martedì 23 agosto 2011
14:54
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Claudio
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Psycho Candies
Noi continuiamo a goderci le ferie, tanto in Giapponia c'è sempre qualcuno che lavora per noi.
Dunque, mia madre voleva chiamarmi Romolo, come suo padre il quale non voglio neppure pensare come volessero chiamarlo. Romolo non si può dire un nome al passo coi tempi per il secolo della tecnologia. Ma mia madre doveva in qual modo vendicarsi su di me per averle cambiato la vita. Anche se da un certo punto di vista essere madri significa proprio vendicarsi sul figlio.
Ad ogni buon conto, il nome Romolo venne accantonato per un più sobrio Lucia, come sua madre. Solo il buon senso della burocrazia ha impedito che mi venisse affibbiato un nome femminile.
A questo punto la scelta era tra Centoventiquattrosport Coupè, preferito da mio padre, e Paolo, come il tipo omofobo che girando per il mediterraneo convinse tutti che i cristiani erano brava gente, e che proprio per questo lui aveva passato gli anni precedenti a perseguitarli. Paolo aveva anche il vantaggio di significare piccolo, e venendo da una famiglia di sardi non sembrava vero poterlo sottolineare.
Quindi Paolo aveva tutte le carte in regola per diventare il mio nome, e solo la prepotente cilindrata 1600cc della terza serie della sportiva fiat -che permetteva di raggiungere i 180km/h- ha fatto sia che mi chiamassero "Centoventiquattrosport Coupé".
Naturalmente fui oggetto di pesanti scherzi a scuola. Anche gli insegnanti: "Fai attenzione 124, che c'è, hai finito la benzina?". "Forza 124, ingrana la marcia". "Sei gravamente insufficiente 124, una 600 farebbe meglio di te" e via discorrendo. Questo fino alle superiori, quando ho chiesto e ottenuto di cambiare almeno il nome. Ora grazie a dio posso mimetizzarmi con la mia nuova identità. Il mio nome ora è Elettrolisi, Elettrolisi Fiat.
Mu Ho
martedì 16 agosto 2011
11:51
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Claudio
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sesso
Il sesso è sopravvalutato, almeno seguendo il discorso di Mu Ho.
Io non voglio scopare. Il sesso è un'attività che lascio alle rane. Affermazioni tranchant me ne rendo conto, ma da qualunque punto lo si voglia guardare il sesso è l'attività umana più sopravvalutata in assoluto. Il sesso non serve davvero a nulla. E voglio dimostrarlo.
Anzitutto non è un'attività di cui essere fieri. I cani fanno sesso, le rane si accoppiano, le mosche pure. Se una mosca può svolgere un'attività che consideriamo così speciale, non credo sia perché le mosche sono sottovalutate. Quindi punto primo: il sesso è un'attività così cretina che una mosca o una rana può svolgere senza fatica. E nonostante ciò sono sopratutto i maschi ad andare in giro vantandosi di prestazioni, numero di orgasmi e accoppiamenti. Ma il progresso umano non deve nulla al sesso se non meramente l'aspetto procreativo che oggigiorno comunque potremmo sostituire col vitro.
Un uomo striscerebbe per potersi scopare una donna. Ma non farebbe altrettanto per imparare la tavola periodica degli elementi. Magari si sbatterebbe un po' di più se potesse sniffarli per poi scoparsi una donna. Nessuno facendo sesso rende questo mondo un posto migliore. Non ho mai sentito qualcuno sostenere: "E grazie alla sua incredibile attività amatoria che oggi noi possiamo guarire dalle infezioni". Uno con una grande attività amatoria non rende nessun servizio al mondo, a meno che non metta al mondo qualcuno che renda un grande servizio al mondo. E indovinate quante possibilità ci sono che vostro figlio sia un genio? Nella migliore delle ipotesi, nessuna.
Ora osserviamo alcuni elementi positivi nell'assenza totale o quasi di desiderio di attività sessuale. Primo: non ci sarebbe alcuna ragione di sposarsi. Quale cretino malato di mente davvero si è bevuto la storiella dell'amore nel matrimonio? Se non dobbiamo condividere i genitali, non credo che mi interesserò molto al tuo corso di tango. E comunque odio le candele profumate. Senza sesso sparirebbero oltre il 90 per cento dei programmi in tv. La moda non avrebbe senso. Le discoteche rimarrebbero vuote, la maggior parte degli uomini non saprebbe che fare. Molti, senza poter scopare, e ormai infelici possessori di un cervello inadatto a qualsiasi attività che non sia legata ad esigenze sessuali, probabilmente finirebbero suicidi. La sovrapopolazione cesserebbe di essere un problema e questo risolverebbe immediatamente anche la sovraproduzione di beni ed elettricità. Riuscite ora vedere anche voi la bellezza di un mondo privato di questa attività istintiva insulsa? Basta con questa bellezza del sesso. Il sesso non rende più intimi, non dimostra l'amore di nessuno, non ti rende più sicuro. Il sesso è ciò che ti rende uguale alle mosche. Ricordalo, quando corteggi una donna, stai in realtà svolazzando sopra una merda.
Mu Ho
martedì 2 agosto 2011
14:55
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Claudio
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Ho sofferto per anni di ipocondria. Poi la mia salute è peggiorata.
Non so se avete mai sofferto di ipocondria. Io ho così tanti disturbi che il mio medico ha finito i placebo.
L'ipocondria è un disturbo irrazionale. Se senti battere forte il tuo cuore pensi all'infarto. Non posso più guardare playboy senza pacemaker
Un altro disturbo è il timore che le tue paure siano reali.
-"Dottore, questa volta è davvero un tumore"
-"Speriamo"
Il timore più grande è quello di perdere il controllo del tuo corpo. Così ho smesso di ascoltare rock 'n' roll.
Quando poi stai male nessuno ti crede. A parte le aziende farmaceutiche.
L'altro giorno ho notato con preoccupazione di avere un nuovo neo. Era seduto sul divano e mi guardava impaurito.
Da piccolo avevo paura dei medici. Anche se non governavano più da parecchi secoli.
L'ipocondria ti porta a delle scelte di vita assurde. Il mio regime alimentare ora è composto solo da legnetti di campo non lavorati.
Avete mai convissuto con un ipocondriaco? Io sì, ed era contagioso.
Ad un certo punto ho pensato di essere sieropositivo. Ho dovuto contattare tutte le donne che avevo avuto. Ma lei mi ha assicurato che sta benissimo
La miglior cura per l'ipocondria è fare sesso con una ninfomane malata iniettandosi una mega dose di morfina dopo aver bevuto del veleno per topi. Ma non chiedetemi come lo so.
lunedì 18 luglio 2011
14:44
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Abulafia
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Technicloro
Sono facilmente impressionabile e ogni volta che qualcuno guarda un horror me ne vado in un'altra stanza. Così ho preso l'abitudine a mettere su un horror ogni sera alle dieci almeno mi ricordo di andarmene a dormire.
Sdraiato nel letto sento grida di donna, colpi d'arma da fuoco, vetri che si infrangono e mi piace pensare che siano i vicini. Il giorno seguente mando un biglietto di condoglianze con cui mi dichiaro shockato e disposto a rilevare il loro appartamento. Ovviamente scherzo, non vivrei mai dove si è consumata una morte violenta.
A volte, in piena notte, mi alzo e scopro che il film è diventato una commedia. Ho provato a riportarlo in negozio ma non mi hanno rimborsato:
"Questo film è diventato una commedia".
"E allora?"
"Prima era un horror".
"Lei ha comprato un horror e dopo un po' si è ritrovato una commedia?"
"Sì".
"Mi deve quindici euro".
Secondo il commesso non dipende dal film ma dalla luce, dice che il neon falsa i colori.
Invece la mia amica Ester, che di mestiere testa l'antiruggine sugli animali ma che si intende anche di psicanalisi, sostiene che la commedia è solo l'immagine che il film horror ha di sé stesso. Il film horror si percepisce come una commedia e proietta questa percezione nei suoi sogni notturni. Allora ho capito che dovevo cambiare atteggiamento (nonché l'antiruggine per il mio cane). Per il bene dell'horror. Per questo ho iniziato a guardare il film e a ridere dicuore ad ogni squartamento, e sembra proprio che la cosa stia funzionando: tutte le notti sogno di essere un musical.
Ora ho imparato a guardare ed amare gli horror, a patto che ci sia la luce accesa. Nonostante disturbi chi sta con me, soprattutto al cinema.
gabbbbro
lunedì 13 giugno 2011
10:52
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Nuove Psycho Candies.
Apriamo un nuovo filone cinematografico, giusto il tempo di fargli prendere aria.Technicloro parte IMia moglie non va al cinema da così tanto tempo che non ha mai visto un film in 2d. Finora ha solo osservato le pellicole di profilo.
Così l’ho portata a vedere una di quelle meraviglie degli effetti speciali in cui sembra che gli attori escano fuori dallo schermo: l’ho portata a teatro. Nel frattempo io me ne sono andato in un cinema lì vicino, una di quelle piccole sale che resistono allo strapotere dei cineplex, dove i film restano in cartello più a lungo, la gestione è famigliare e i pop-corn vengono preparati come una volta: con la pastella. E modellati uno ad uno.
Come spesso accade in queste sale, il film era in lingua originale. Fortuna che era un film italiano. Si capiva che era italiano perché l’interprete principale era l’autocompiacimento.
Il film era scritto male, diretto pessimamente e interpretato peggio. Mi sono addormentato prima della fine del primo tempo e ho sognato di essere al cinema, e di guardare un film meraviglioso: un allevatore di polli dell’Iowa attraversava l’America sulle tracce dei genitori fino a scoprire che suo padre era un muro a secco.
Al mio risveglio il film era finito, sono andato all’ingresso e ho preteso un rimborso:
“Il film non mi ha mai emozionato”, ho protestato.
“E cos’erano quelle lacrime al momento dell’arrivo del muro a secco?”
“Quello era un sogno!”
“No, QUESTO è un sogno”. a quel punto il direttore del cinema mi ha lanciato un cappello a cilindro e un bastone da passeggio ed io ho iniziato a ballare il tip-tap inscenando un musical in stile Broadway, con tanto di corpo di ballo da cinquanta elementi.
Al mio risveglio il direttore era di fronte a me: “Il musical non mi ha mai emozionato”. Pretendeva un rimborso.