziotti li sbattono dentro, e i giudici li sbattono fuori.
- Il solito calcio in culo…
- Al “grande capo” verrà un sorriso a 32 denti quando vedrà il servizio!!
- L’ho detto, qui facciamo il botto.
- Buttiamo un po’ di benzina sul fuoco: aumenta la paura e crescono le quotazioni del “pacchetto sicurezza”!
- Eh eh! Così è più facile piazzarla sul “mercato”!
- E soprattutto sarà contento qualcuno “lassù”.
- Si ma c’è da lavorarci. Cosa abbiamo.
- Il primo è praticamente un ragazzino, 20 anni, capelli biondi, faccia che sembra quasi pulita. Niente di che.
- E l’altro?
- L’altro invece: 36 anni, precedenti, faccia schiacciata e mano offesa.
- Già meglio.
- Si, stupratore e anche un po’ mostro.
- E per arrestarlo i poliziotti hanno dovuto suonargliele.
- Questo va messo bene in evidenza.
- Faccia da pugile lo chiamano.
- Che poi, sai, da faccia da pugile a faccia di merda..
- Già sento i commenti per strada…
- Il bruto con la faccia schiacciata e la mano menomata, che solo a guardarlo fa paura…
- E il biondino che ti frega con il suo bel faccino pulito, ma poi…
- Questo genere di cazzate fanno sempre presa sul pubblico.
- E sentite questa, vengono tutti e due dallo stesso posto, un buco di paesino in Transilvania.
- Si ma che importa, quando hai detto che sono rumeni basta e avanza.
- Eh no cazzo, è in Transilvania…
- Cosa?
- Quel buco, da dove vengono, è in Transilvania! No dico, non ci starebbe bene un bel servizio sul loro passato?
- E che ce ne facciamo?
- Del tipo: che posto è quello da dove vengono queste bestie? E allora noi mandiamo in onda quattro immagini dalla Transilvania con amore…
- E allora?
- Ma si, dai, Transilvania Dracula gente impalata per strada…
- Ma chi vuoi che se la beva una boiata così.
- E allora? Noi ufficialmente abbiamo solo mandato un inviato a vedere da che posti viene questa gente, che poi il posto sia proprio quello lì…
- Due mostri, insomma…
- Allora, tutto nell’edizione delle venti: partiamo con “biondino” e “faccia da pugile”, poi la buttiamo sulla polizia che si fa il culo e li sbatte dentro e i magistrati che li buttano fuori, e infine ci spariamo i “monti della Transilvania”!
- Ottimo! Quello ci fa la statua!
- Meglio, stacca l’assegno!
- Eh eh!
- Più un mese di festini gratis!!
- Troie comprese!
- Troie comprese.
- Eh eh!

mithril

Gabbbbriografie - Corinne Genevois (Scrittrice) seconda parte

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... e giunge a termine la bbbbiografia di questa grande scrittrice. Per la rileggere la prima parte cliccate qui


Nel 1930 sposa Jean Genet, il noto scrittore francese, di otto anni più giovane e da poco uscito di galera. Genet è dichiaratamente omosessuale ma non riesce mai ad interrompere la logorrea della Genevois e finisce con lo sposarla, per poi scappare di nascosto approfittando della mandibola incastrata di lei.
La scrittrice descriverà il suo rapporto con Genet nella raccolta di poesie del 1933 Maledetto Finocchio di un Finocchio, edito in Italia da Bompiani. Immortali i primi versi della poesia A Tu per Tu con Tu:

Mai l'avrei detto e nessuno disse già,
L'ortodontista nutre sentimenti
Strani per chi scrive e tu, sai, scrivesti
Portando via i miei buoni del tesoro.

Secondo la lettura che il noto scrittore, critico letterario e pubblicitario Frédéric Beigbeder fa di questa poesia, se appaiono chiari i riferimenti all'ortodontista (quel Jaques De Poivre che le scastra la mandibola e, innamorato di lei, le dedica un ponte tra primo e terzo molare inferiore destro) più misterioso resta il verso “Portando via i miei buoni del tesoro”, che secondo Beigbeder è da ricondurre alla biancheria intima che, fuggendo, Genet porta con sé.

Nel 1935 lascia sua figlia a Lione presso una famiglia di ottuagenari pervertiti per trasferirsi a Parigi, ma si ritrova per errore in Germania. Il 9 novembre del 1938, durante la tristemente nota Notte dei Cristalli, Corinne viene deportata nel campo di concentramento di Dachau a causa delle idee comuniste, dei ripetuti episodi saffici dei suoi romanzi e della stella di David che si cuce sul petto non per solidarietà ma per senso estetico. Uscirà indenne dal campo e ricorderà, nel suo romanzo Contraccettivi di Filo Spinato (Einaudi, 1954), l'esperienza della prigionia come “terribilmente spassosa”.

Nel 1948, superato grazie a un Alka-Seltzer lo shock per la morte della figlia, scrive diversi episodi dello sceneggiato radiofonico francese Radioso Come un Tumore, che le apre la strada di una carriera di sceneggiatrice cinematografica ad Hollywood la quale la delizia di numerosi insuccessi. Fra questi, il film epico del 1952 Ulissea, per la regia di John Ford con Fred Astaire nel ruolo di Poseidone e Mario Carotenuto nella parte di Polifemo. Seguono Peli Pubblici del 1953 e Incantatori di Serpenti, dramma psicologico sull'industria casearia in Alaska.

Nel 1960 ottiene una nomination all'Oscar per la sceneggiatura di Nel 1960 Ottiene una Nomination all'Oscar, ma i membri dell'Academy non cascano nel tranello.

Nel 1964 torna alla narrativa col romanzo Tomorrow I Die (mai pubblicato in Italia). La vicenda appassiona migliaia di bibliotecari: la protagonista, Lenoir Cuckling, attraversa gli Stati Uniti alla ricerca dei suoi veri genitori, ma incappa in un nerboruto messicano che la convince di essere la reincarnazione della sua pro-zia Manuelita. Vittima del raggiro di lui, Lenoir perde la fiducia nella sua identità ed inizia a vagare per la California aspettando l'elezione di Schwarzenegger. Il romanzo è un'analisi sincera e lucida delle delusioni della vita dell'autrice, ed in maniera particolare del dolore causato dalla notizia di non avere un cancro al seno ma semplicemente tre mammelle. Con abili espedienti semiotici, la Genevois lega pompose descrizioni degli scenari naturali statunitensi ad una mappa complessa di malattie che vorrebbe contrarre.

Il giorno dopo la pubblicazione di Tomorrow I Die, Corinne Genevois muore nella sua casa di Santa Monica, lasciando un vivido ricordo di sé ai dipendenti della società di onoranze funebri che deve tumularne la salma.

gabbbbro

Informazeide #3

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Un altro nuovo ingresso nella squadra di SenzaVoglia. Dite che stiamo diventando numerosi come le lettere di Veltroni ai vari quotidiani italiani? Gli interventi di chirurgia plastica di Cher? Le cazzate scritte nella Bibbia? I video caricati nel'ultima mezz'ora su youporn (no, non vi importa come facciamo a sapere che sono davvero tanti. E che se solo un paio meritano lo visione)? In ogni caso, la risposta è 42. Oppure, fatevi i cazzi vostri. Mentre scegliete una delle due, lasciatevi ammaliare da silas flannery

In sette minuti non ce la faccio. È più forte di me: io non sono Alessandro.

E già, Alessandro è più bravo. Non lo sopporto, Alessandro: alla conferenza stampa ci va lui, i comunicati dell’onorevole Palumbo arrivano a lui prima che a me, l’addetta stampa della Provincia lo fa parlare con tutti (secondo me se la scopa: certo che ci vuole coraggio). Oh, non lo so come fa: c’ha tutto lui. “Il sindaco ha aperto il parco giochi di Cardillo”: un’apertura. “Il passante ferroviario sarà pronto prima di Natale”: apertura e richiamo in prima. “Mozione di sfiducia della sinistra contro l’assessore Gemmellaro”: 35 righe a taglio centrale. Tre brevi in cronaca e due in regionale. Il boxino di pagina 27 sulle zanzare tigre. La scheda sulle lapidazioni in Iran prima di quella povera picciotta, quella col velo e lo sguardo sereno. Il giornale oggi l’ha scritto tutto lui. Alessandro è più bravo, lo sanno tutti.

E poi Alessandro è più veloce. Arriva al giornale alle 10 del mattino e già c’ha tre notizie, e poi tutto quello che passa arriva a lui. “C’è stata una sparatoria in via del Granatiere”? Cinque minuti e lui è sul posto. Intervista i vicini: “Signora, com’è che non ha sentito niente?”. Il titolo è pronto: “Sul delitto un muro d’omertà”. Poi si mette a scrivere e come fa non lo so: sessanta righe in venti minuti, poi alza lo sguardo, mi squadra, mi compatisce e ritorna a scrivere. Io ogni volta ci metto mezz’ora solo per trovare l’attacco: “Di sicuro c’è solo che è morto”, che attacco di merda. “È morto in un sabato qualunque, alle 7 meno un quarto”: ecco, forse ci siamo. No, fa schifo. Insomma, quello è troppo bravo: il caposervizio della cronaca, Badagliacca, se lo litiga con quello della regionale, quel mezzo parrino di La Mantia. “Mi serve per la rapina alle poste di via Dogali”; “No, deve intervistare il Cardinale sulla visita del Papa”. A me non mi fanno intervistare nessuno: né il vescovo né il direttore dell’agenzia di via Dogali.

Eppure io le domande le so fare. Che ci vuole, a fare domande? Certo, con tre euro per un pezzo e un euro per una breve la benzina nel motorino non ce l’ho mai. Ma se facessi come Alessandro, col copincolla dal comunicato del sindaco a Cardillo tre euro in tasca, sarei bravo pure io. Ma come si fa? Il comunicato ce l’ha lui, il caposervizio si fida di lui, due mesi fa del parco giochi di Cardillo se n’è occupato lui. Alessandro è più bravo di me, anche se mezza telefonata non la fa: il comunicato va bene così com’è, le notizie arrivano dalle agenzie e al limite metti un attacco e la incolli in pagina, tanto quel depresso di De Lisi, il caporedattore, al lavoro gli spara, mica se le va a vedere le agenzie.

E poi Alessandro è pure pubblicista: ha iniziato con me e i settanta articoli li ha scritti in sei mesi, roba che io in due anni ancora non ci sono riuscito. Quest’anno secondo me gli fanno pure un contrattino: un mese, due mesi, niente di più, ma con quei 1.500 euro al mese di coito interrotto lui alla fine riesce a camparci e io no, io devo spiegare a mia madre com’è che ancora non mi sono laureato e sono a casa a 26 anni. E poi, anche se non gli fanno il contratto, se fa 8 pezzi al giorno sono 24 euro, che per 30 giorni sono 720. Alessandro è pure ricco. Alessandro, a ben pensarci, è uno stronzo.

A me mi toccano i resti, e lo so che “a me mi” non si dice, ma questo mi rimane. “Il rituffo”, come mi dice sempre Giovanna: la rimanenza. Tipo oggi: Badagliacca mi ha chiamato perché c’era la conferenza stampa dell’opposizione e “forse è un pezzo, forse è una breve”. Ma dico, Cristo: ‘sta cazzo di conferenza stampa è convocata da ieri mattina, tu sette minuti prima me lo dici? Io come cazzo ci arrivo a Villa Igiea, che sono venti minuti anche senza fare benzina, e poi dove minchia li trovo i soldi per la benzina se forse è una breve? “Alessandro lo chiamo dieci minuti prima e quello ci va”, mi fa Badagliacca. Ma io in sette minuti non ce la faccio. Io non sono Alessandro.

Lo so: Badagliacca non mi chiamerà più. E forse io questo lavoro di merda lo lascio: volevo fare Travaglio e invece friggo panelle. Avete presente le panelle? Butti la pasta di ceci nell’olio caldo e la panella è pronta, mica ci vuole l’arte di penna. Ci penso mentre i numeri fanno il loro ti-ti-ti, la tastiera scorre e la magia delle telesezione si compie. “Pronto, Badagliacca? Ci vado io a Villa Igiea”. Ora scusate, ché l’olio frigge.

silas flannery

Informazeide #2

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I bagni pubblici della stazione sono nettamente migliorati negli ultimi anni! Sarà perché sempre più gente, preferisce la velocità di un aereo? Sarà perché sono sempre meno i treni che viaggiano? Boh! Comunque, dicevo, almeno uno si può lavare in santa pace e senza quel puzzo di piscio di 4 giorni che sembra che nessuno li lavi mai e senza quell’assurdo odore di disinfettante al cocco usato nell’unico giorno in cui lavano,che sicuramente raccatteranno in qualche hard discount per fare la cresta sulla lista spese .
Ci voleva proprio, una bella rinfrescata. E anche questa camicia pulita.
Devo ricordarmi di passare da Artù ed invitarlo alla serata, anzi gli lascio uno dei fogli che mi hanno dato gli organizzatori. Bello vedere il proprio nome su un cartello, anche se non più prestigioso come una volta.
“Stasera ore 22:30 il ritorno alle scene di Bill Y. Il satiro ”.
Sì, Bill Y. Ok è un nome d’arte; Bill Hicks è già esistito e di sicuro era molto meglio di me - infatti ho cercato di imitare il suo stile nei miei spettacoli.
Non che questo mi abbia aiutato; anzi, in un paese così bigotto, mi ha solo spinto verso il basso.
D’altronde, come vuoi che vengano apprezzate battute sulla religione, la politica , le droghe, la nostra società, in un paese che va avanti a culi e tette da colazione a cena.
Comunque già ho in mente la prima battuta stasera
“Un vecchio di novant’anni dopo aver provato a suicidarsi con il gas, ci è riuscito impiccandosi. Voto 5”. Li spiazzo con un po’ di cinismo e li faccio ridere con l’argomento più divertente, la morte.
Perché averne paura? Perché questo silenzio pieno di tabù? Le paure non mi piacciono, servono a tenerti prigioniero. Anche i soldi degli altri sono basati sulla paura, quella nostra di dover lavorare (e svenderci) per non morire di fame. Ecco, il giorno che muoio voglio scritto sulla lapide: “Solo la fame se lo portò, perché la paura scappò.” O una menata simile.
Questo mi fa tornare in mente quella faccia di merda , quel funzionario che doveva accettare il mio curriculum. Classico amicodelgoverno, senzapalle, canedaguardia.
Quando lo vidi, capii che non avevo speranze. Tutti e due facemmo un errore: lui nel confermare la mia cattiva impressione; io a non frenare la mia reazione al suo atteggiamento e precludendomi qualsiasi prosecuzione di carriera. Se non consideriamo quel vecchio progetto dell’esibizione in Patagonia centrale che avrei voluto fare magari più in la negli anni.

Sembra ieri. Ricordo bene la scena, scolpita per sempre dentro la mia scatola cranica.
”Buongiorno sono qui per il nuovo programma comico della rete, come Lei saprà”.
A mala pena mi allungò una mano viscida che feci fatica a non classificare come deceduta.
Subito mise le cose in chiaro:
”Guardi... Lei è qua solo perché ho accontentato un amico che rompe da mesi per far sì che io l’ascolti. Che repertorio ha? Barzellette, imitazioni, canzoni idiote di quelle che poi ci facciamo un sacco di soldi con le suonerie? Mi dica”.
”Beh in verità io sono un comedian, all’americana. Ha presente George Carlin, Bill Hicks? Ha presente la satira? Religione, morte, droga, politica? Mi piace far ridere facendo pensare a quello che ci sta intorno”.
-”Uhmm, non mi sembra tanto interessante. Non cerchiamo gente che ci spieghi la vita, ma solo una risata tranquilla per dimenticare le fatiche del giorno”.
Poi si voltò dando un piccolo cenno della testa verso destra, il che mi spinse a guardare un altarino con crocifisso e alla parete la foto di un politico con la gobba.
Cominciai a capire che ero capitato nel posto sbagliato. Quella freddezza e quella superiorità che, secondo lui, gli venivano conferite dal suo lato della scrivania, fecero crescere in me un’indignazione grande e calda come un fuoco appiccato con benzina.
Lui continuò : ”Lei vorrebbe andare sulla tv di stato e fare pensare le persone? Ma cosa crede?
Noi dobbiamo divertire, far sognare ed informare il giusto, quello che noi riteniamo “il giusto”, i nostri telespettatori. Non li dobbiamo fare ... PENSARE!”
La rabbia esplose, mi alzai in piedi e preso da un tremore che non mi lasciava gridai contro di Lui tutto di un fiato:
”Ma che essere è? Lei è un niente, perché non rappresenta la tolleranza degna di un paese civile, non rappresenta un direttore artistico perché capisce di arte meno del mio cane quando gli passo la scodella dei croccantini con il whisky, non è una persona perché puzza di cadavere lontano un chilometro. Lei rappresenta altro: l’Italia che odio, l’Italia che va avanti con le amicizie, che non ammette il merito, che “tengo famiglia”, del fotti fotti che dio perdona, l’Italia cattolica che ha paura del diverso e si dimentica la carità, che non sa più niente di arte e che si spappola il cervello dietro alla spazzatura che c’è oggi in tv, che Lei fa passare in tv, l’Italia ferma agli anni 60 e alcune volte al “Ah quando c’era lui”.Coglione!”.

L’aria si fermò. Il tizio si era alzato ed aveva fatto un passo indietro pensando che lo volessi aggredire. Quando ebbi terminato, con quella faccia da fesso lesso, mi indicò la porta senza dire neanche una parola.
Dal giorno dopo cominciai a non trovare più teatri dove lavorare, poi neanche pub e neanche cantine. Un appestato al contrario, perché sono loro i lebbrosi.
I centri sociali sì , ogni tanto mi chiamavano, ma senza tanti soldi, e poi, dopo un po’, neanche loro.

Stasera, finalmente, risalgo sul palco. Le luci, l’adrenalina, quel buco nello stomaco 5 minuti prima di entrare in scena. Mi mancavano queste sensazioni. Ho pagato duramente, ma il palco è di nuovo là, un altro pubblico venuto per sentirmi e vedermi all’opera. Ancora è rimasto qualcuno a cui piace la libertà vera, senza compromessi.
Ecco un po’ di cerone e sono pronto.

“Buonasera amiche e amici. Ringrazio l’associazione “Un tetto per tutti” che mi ha invitato a questa serata di beneficenza per voi barboni. Barboni, sì, e non mi dite che ancora vi offendete!
Anzi la volete sapere la differenza tra un politico ed un barbone? Il politico puzza di più.

borges

Gabbbbriografie - Corinne Genevois (Scrittrice)

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Visto l'importanza del personaggio, la sua lunga vita e le sue peripezie. La bbbbriografia di oggi la postiamo in due puntate

Per descrivere Corinne Genevois basterebbe usare le parole di Hernest Hemingway: “una voce che potrebbe spezzarti il cuore, un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo”, ma la definizione non calza affatto ed inoltre Hemingway si riferiva a Marlene Dietrich.

Nata a Napoli nel 1904, suo padre era un compositore francese mentre sua madre era un compositore francese, ma con i baffi. I due erano in Italia in quanto autori delle musiche per lo spettacolo della ballerina Cléo de Mérode, leggenda del caffè-concerto parigino e modella di Toulouse-Lautrec e Degas. Cléo de Mérode è nella città partenopea per esibirsi al Salone Margherita, dal quale però va via delusa per non aver incontrato Pippo Franco e Pier Francesco Pingitore.
Partorita in un vicolo di Rione Sanità (che i coniugi Genevois, visto il nome, scambiano per un ospedale), Corinne resterà a Napoli solo per altri due giorni prima che i suoi genitori tornino a Lione, ma è un tempo sufficiente affinché non riesca più a correggere uno spiccato accento napoletano per il resto della sua vita.

L'infanzia a Lione scorre in maniera turbolenta: nonostante i Genevois la adorino e la considerino “la più grande delle benedizioni possibili” (come scriveranno nella loro lettera d'addio prima di gettarsi sotto il rapido Lyon – Saint-Étienne), non riescono a perdonarle il fatto di essere nata.
Corinne è una bambina isolata, timida e tremendamente vendicativa, i cui lineamenti delicati ricordano incredibilmente i polpacci di Jack Johnson, afro-americano campione dei pesi massimi nel 1910.
Catherine Deneuve, omonima zia della famosa attrice nonché domestica dei Genevois fino al 1919, ha dichiarato nel documentario di History Channel Perché Ti Ostini a Scrivere? che Corinne “aveva frequenti rapporti sessuali con una bambola di nome Marie”, durati fino all'arrivo dell'adolescenza. Quando, nel 1916, Marie confessa a Corinne di essersi riscoperta eterosessuale e di avere una storia col clown a molla, la bambina dà in escandescenze e la riduce in brandelli. La piccola riesce a sedare la depressione che deriva dall'episodio solo grazie alla lettura dei primi romanzi della sua vita, in maniera particolare La Certosa di Parma di Stendhal e La Certosa di Pavia di Egidio Galbani: se lo stile di Stendhal la influenza nella ricerca del realismo descrittivo, quello di Galbani per la Genevois “vuol dire fiducia”, come sosterrà nelle sue Tèsi Tése (Mondadori, 1932).

Alla morte dei genitori, nel 1919, Corinne si rifiuta di essere trasferita in un orfanotrofio preferendo essere affidata allo zio Jon Coubert, noto pederasta riconosciuto a livello internazionale come noto pederasta riconosciuto a livello internazionale. Suo il motto “giusto o sbagliato non può essere reato” riferito alla pedofilia.
Dopo appena due mesi di convivenza, però, Jon Coubert abbandona la piccola dichiarandosi “disgustato dalle sue deviazioni sessuali” e si trasferisce a Boston dove diventerà in seguito sacerdote della Cattedrale della Santa Croce.

Corinne non accetta in alcun modo l'idea di finire in un istituto e riesce a nascondersi nel solaio di una casa di tolleranza per i sei anni successivi nutrendosi di topi e rancori. In questo esilio autoimposto vengono partoriti i suoi primi romanzi, dove è ancora forte l'influenza gotica dei suoi autori di riferimento, primi fra tutti John William Polidori, Edgar Allan Poe e Susanna Tamaro. È quella che verrà poi definita da Roger Caillois nella sua Anthologie du Fantastique la “trilogia deprimente”, dove “trilogia” si riferisce al numero dei romanzi e “deprimente” vuol dire “parecchio deprimente”: Il Giardino delle Piante Infestanti (1920), Masticando Lamette (1922) e Un Dito nel Terzo Occhio (1923), risposta feroce in chiave anatomica a Siddartha di Hermann Hesse pubblicato l'anno precedente.

Nel 1925 scende per la prima volta dal solaio del bordello ed inizia a lavorare dabbasso, col nomignolo di Corinne la Topa, chiaro riferimento al suo alito.
Diviene l'entreneuse più ricercata di Lione dagli uomini con menomazioni fisiche e nel 1926 rimane incinta di un cliente mai identificato e dà alla luce la piccola Jolande, che si getterà non ancora sedicenne sotto il rapido Lyon – Saint- Étienne non perdonando alla madre di essere nata prima di lei. La maternità trasforma radicalmente la Genevois da misantropa bisbetica ad asociale intrattabile, e la rende molto attraente dal punto di vista dell'elettromagnetismo.
Durante questi anni partorisce i suoi romanzi del “ciclo rosa”, fra cui Porpora (1926), Magenta (1927) e il meno noto Incarnato Prugna (1928), nonché, nello stesso anno, il trattato di critica culinaria Salsa Rosa, recentemente ristampato in Italia dalle edizioni Gambero Rosso.

(to be continued)

Informazeide #1

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Come apripista un gradito ospite (soprattutto perchè ci abbonerà 100 euro di parcella) Castorovolante.

Confidiamo nel suo ego, affinchè faccia pubblicità e porti tante visite, ma non glielo dite per favore.



Dio – Grazie di essere venuti.
Gesù – Be', non che avessimo alternative...
D – Non iniziamo con le provocazioni, dai...
G – E chi provoca?!
Spirito Santo – Ehm, di cosa volevi parlare?
D – Ecco, volevo informarvi che mi sono stufato di questa umanità.
SS – Si?
D – Sì! Guerre, omicidi, assassini in mio nome, è ora di darci un taglio!
G – Ehi, ehi, calma, non vorrai mandarmi ancora là a farmi crocifiggere, eh?
D – Uff! Sempre con le solite ripicche. Comunque, no, sarei più propenso per un nuovo diluvio universale
SS – Ancora?
D – Banale?
SS – Be', diciamo che da Dio uno si aspetta sempre qualche novità!
D – Be', ci sta...magari una distruzione di massa immediata, che dite?
G – Ci può stare...ma senti, non vorrai mica distruggere proprio tutti, no? Come fai a sapere che sono tutti malvagi?
D – Infatti, non distruggerò proprio tutti, diciamo che mi accontenterò del 90% circa della popolazione mondiale, il restante 10% potrà dare il via ad un nuovo inizio, sempre nel mio nome
G – E nel mio!
SS – E pure nel mio, già che ci siamo.
D – (sbuffa) Sì, sì, certo!
G – Va bene, ma mi chiedevo, come puoi decidere chi salvare e chi no?
D – E' presto detto, ho proceduto in base agli Stati, se le cose vanno bene in uno Stato per la maggioranza della popolazione lo salvo, altrimenti muoiono tutti.
SS – Mi pare equo.
G – Buona idea, ma, ripeto, come farai a discernere, perché, siamo chiari, è ovvio che tu, vista anche l'età e visto che non vuoi mollare il comando al tuo figlio più giovane e attento, non puoi controllare tutto.
D – (sorridendo) Caro il mio bel figlio, sottovaluti tuo padre. Ti concedo che, forse, non ho più la vista di un tempo e che non riesco ad essere in tutti i posti contemporaneamente, però, l'età m'ha portato giudizio.
SS – Hai già un piano?
D – Eccerto! Allora, da un po' di tempo mi sono messo a guardare tutti i telegiornali del mondo, dalla CNN ad Al Jazeera, oltre a quelli nazionali di ogni singolo Stato, per vedere, come dicevo, chi se la passa bene e chi no, chi ha un popolo felice e chi vive una situazione di costante rivolta, chi è soddisfatto, insomma, e chi, invece, vorrebbe un cambiamento.
G – Uh? Bella idea! In effetti ultimamente mando un fulmine di qui e loro arrivano, uno tsunami di là e loro sono già sul posto. Compaio su una padella, ed ecco che c'è la telecamera, quei giornalisti lì sono molto più efficienti di noi in termini di vigilanza!
SS – Già! Ma aspettate un attimo! Dio, prima di far partire l'operazione, hai già contattato l'altro grande vecchio? Che ne pensa?
D – Uff, tranquillo! Big A. è con noi, sai che quando c'è da far morire gente è sempre d'accordo
G – E il ciccione?
D – Il ciccione non riesco a contattarlo, starà meditando e poi tanto lo sai che non conta un cazzo.
SS – Ahahaha! In effetti è vero. Subisce e basta.
D – Ecco, allora, questo è il piano, ho già tutto pronto per l'ennesimo cataclisma mondiale della storia, ho qui pronta una lista dei pochi Paesi dove, tramite le informazioni prese dagli organi di stampa, si vive bene e la gente è serena e tranquilla. Adesso ve la do, voi uscite dalla porta e portate il tutto ai 4 Cavalieri.
SS – Va bene, finalmente si tornerà a mostrare un po' di pugno di ferro!
G – Ben fatto vecchio! Adoro veder scorrere il sangue, quando non è il mio.
D – Bene, ora andate e che la distruzione abbia inizio.
(e fu così che l'Italia si salvò)

Castorovolante

Informazeide #0

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Continuiamo i nostri esperimenti di scrittura collettiva, naturalmente senza sapere cosa significhi scrittura collettiva.
Dopo Autunno Tiepido, incentrato sulla crisi ed il lavoro, con Informazeide ci concentriamo sul mondo dei media , della spettacolo e della censura.
Certo sempre a modo nostro, con stili e racconti diversi, che prendono spunto dall'idea e poi partono per la tangente.
Ringraziamo anticipatamente i SenzaVoglia che si sono prestati come cavie di laboratorio e speriamo di proseguire sulla scia del gradimento che ha avuto Autunno Tiepido.



(Ufff finalmente è finita la parte seria, dai passami una canna)

Recessioni #4

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RECESSIONI
Libri per chi non sa leggere.

Titolo: L'idioma.
Autore: Non identificato. Indagini ancora in corso.
Genere: Dizzzionario.
Contenuti: Modesti.
Edizioni: Burp scolastica.

Finalmente arriva sugli scaffali del vostro ferramenta di fiducia il nuovo dizionario di Padano. Dalla A di alùra alla Z di zucòn (passando per la N di nègher), tutte le parole che vi servono per comunicare con il leghista medio, raccolte in due comode pagine (Times New Roman corpo 24). Se vi sembrano comunque troppe, c'è pur sempre il "Dizionario delle parole usate in un porno".

masss + abulafia