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Psycho Candies #7 - Il libro dei nomi

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Noi continuiamo a goderci le ferie, tanto in Giapponia c'è sempre qualcuno che lavora per noi.


Dunque, mia madre voleva chiamarmi Romolo, come suo padre il quale non voglio neppure pensare come volessero chiamarlo. Romolo non si può dire un nome al passo coi tempi per il secolo della tecnologia. Ma mia madre doveva in qual modo vendicarsi su di me per averle cambiato la vita. Anche se da un certo punto di vista essere madri significa proprio vendicarsi sul figlio.

Ad ogni buon conto, il nome Romolo venne accantonato per un più sobrio Lucia, come sua madre. Solo il buon senso della burocrazia ha impedito che mi venisse affibbiato un nome femminile.
A questo punto la scelta era tra Centoventiquattrosport Coupè, preferito da mio padre, e Paolo, come il tipo omofobo che girando per il mediterraneo convinse tutti che i cristiani erano brava gente, e che proprio per questo lui aveva passato gli anni precedenti a perseguitarli. Paolo aveva anche il vantaggio di significare piccolo, e venendo da una famiglia di sardi non sembrava vero poterlo sottolineare.

Quindi Paolo aveva tutte le carte in regola per diventare il mio nome, e solo la prepotente cilindrata 1600cc della terza serie della sportiva fiat -che permetteva di raggiungere i 180km/h- ha fatto sia che mi chiamassero "Centoventiquattrosport Coupé".

Naturalmente fui oggetto di pesanti scherzi a scuola. Anche gli insegnanti: "Fai attenzione 124, che c'è, hai finito la benzina?". "Forza 124, ingrana la marcia". "Sei gravamente insufficiente 124, una 600 farebbe meglio di te" e via discorrendo. Questo fino alle superiori, quando ho chiesto e ottenuto di cambiare almeno il nome. Ora grazie a dio posso mimetizzarmi con la mia nuova identità. Il mio nome ora è Elettrolisi, Elettrolisi Fiat.

Mu Ho

Psycho Candies #6 - Sesso? No, grazie.

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Il sesso è sopravvalutato, almeno seguendo il discorso di Mu Ho.


Io non voglio scopare. Il sesso è un'attività che lascio alle rane. Affermazioni tranchant me ne rendo conto, ma da qualunque punto lo si voglia guardare il sesso è l'attività umana più sopravvalutata in assoluto. Il sesso non serve davvero a nulla. E voglio dimostrarlo.
Anzitutto non è un'attività di cui essere fieri. I cani fanno sesso, le rane si accoppiano, le mosche pure. Se una mosca può svolgere un'attività che consideriamo così speciale, non credo sia perché le mosche sono sottovalutate. Quindi punto primo: il sesso è un'attività così cretina che una mosca o una rana può svolgere senza fatica. E nonostante ciò sono sopratutto i maschi ad andare in giro vantandosi di prestazioni, numero di orgasmi e accoppiamenti. Ma il progresso umano non deve nulla al sesso se non meramente l'aspetto procreativo che oggigiorno comunque potremmo sostituire col vitro.
Un uomo striscerebbe per potersi scopare una donna. Ma non farebbe altrettanto per imparare la tavola periodica degli elementi. Magari si sbatterebbe un po' di più se potesse sniffarli per poi scoparsi una donna. Nessuno facendo sesso rende questo mondo un posto migliore. Non ho mai sentito qualcuno sostenere: "E grazie alla sua incredibile attività amatoria che oggi noi possiamo guarire dalle infezioni". Uno con una grande attività amatoria non rende nessun servizio al mondo, a meno che non metta al mondo qualcuno che renda un grande servizio al mondo. E indovinate quante possibilità ci sono che vostro figlio sia un genio? Nella migliore delle ipotesi, nessuna.
Ora osserviamo alcuni elementi positivi nell'assenza totale o quasi di desiderio di attività sessuale. Primo: non ci sarebbe alcuna ragione di sposarsi. Quale cretino malato di mente davvero si è bevuto la storiella dell'amore nel matrimonio? Se non dobbiamo condividere i genitali, non credo che mi interesserò molto al tuo corso di tango. E comunque odio le candele profumate. Senza sesso sparirebbero oltre il 90 per cento dei programmi in tv. La moda non avrebbe senso. Le discoteche rimarrebbero vuote, la maggior parte degli uomini non saprebbe che fare. Molti, senza poter scopare, e ormai infelici possessori di un cervello inadatto a qualsiasi attività che non sia legata ad esigenze sessuali, probabilmente finirebbero suicidi. La sovrapopolazione cesserebbe di essere un problema e questo risolverebbe immediatamente anche la sovraproduzione di beni ed elettricità. Riuscite ora vedere anche voi la bellezza di un mondo privato di questa attività istintiva insulsa? Basta con questa bellezza del sesso. Il sesso non rende più intimi, non dimostra l'amore di nessuno, non ti rende più sicuro. Il sesso è ciò che ti rende uguale alle mosche. Ricordalo, quando corteggi una donna, stai in realtà svolazzando sopra una merda.

Mu Ho

Psycho Candies #5 - Ipocondria

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Ho sofferto per anni di ipocondria. Poi la mia salute è peggiorata.

Non so se avete mai sofferto di ipocondria. Io ho così tanti disturbi che il mio medico ha finito i placebo.

L'ipocondria è un disturbo irrazionale. Se senti battere forte il tuo cuore pensi all'infarto. Non posso più guardare playboy senza pacemaker

Un altro disturbo è il timore che le tue paure siano reali.
-"Dottore, questa volta è davvero un tumore"
-"Speriamo"

Il timore più grande è quello di perdere il controllo del tuo corpo. Così ho smesso di ascoltare rock 'n' roll.

Quando poi stai male nessuno ti crede. A parte le aziende farmaceutiche.

L'altro giorno ho notato con preoccupazione di avere un nuovo neo. Era seduto sul divano e mi guardava impaurito.

Da piccolo avevo paura dei medici. Anche se non governavano più da parecchi secoli.

L'ipocondria ti porta a delle scelte di vita assurde. Il mio regime alimentare ora è composto solo da legnetti di campo non lavorati.

Avete mai convissuto con un ipocondriaco? Io sì, ed era contagioso.

Ad un certo punto ho pensato di essere sieropositivo. Ho dovuto contattare tutte le donne che avevo avuto. Ma lei mi ha assicurato che sta benissimo

La miglior cura per l'ipocondria è fare sesso con una ninfomane malata iniettandosi una mega dose di morfina dopo aver bevuto del veleno per topi. Ma non chiedetemi come lo so.

Le Guide SV - Location 2011 per un arresto cool - In viaggio

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TOKYO
Tokyo è il non-luogo ideale per chi vuole farsi arrestare in un posto densamente popolato ma senza far troppo rumore. La cornice ideale è senza dubbio akihabara, centro tecnologico della metropoli. Negozi di elettronica, maid cafè e vendite tax free sono presenti in grandi quantità. Se desiderate farvi arrestare per furto la sfacciataggine riveste un ruolo di primo piano, altrimenti si corre il rischio di non essere neppure notati. Portatevi una pistola per sicurezza. Al suono delle sirene sarà molto comodo affrettatarsi verso la stazione Jr della linea yamanote, grazie alle indicazioni presenti dappertutto in giapponese ma anche in inglese. Ricordate di comprare un biglietto della metro in anticipo per poter passare i tornelli d’entrata, altrimenti la discussione pacata ma inopportuna che ne seguirà con l’addetto potrebbe costringere gli agenti a effettuare l’arresto proprio davanti all’affollato ingresso, causando non poco trambusto. Una volta arrivati ai binari i poliziotti si muoveranno con circospezione per non far ritardare i treni della puntuale Yamanote. Fare in modo che i poliziotti rimangano ad una distanza di un paio di carrozze da voi è la scelta migliore tra quelle provate dai nostri inviati. Una volta dentro il treno, raggiungete l’ultima carrozza e sedetevi. Aspettate che gli agenti vi trovino. Vi basterà confessare con un breve cenno di assenso o un inchino se siete rimasti in piedi. A questo punto farsi scortare all’uscita sarà veloce e, nonostante la folla presente, potrà avvenire senza che i passeggeri notino qualcosa, dato che staranno tutti dormendo o giocando con una console portatile.
Voto: 4 manette e mezza. Periodo consigliato: Tutto l’anno. Non inclusi: pistola e biglietto metropolitana.
Musica di sottofondo: Alphaville, "Big in japan"

TOILETTE DEL VOLO ALITALIA TORINO-ROMA
Per chi ha sempre fretta e non ama le emozioni troppo forti, come durante gli inseguimenti, consigliamo la toilette del volo Alitalia Torino-Roma. Piccola, deliziosamente non arredata e con un sensibile rivelatore di fumo. Prima di imbarcarvi comprate una scatola di cubani. Dopo il decollo prendetevi un po’ di tempo per ammirare le finiture di pessima fattura della compagnia nazionale, leggete il quotidiano e assaggiate gli snack offerti dalle hostess; saranno un succoso antipasto del cibo che troverete in galera. Dirigetevi prima che inizi la manovra di atterraggio verso la toilette portando con voi i sigari comprati, entrate e chiudetevi dentro. Per provocare la reazione del rivelatore di fumo sarà bene accendere tutti i cubani. Al suono dell’allarme lasciate pure che gli addetti bussino alla porta ma non aprite. Per una esperienza più vivida è ottimo rispondere solo gridando: “Allah è grande e i suoi sigari profumano di eternità”. Non dovreste attendere molto prima che uno o più steward e/o diversi passeggeri entrino e vi immobilizzino. All’atterraggio in aeroporto i poliziotti saranno già lì ad aspettarvi, senza bisogno di inseguimenti o sparatorie.
Voto 3 manette. Periodo consigliato: Novembre, periodo perfetto per lasciare Torino. Non inclusi: sigari cubani.
Musica di sottofondo: Alvin Lucier, "I’m sitting in a room".

VATICANO
Il piccolo stato del Vaticano è uno dei più deliziosi posti al mondo per farsi beccare. Arrivate a San pietro e disponetevi al centro del colonnato. Portate con voi un verniciatore a spruzzo con relativo compressore e della vernice nera. Lanciate manciate di mangime per piccioni per confondere la piazza. Montate il verniciatore e puntatelo verso le statue. Ora, mentre i turisti vi guarderanno curiosi così come i piccioni, iniziate a disegnare svastiche su tutto il colonnato. All’arrivo dei gendarmi scappate in tondo seguendo lo stupendo colonnato. Se avete abbastanza fiato siete ancora in tempo per una veloce visita ai musei vaticani, ma ricordate di portarvi un’arma per saltare la coda. Non preoccupatevi di ferire qualcuno, e sparate pure ad altezza d'uomo. La folla vi servirà da copertura mentre entrate ad ammirare i maestosi dipinti conservati nella città papale. Prima di farvi arrestare ammirate dal 30 aprile la statua azteca che rappresenta la divinità quetzacoatl nella collezione etnologica del museo. Da non dimenticare: chiedete una confessione anticipata al vostro prete di fiducia.
Voto 4 manette Periodo consigliato: la settimana di Pasqua. Non inclusi: verniciatore a spruzzo, arma da fuoco, vernice, fede.
Musica di sottofondo: Antony and the Johnsons, "Hitler in my heart".

Psycho Candies #03 - Lutto

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Lutto

Quando mio padre è morto, cinque anni fa, ho pensato: "Beh, ha smesso di soffrire". Lui. Io invece sono diventato ipocondriaco.

Per questa ragione ho visitato un sacco di medici, ma stanno tutti bene.

Gli avevano diagnosticato un tumore all'intestino, ma aveva ormai metastasi estese. Si potevano vedere da decine di metri di distanza.

Le potevi usare per controllare le diottrie.

Non ho mai superato il trauma della sua morte. Ci ha lasciato parecchi debiti.

È stato un funerale particolare. La nostra religione ci impone di seppellirlo all'aperto.

Alla fine della cerimonia è scattato l'applauso generale. Non ho mai capito come interpretarlo.

Non sono mai andato a trovare la sua tomba al cimitero. Mia madre invece ci si reca ogni settimana con dei fiori e dei petardi per tenere lontano le cornacchie.

Vorrei tanto riuscire a rielaborare il lutto prima che muoia mia madre.

Anche se non ho mai capito il senso di rielaborarli. Oltre al piacere di vederli sfrecciare a 180 km/h in autostrada.

Mi hanno detto che i capelli e le unghie continuano a crescere anche da morti. È che sto pensando a come riconoscerlo il giorno della resurrezione dei morti.

Mu Ho

Psycho Candies #01 - Termiti Croniche a Gasolio

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Psycho Candies, ovvero roba che caria il cervello. Il nuovo appuntamento saltuario fisso di SenzaVoglia, una rubrica borderline a metà fra muschi e licheni.
Si comincia con Mu Ho.


Termiti Croniche a Gasolio


Soffro di termiti croniche. A gasolio.


Ho un abbonamento mensile del mio trimestrale preferito. Tratta di relatività.

La rivista si chiama Relatività e Pesca.

In omaggio col primo numero c'era un'esca per la luce.

Ho già catturato un bel po' di fotoni, ma ora in camera c'è un buio persistente e non riesco a vederli.

La velocità della luce è stata misurata molte volte da numerosi fisici. All'infinito.


Avevo uno show da illusionista una volta. Ma non lo trovo più.

Mi piace guardare il futuro attraverso una palla di cristallo. Basta metterla davanti a un calendario.

Oggi le previsioni del tempo prevedevano pioggia per il capricorno.

Quando cambia il tempo provo sempre una fitta al fegato perché a 18 anni sono andato in coma etilico.


Ho sempre fatto colpo sulle donne in spiaggia grazie al mio fisico. Un ragazzo veramente intelligente.

In genere riempo il costume con del cotone per far credere di avercelo di lana.

Le donne impazziscono per la mia fimosi. Non riescono mai a indovinare da dove esca lo sperma.

Sono molto attento all'igiene. Prima di invitare una ragazza a casa mia do fuoco all'appartamento.


Sono immune all'anidride carbonica da quando da piccolo sono caduto dentro un contenitore di ghiaccio secco.

Per mesi invece di pisciare umidificavo l'aria.


Ho reso questo mondo un posto uguale a prima.


E falla finita!

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Mi sono ritrovato a pensare seriamente al suicidio, può decisamente essere una soluzione efficace e di gran classe. Davvero.

Avete presente, no? Quando la vita sembra priva di senso, inutile, ripetitiva, una lunga e inevitabile resistenza a qualcosa di più grande di noi. Quando la vita sembra una forza misteriosa e oscura, destinata inevitabilmente a sopraffarci. In tal caso, togliersi dalle palle diventa la scelta più dignitosa ed elegante da prendere.
Sto cercando di convincervi tutti, maledetti stronzi, sono stufo di fare la coda in tangenziale.


I giorni tutti uguali, svegliarsi al mattino presto, fare colazione velocissimi (le famose colazioni precoci), cominciare a inseguire i minuti della giornata per tentare di racimolare un po' di tempo da dedicare a noi stessi, senza, ovviamente, mai riuscirci.
Tirar tardi la sera, sperando invano di sentire un barlume di libertà che ci attraversa le vene, provare a dimenticare, almeno per qualche ora, tutte le beghe che giorno dopo giorno ci logorano, tutte le problematiche della quotidianità, assurde e prive di senso, ma che ci è impossibile ignorare.

Giorno, dopo, giorno.

Sempre le stesse speranze di cartapesta per il nostro futuro.
E i nostri lavori del cazzo, le nostre storie d'amore del cazzo, le nostre storie di sesso del cazzo. Che stupido senso ha?
La vita, a volte, sembra un discorso della Santanchè.

Adesso spero siate un po' più convinti, forza, io ce la sto mettendo tutta. Domani all'ora di punta devo attraversare tutta la cintura di Torino e non vorrei metterci due ore.

Siate sinceri, non potete non averci mai pensato anche voi. Queste nostre vite non hanno alcun significato, sono una lunga e misera agonia e nulla più. Siamo geneticamente strutturati per soffrire, per non accontentarci mai, per farci condizionare dalle sfortune e dalle disgrazie, piuttosto che dai momenti di gioia.
Amiamo sentire il muro di incomprensione tra noi e le persone che ci sono più vicine.
Trovo assurdo non pensare seriamente e razionalmente al suicidio.

L'altra sera ero in macchina con la mia compagna, stavamo discutendo, anzi, diciamolo pure, litigando, quando ad un certo punto ho avuto il serio impulso di aprire la portiera e gettarmi fuori dalla macchina in corsa. Cazzo, stava andando contro un muro!

Ora, torniamo al punto.

"Suicide is the only way out" cantavano i Black Sabbath. Poi uno vede una puntata degli Osbournes e capisce dove sta il problema: Ozzy doveva credere un po' di più a quello che cantava.
Comunque, chi se li incula i Black Sabbath. Non sarà mica il loro furgone a farmi da tappo in tangenziale Nord nell'ora di punta.

Voglio solo aiutarvi a riflettere.

Valutate bene il peso specifico delle vostre esistenze, la portata dei vostri successi e il vostro grado di soddisfazione. Siete ancora in grado di trasformare un "vaffanculo, pezzo di merda" in un "certo, certo, capo" senza rischiare i conati di vomito?
Avete ancora le forze per affrontare un sabato pomeriggio al centro commerciale, in cerca di una fottuta tutina da bimbo per il neonato figlioletto della cugina, dell'amico, del fratello, di quella stronza di vostra moglie?
Pensate realmente che, all'improvviso, qualcuno si accorgerà di voi, del vostro talento, prendendovi per mano e tirandovi fuori dal fango in cui vi dibattete, in maniera ridicola, ogni maledettissimo giorno?

Datevi una risposta, sincera. Poi valutate con lucidità.

Suicidio, pensateci. La migliore alternativa ad una vita in mezzo alle mie palle.

richi selva*. Illustrazione di Akab.

*con lo zampino giapponese del grande Mu Ho, grazie per il consiglio! ("Non farlo, Richi! Non farlo!") :D

Arrivano i tecnici

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Cosa sta succedendo davvero a Fukushima? Ecco la fondente verità attraverso le conversazioni carpite all'alto comando militare giapponese intercettato per SenzaVoglia da Mu Ho & The Mangler

Intercettazione n.1
"Signore, come procediamo per il pressure vessel del reattore 1?"
"Innaffiatelo con un camion di gazzosa"
"Signore, non penso funzionerà"
"Non discuta gli ordini sergente. Si dia il via all'OPERAZIONE GAZZOSA"

Intercettazione n.2
"Sì. signor Ministro, non si preoccupi. La situazione è sotto controllo. Stiamo innaffiando tutto con la gazzosa, così le bollicine catturano gli elementi volatili e li depositano nei pressure vassel che poi vengono farciti col cioccolato e inscatolati per renderli pronti per la commercializzazione"
"Pronto?? Ma chi parla?"

Intercettazione n.3
"Signore, questa cosa della gassosa versata ovunque non credo ci stia aiutando"
"Zitto e continuate a versare!"
"Signorsì, signore"
"E preparate le ballerine"
"Come desidera signore"

Intercettazione n.4
"Dove sono le cisterne di gassosa che avevo ordinato?"
"Caro, le avrai lasciate in giro da qualche parte, controlla bene. Sei così disordinato"
"Sergente, si consideri agli arresti per insubordinazione"

Intercettazione n.5
"Signore la situazione è fuori controllo ormai. Stiamo finendo la gassosa. Che dobbiamo fare?"
"Usate anche l'aranciata se dovesse essere necessario. Non aspetteremo certo i tempi di dimezzamento della coca cola"
"Signore, qui un tecnico consiglia di sparare azoto gassoso"
"E cosa aspettate? Forza con questa Azoto Gazzosa"

Intercettazione n.6
"Signore, il primo ministro chiede se i pressure vessel al cioccolato sono cioccolato al latte o fondente. Che devo dire?"
"Cosa pensa possa risultare più credibile?"
"Signore mi stupisco della domanda ! E' chiaramente fondente, siamo in una centrale nucleare"
"In una centrale nucleare? E da quando? Perché non vengo mai informato?"
"Ma…signore!"
"E comunque dove sono i fottuti nani ? E la mia gassosa ? L'ho ordinata più di un'ora fa CRISTO DI DIO"
"Allora, signore, continuano con la gazzosa sui reattori?"
"Siete cretini? Evacuiamo subito. Non staremo un minuto di più in questo inferno. Dia l'ordine, prepari gli aerei, trovate l'emergenza umanitaria più vicina e dirigiamoci lì. E non dimenticate di recuperare tutta la gazzosa che riuscite".

Mu Ho & The Mangler

Siamo soli nella Glassa #2

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L'avvincente finale che non vi farà più vedere vostra moglie con gli stessi occhi.

Venerdì 24 febbraio, ore 9:16

Ho detto all’uomo dei lamponi che non pensavo sarebbe stato così facile. Il dirottamento, intendo.
Quando ero all’università, riuscii a dirottare l’intera facoltà ad un concerto degli Stones col solo ausilio del mio entusiasmo. Eccetto l’edificio, per quello mi ci vollero alcune bici e delle corde. Ma immaginavo che dirottare un aereo sarebbe stato diverso, più simile a quando convinci la giovane cameriera di un bar a venire a casa tua solo perché non sai prepararti un Martini.
Inoltre non avevo mai imbracciato una hostess prima di questa storia, se si esclude quella volta che dovetti far cadere un clown nella vasca ad una fiera campestre.
Sto godendo in cuor mio un amaro senso di compiacimento dovuto alla consapevolezza di aver fatto qualcosa che credevo fuori dalle mie capacità. E senza peraltro ferire nessun salatino. Ma non basta a consolarmi della situazione in cui mi sono cacciato: come ho potuto scordare a bordo le salviettine umidificate?
Penso a mia moglie. A quest’ora sarà un’ora avanti.
La immagino ricoperta di salviettine umidificate e date di compleanno e numeri di telefono, e di tutte quelle cose che ho sempre dimenticato.

Sabato 18 febbraio, ore 14:00

L'atterraggio visto dalla cabina sembra più spaventoso se sulla pista ci sono ancora i resti fumanti dell'aereo precedente. E se tieni una hostess sulla spalla rischi pure di perdere l'equilibrio. Ho chiesto chiaramente di esser sbarcato vicino al terminal della partenza in modo da raggiungerlo velocemente. Raggiungiamo un attracco vuoto e ci fermiamo per far benzina. Dopodiché ripartiamo e ci dirigiamo verso l'attracco giusto.
-"Ora, io scenderò per primo", dico impaziente, "non tentate scherzi. Siamo sicuri che siamo tornati prima di quando siamo partiti?"
-" Come no", risponde il pilota con un sorriso che a me pare sarcastico, "mancano ancora 10 minuti all'imbarco. Se ti sbrighi fai in tempo anche a portare dei fiori alla tua bella". Ho raccontato la mia storia per far capire loro che il mio problema è serio e che non ho dirottato l'aereo solo per farmi bello con la hostess.
-"Affrettati, o questa volta sarai tu a rimanere per terra" aggiunge ancora il pilota con un mezzo ghigno.
Ma non ho tempo per rimanere a interpretare la sua faccia intagliata nel legno. Appena il portello viene aperto lascio cadere l'hostess e mi dirigo correndo verso il mio terminal. Uscendo faccio in tempo a udire un passeggero che esclama: "Visto? Queste 10 ore sono passate in un lampo".
Corro verso l'uscita A24. La raggiungo ansimante ma a quel punto un tizio, sbucato dal nulla, mi blocca piazzandosi davanti. Nella mano destra impugna un enorme croissant. Sembra alla marmellata, ed è puntato, con i suoi grassi idrogenati, proprio tra i miei occhi.
-"Fermo! Non ti muovere. Polizia del tempo. Sei in arresto per violazione dell'articolo 1 del codice penale temporale. Che è peraltro l'unico articolo del codice".
-"Cristo", penso, "sono fottuto!" Tutto si svolge in pochi attimi. Un secondo agente mi ammanetta dietro la schiena e mi si piazza a destra. Il primo mi afferra per il braccio sinistro e mi trascina via. Mi volto disperato verso il terminal e vedo me stesso che si imbarca. Da solo.

I poliziotti mi portano direttamente in questa cella. Sono stupefatto. Non pensavo esistesse una polizia del tempo. E che si potessero armare dei croissant.
Dopo poche ore arriva il mio primo compagno. Non posso nascondere una certa sorpresa vedendolo. Ma anche lui mi sembra sorpreso. E ne ha ben donde, dato che è me. Un altro me stesso, identico da capo a piedi, ma ancora pettinato. Mi racconta la mia stessa storia, dall'imbarco fino all'arresto. Rimaniamo senza parole crociate. Fino a che non arriva un terzo noi. Poi un quarto. E un quinto. Altri ne arrivano nelle ore successive e vengono stipati nelle celle vicine. Ne conto 56 nei primi giorni. Poi smetto di contarli. Per distinguerci ci chiamiamo con il numero d'arrivo.


Sabato 25 febbraio, ore 22:00

Dopo un paio di giorni di prigionia, la convivenza con gli altri me stesso si è fatta difficile. Nella sostanza siamo tutti identici, eccetto per un breve sfasamento temporale, e questo ha comportato un’eco infinita di talune affermazioni che è durata anche diverse ore (una volta il numero 12 ha starnutito e ne è uscita fuori una tre giorni di salsa e merengue). Ma anche lo sfasamento temporale si sta appianando per via dei ritmi ai quali siamo sottoposti: gli orari di sonno e veglia, i pasti e gli esercizi di arrampicata sul pavimento condizionano i nostri bioritmi sincronizzandoli. Così, ormai, dobbiamo andare tutti in bagno suppergiù allo stesso orario, ci sono crisi di pianto che cadono in concomitanza fra loro (per non parlare delle flatulenze) e facciamo gli stessi sogni.
Non che facciamo o diciamo sempre le stesse cose, ma capita. Soprattutto con i comportamenti incontrollabili legati al metabolismo.
L’unica cosa che cambia fra ognuno di noi è l’aspetto delle nostri mogli. Non ci sono due descrizioni uguali. Mia moglie ha capelli corvini, lisci e leggeri, occhi verdi come chicchi d’uva tagliati a metà e pelle chiarissima. La moglie del numero 7, invece, è una bionda avvenente con gli occhi azzurri e le forme prosperose e la moglie del numero 24 una donna di quindici anni più grande ma ciò nonostante ancora bellissima e soprattutto ricchissima.
Secondo il numero 16 raccontiamo tutti grandi cazzate. Ma io so che in realtà abbiamo completamente dimenticato nostra moglie. Di nuovo.
Ci sono poi anche alcune piccole differenze che ci permettono di distinguerci: il numero 21 ha calzini blu invece che grigi (il che mi dimostra che anche se fossi tornato indietro a cambiarmi avrei comunque preso l’aereo per tempo). Il numero 3 ha un figlio da un’altra donna e non lo ha mai detto a sua moglie. E il numero 59 è una donna nuda, ma riesco a incontrarla solo di notte.
Quando arrivai in questa cella, c’era soltanto un altro Adam Hockin. Identico a me, solo tutto spettinato.


Domenica 26, febbraio ore 10:10

Arriva il guardiano a rivelarci la nostra sorte. "Adam Hockin, per aver violato l'articolo 1 del codice di procedura temporale, che poi è l'unico presente nel codice, e aver così messo a repentaglio il tessuto spazio-temporale, questo corpo speciale di polizia vi dichiara colpevoli, e vi commuta la pena più severa. Morte per fucilazione tramite plotone di esecuzione".
-"Cosa?" urliamo in coro costringendo così il maestro a sospendere le prove dell'opera. "Non potete! Voglio parlare con un avvocato".
Numero 5 chiede cosa diavolo sia un plotone d'esecuzione. Il 3 piange.
A questo punto mi resta la carta della disperazione. "Ma io sono l'originale" piagnucolo, "sono il numero 1. Capisco i doppioni, ma io ormai, da vivo, che rischio sono per il tessuto spazio temporale?"
Il guardiano mi guarda annoiato e risponde: "Numero 1? No, tu sei il 123.712" E così dicendo se ne torna dai suoi commilitoni lasciandomi con una strana sensazione. E la voglia di glassare fucili.

Giorno dell'esecuzione. L'ora dell'esecuzione.

Ora, qui, di fronte a un muro, con le mani legate dietro la schiena e con alle spalle un intero plotone pronto a porre fine alle nostre vite, penso a tutto quello che ho fatto e alle cose che se ritornassi indietro non rifarei, come ad esempio caramellare pesci per petrolieri eschimesi. Una voce stentorea urla: "Plotone, mirate!".
Il mio vicino fa ancora in tempo a dire: "Maledette trote caramellate alla soia"
"Fuoco!"

gabbbbro + mu ho

Siamo soli nella Glassa #1

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Apriamo il lunedì, ed apriamo con un'altra prima parte. Un racconto a 4 mani che vi spingerà come nei bei vecchi telefilm di un tempo, ai confini della realtà.


Giovedì 23 febbraio, ore 15:16

La mia cella è una stanzetta verde priva di mobilio e illuminata dai neon. Non ci sono sbarre ma vetri blindati. Nessuna finestra, solo un impianto di aerazione.
C’è stato un tempo in cui anche io installavo impianti di aerazione; erano impianti per aerare i parchi. Ma dovetti chiudere l’attività quando scoprirono che importavo illegalmente aria dal Messico.
Nella cella lo spazio sembra sempre più stretto via via che arrivano altri prigionieri. Tutti vestiti uguali. Tutti colpevoli dello stesso reato. Le mani a stropicciare le facce confuse, come se si potesse tirar fuori dalla pelle una soluzione.
Mi accenderei una sigaretta, se fossi un fumatore.

Sabato 18 febbraio, ore 13:12

L'aereo che mi deve portare a Chicago per ritirare un importante premio per la mia attività di glassatore di animali, che è poi una sorta di oscar dato a chi nella difficile arte di glassare si è distinto per abilità e inventiva, è decollato da pochi minuti e già le hostess servono i primi snack. Il mio pastore maremmano glassato alla frutta mi è valso la vittoria ma non posso ancora felicitarmene a causa del sudore che mi cola gelato sulle tempie e del dolore acuto che mi procurano le unghie conficcate nelle gambe: l'aereo mi terrorizza. Sopratutto temo quelli di legno perché penso sempre che prendano fuoco durante il volo. Certo, hanno il vantaggio di ammaraggi più sicuri, ma se precipiti in una foresta in fiamme sei spacciato. Al di là del fatto che comunque la maggior parte è semi divorata dalle termiti. E questo non fa eccezione. Arriva l'hostess e mi accorgo subito che qualcosa non va perché mi da lo snack ignorando mia moglie. Me ne accorgo con un attimo di ritardo dovuto ancora alla paura. Così mi giro verso il posto occupato dalla mia consorte ma lei non c'è. In un terribile istante capisco che l'ho lasciata nei bagni del terminal imbarcandomi da solo. Sento il panico urlarmi nelle orecchie e penso che sia una fortuna non averle lavate bene. Che fare? Mia moglie mi ucciderà di certo. Non riuscirò a sopportare il suo sguardo accusatore e i miei debiti. Forse chiederà il divorzio. Con questa terribile colpa mi deprimerò e magari non riuscirò mai più a glassare niente. Potrei perdere il lavoro. Devo rimediare e in fretta, penso mentre controllo i film in programmazione durante il viaggio.

Venerdì 24 febbraio, ore 9:15

Come me, molti dei miei compagni di cella sono sposati. Alcuni me lo hanno confidato, di altri ho visto la fede al dito, di altri ancora le rughe sulla fronte, ma nessuno ha una foto o un modellino in scala della compagna da mostrarmi. Con la maggior parte, comunque, è impossibile parlare: qui dentro siamo in troppi ed io risulto sistematicamente antipatico.
C’è chi si mangia nervosamente le unghie e qualcuno che, invece, le unghie le usa per tentare di scavare un tunnel e fuggire. E c’è chi si mangia le unghie e le passa a qualcuno perché le usi per scavare un tunnel e fuggire.
Guardie carcerarie piantonano le celle, sicuri nei loro corsetti antiproiettile. Come se il tessuto balistico e le fibre adamitiche intrecciate fossero sufficienti a respingere la mia invidia per la loro postura così eretta. Ci sono due guardie: una passa e sorride, o passa senza sorridere, o non passa affatto. L’altra si ferma e ci sfida con lo sguardo, lecca il vetro che ci separa dalla libertà solo per provocarci, e talvolta lo insaporisce con una spolverata di pepe.
Vedendo i nostri carcerieri nelle loro corazze rimpiango di non aver mai glassato scarafaggi e mi rimprovero di essere stato così diffidente.
“Che glassa andrebbe bene con gli scarafaggi?”, mi domando sottovoce.
L’uomo affianco a me risponde in un sussurro: “Lamponi sott'olio”.

Sabato 18 febbraio, ore 13:15

Messa a posto la rivista dei film, e dato che li avevo già visti tutti, mi alzo tenendo in mano gli snack e mi dirigo verso una hostess. La prendo da parte e le dico minaccioso sottovoce:
-"Ho del pollo con curry della British Airways nella tasca. O mi porti in cabina di pilotaggio, o giuro che te lo faccio ingoiare tutto. "
L'hostess sbianca. Trema dalla testa ai piedi del letto. Non può sapere che nella mia tasca ci sono solo i suoi maledetti snack e un paio di termiti morte. Le noccioline potrebbero farle perdere i sensi, certo, ma ne uscirebbe viva, mentre il pollo al curry non le lascerebbe alcuna speranza. Anche se fosse vivo come quelli in servizio sulla compagnia britannica. Camminando con un proiettore di calma apparente per non insospettire i passeggeri ci dirigiamo verso la cabina.
Bussiamo, ma la porta è già aperta. Entriamo.
A questo punto devo muovermi con rapidità, quindi sollevo l'hostess e la punto alla testa del capitano.
-"Fermi tutti. Questo è un dirottamento. Il primo che fa una mossa falsa gli sparo questa hostess dritto tra gli occhi"
Il capitano e il suo secondo rimangono quasi paralizzati. Poi si accorgono di me. Il secondo pilota mi risponde con voce bassa e atona:
-"Calmo! Tentiamo di ragionare. Possiamo parlarne da persone civili. Abbassa l'hostess, per piacere"
-"Col cavolo! Non sono un idiota."
Non posso sapere se tengono uno steward nascosto da qualche parte. O un pollo. Il gioco lo conduco io, penso, anche se l'hostess è una finta magra e puzza di salmone affumicato come quelle della Finnair. Il gioco lo conduco io.

-"Ok, dicci cosa vuoi che facciamo. Ma mantieni la calma. Dove vuoi che ci dirigiamo?", chiede il capitano.
-"Non dove, beota di un capitano. Ma quando. Voglio tornare al momento dell'imbarco. Subito. Ora".
Il silenzio cala sulla mia richiesta e, ad esclusione degli scricchiolii del legno dell'aereo e i rumori della sparatoria nel saloon della prima classe, non si muove foglia. Io tremo solo leggermente, sotto il peso della finta magra.
-"Ma…ma questa è una follia!" esclama improvvisamente il secondo pilota.
-"Lo credo anche io" rispondo di rimando, "ma c'è sempre una spiegazione scientifica che giustifica qualsiasi trama. Riporta questo aereo all'imbarco e taci".
Il capitano schiaccia alcuni tasti che muoiono sul colpo e chiama l'aeroporto con un piccolo walkie talkie.
-"Stiamo tornando, abbiamo un problema a bordo. L'aereo non è più sotto il nostro controllo. Siamo sotto minaccia armata e ci è stato richiesto di tornare. Chiediamo priorità per l'atterraggio. E delle birre".

(continua)

gabbbbro + mu ho

Incroci

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Un fulminante Mu Ho, ci ricorda che quando comprate le all star dovete scegliere bene il gusto.

Sono affacciato sul balcone, guardo la vicina che si spoglia e mastico una scarpa allstar. La vicina ha lasciato che la gonna le scivoli sulle caviglie. Porta autoreggenti. La gomma puzza di piede, e faccio una fatica boia per masticarla. Fa pure un freddo cane. Lei scioglie i suoi capelli biondi sulla schiena e inizia a slacciarsi la camicetta. Io mastico con foga mentre le mie dita dei piedi incominciano a diventare blu. Ci saranno sì e no 2 gradi.
A un certo punto rimane in autoreggenti e reggiseno. Si sfila gli slip. Avrei una erezione se non fossi in pratica congelato. Riesco a staccare un pezzo di gomma della suola e lo sputo di sotto. Mi attacco alla tela della caviglia con voluttà. Da qui non potrei vederla meglio, e mentre lo penso lei alza una gamba e la poggia su una sedia per sfilarsi un'autoreggente. Alza la gamba giusta. La tela ha il sapore di plastica bruciata. Mastico. Mastico. Lei ripete il gesto con l'altra gamba. Non ho mai visto un corpo così perfetto. Sputo un pezzo di tela. Le mani mi fanno male. Incomincia a nevicare.
A questo punto abbassa leggermente il capo, facendo cadere in avanti la chioma bionda leggermente ondulata, e porta le mani dietro la schiena per slacciare il reggiseno. Ad occhio penso si tratti di una coppa F. Vorrei essere lì. O almeno al caldo. Un altro pezzo di tela viene via. Lo sputo ma per il freddo mi cade sui piedi. Tremo come una foglia percossa dal vento. Il reggipetto libera due meravigliosi e abbondanti seni la cui vista basterebbe da sola ad avere un orgasmo potente.
Addento la punta della scarpa di gomma con foga. Lei si gira verso la finestra. Solo ora si deve essere ricordata che le tende sono aperte. E mi vede. Sul balcone, nudo, con una scarpa allstar puzzolente che mi pende dalla bocca. Vedo la sua bocca aprirsi e cacciare un urlo. Da dietro le mie spalle si apre la portafinestra e una voce mi dice: "Puoi rientrare amore, mio marito è uscito di nuovo".

Mu Ho

Torino #Fuori

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chiudiamo il trittico, con la visione da fuori di Mu Ho.

A Torino ci sono nato. E ci ho vissuto. Poi la città se n'è andata a 9000 km di distanza e mi sono ritrovato a Tokyo. Non so come sia successo. Probabilmente sono riuscito a stare fermo mentre la terra ruotava. A Torino le cose spesso stanno ferme anche se la terra ruota. Mi ricordo che quando andavo a lavoro, sul cavalcavia di Corso Mortara, le macchine si fermavano lì, in coda. La terra continuava a ruotare, e solo grazie alla sua rotazione potevi raggiungere la tua destinazione. Ma alcuni rimanevano lì fermi per troppo tempo e si ritrovavano poi magari in medio oriente, o a Giava. Dipendeva molto dallo stato dalla loro pazienza e dai venti. Ora il cavalcavia non c'è più, abbattuto per le olimpiadi invernali del 2006. Ho ancora uno zio rimasto intrappolato a Giava per questa ragione.
Da emigrato posso dire che Torino non ha l'appeal di Milano, le rovine di Roma, l'arte di Firenze, la muffa di Venezia, ma possiede lo stesso un suo proprio fascino. Ricorda per la precisione l'indiano di "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Se le cose si metteranno male so che riuscirà ad aprirsi una via di fuga dall'Italia sollevando un enorme torello.

Ormai ci torno solo in vacanza. Vacanze a Torino, anche se la cosa può apparire paradossale. A Torino ho lasciato molte cose, e l'unica che mi sono portato dietro perché non conviene tenerla lì è la residenza. Tra le cose lasciate senza troppi patemi ci sono invece i ricordi d'infanzia. Li ho lasciati laggiù così non mi tormentano più di tanto. Torino si è fatta la fama di città grigia e triste, ma solo in Italia. All'estero non sanno che esiste. Per spiegarlo bisogna sempre dire che è vicino a Milano. Il che è una specie di tortura per la città sabauda, che per Milano ha davvero poca simpatia. Ci torno ogni anno, e ne apprezzo la pianta quadrangolare da salotto di mia madre, la cortesia piemontese dei venditori di Kebab, il sessantenne tatuato dalla testa ai piedi in Corso Belgio, l'odore delle caldarroste nell’autunno freddo come l’inverno.

A volte immagino se grandi film fossero ambientati a Torino. Per un pugno di dollari certo avrebbe avuto un altro impatto. Sparatorie tra le colline innevate, un tizio che si aggira in sombrero vicino al Lingotto (si capisce da subito che non è Veltroni), una colonna sonora da urlo se riesci a sentirla sopra il rumore del traffico. Credo ci sia una buona ragione perché la gran parte dei western non siano ambientati a Torino. Forse è Torino che bisognerebbe smettere di ambientare a Torino. Bisognerebbe ambientarla al mare, magari sulla costiera amalfitana. Con i banchetti sul lungomare e in spiaggia che ti vendono bagna cauda. Il gelato al fritto misto. Il cioccolato alle vongole. Torino marittima. Col Dio Po che con gran scherno dei Celti Padani si immette nello Ionio, dalla sua foce in Lazio. Del resto Torino è la terza città meridionale d’Italia. Tanto vale che stia fisicamente là. Almeno le ferie le farei al mare, come si deve.

Mu Ho

Autunno Tiepido #6

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Invece che intervenire sull’evasione fiscale questo governo taglia lo stato sociale. Perché non è giusto legiferare in presenza di un conflitto d’interessi.
(borges)

Pare che non arriverò mai a prendere una pensione. I motivi sono tanti ma uno per tutti: ho sempre lavorato in nero. Lo so che questo fa di me un evasore fiscale, ma d’altronde c’è da dire non mi ci sto arricchendo. Un piccolo lavoro da 800 euro mensili, senza ferie, malattia e contributi naturalmente. Condividendo l’appartamento con un paio di studenti universitari alla fine ci si sopravvive e ogni tanto ci scappa pure la festa con spinello. E ogni tanto anche una studentessa ubriaca e carina. Non so se valga la rinuncia alla pensione, però sono bei momenti. In realtà non credo che un uomo debba andare in pensione. Non è naturale. Uno dovrebbe lavorare fino a che il fisico glielo permette e poi, quando non glielo permette più dovrebbe cercarsi un chimico, e farla finita.

Non ho la preoccupazione della pensione: penso di avere più probabilità di morire prima per malattia. Oppure di incidente sul lavoro. O di entrambi. Per altro non ho neppure stipulato una assicurazione sulla vita perché questa mi farebbe sospettare un lato positivo nella mia morte, e non voglio pensare alla mia morte come ad un evento positivo. Inoltre tra me e la pensione c’è un forte conflitto d’interesse. Io voglio lavorare per guadagnare, lei vuole che io lavori per far guadagnare uno che non lavora più. Io non voglio invecchiare, lei vuole che io invecchi per starmi vicino. No, la pensione non fa per me.

Certo, non pagando le tasse non contribuisco neppure alla sanità. Che poi non ho capito mai perché la chiamino “sanità pubblica”. Se ne usufruisco è perché sono malato, quindi dovrebbe essere chiamata la “malattia pubblica”. Così si risparmierebbero pure parecchi soldi perché dubito che con quel nome la userebbero in molti.

- Caro, perché quella faccia pallida?
- Niente tesoro, è che sono stato in ospedale per quel neo, ma poi ho visto che avevano delle infezioni in offerta e ne ho approffittato

No, non riesco a sentirmi troppo in colpa per non aver pagato le tasse. Intendiamoci, le pagherei se qualcuno mi assumesse regolarmente. Ma ora che il mio permesso di soggiorno è scaduto la vedo ancora più dura. Poi alla fine, evadendo le tasse, posso sempre sognare. Ogni volta che non pago le tasse chiudo gli occhi e sogno di essere un ricco industriale, con appoggi in politica, e magari nella malavita, e di evadere le tasse, così, per gusto, dato che non avrò bisogno di una pensione e mi posso permettere le cliniche private che voglio. Sogno e quando riapro gli occhi mi sento un signore.

Speriamo che alla festa di stasera i ragazzi portino del vino. Vorrei del vino buono da abbinare a questo tramezzino al tonno. E sognare non costa nulla.

Mu Ho

La notte che mi cadde l'uccello nel cesso

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La notte che mi cadde l'uccello nel cesso iniziò come una notte qualsiasi. Intorno alle tre mi alzai ancora ubriaco fradicio per una veloce partita di vomito sincronizzato con lo sciacquone del cesso. Un'abilità acquisita in anni di esperienza ed esercizio.

La regola è semplice: mentre parte lo spasmo che porta dallo stomaco alla bocca le sostanze clandestine cui il mio corpo ha dato il foglio di via, ci si piega verso la tazza del cesso e contemporaneamente, tenendo saldamente con la mano sinistra la catenella dello sciacquone (opportunamente allungata alla bisogna), si fa partire la cascata d'acqua.  Se tutto riesce in maniera perfettamente sincronizzata, a fine espulsione non rimane una sola goccia di vomito nella tazza.
Anche quella sera lo feci in maniera impeccabile. Vomitai una parte della mia vecchiaia nel cesso e a fine getto non una sola goccia di vomito a deturpare il bianco ingenuo del wc.

Mi sciacquai la bocca con qualcosa che sembrava veleno per le termiti e provai a tornare a letto.
La stanza ruotava sempre di meno, indecisa come una trottola che perdendo la spinta iniziale non sappia bene se debba fermarsi quando la spinta si sia esaurita del tutto o invece un poco prima.

Chiusi gli occhi, ma nello stesso momento nel quale il dormiveglia bussava alle porte della mia incoscienza mi accorsi con fastidio che dovevo cagare. E pure in fretta. Mi alzai controvoglia e raggiunsi nuovamente il bagno. Calai i calzoni del pigiama e le mutande in un colpo solo e mi sedetti.
Dal mio culo vennero alla luce tre grossi stronzi lunghi e duri, di quelli che puoi scambiare tranquillamente per salami vecchi andati a male.
Mentre tentavo di rilassarmi un breve ma intenso getto di piscio mi avvertiva che la cagata era finita, così come alla fine dei fuochi d'artificio 3 forti e secchi colpi avvertono che lo spettacolo è finito.
Feci un respiro e mi pulii il culo anche se non ce n'era molto bisogno dato che la durezza della merda non aveva lasciato segni.

Stavo per alzarmi quando sentii una strana sensazione all'inguine, come un formicolio leggermente doloroso e udii un chiaro "ploff" venire dalle secrete acque del cesso.
Rimasi perplesso. Il rumore era quello di uno stronzo che raggiunge con un salto il fiume dell'oblio, ma le terminazioni nervose del mio culo non avevano mandato segnali d'addio.
Per un attimo ebbi come una sensazione di confusione temporale. Stavo ancora cagando o avevo finito? In che anno eravamo?

Mi alzai leggermente come un primate, con le gambe ancora piegate nello sforzo di raggiungere la posizione eretta ma come bloccato da un tabù ancestrale in una posizione intermedia, e guardai nella tazza del cesso. Il mio uccello era lì. Nerastro, come un bagnante abbrustolito dal sole di agosto, galleggiava mollemente con aria attonita.
Emisi un gemito ed ebbi un nuovo conato di vomito trattenuto a forza.
Di colpo assunsi una posizione definitivamente eretta e guardai in direzione del mio inguine. L’uccello non era più lì. 

Forse per effetto dell'adrenalina fui improvvisamente sveglio. La mia mente rimase lucida domandandosi cosa fare. Chiamare il 118? Come spiegare l'accaduto senza che mi prendessero per un pazzo? Recuperare l'uccello e come nei telefilm metterlo in un contenitore con del ghiaccio sperando che al pronto soccorso più vicino lo potessero riattaccare? Avrebbe ancora avuto la sua piena funzionalità? Probabilmente no, disse una vocina dentro la mia testa.

Guardai di nuovo il mio inguine. I peli coprivano il piccolo buco rimasto a ricordo della mia virilità. Visto così, immaginandolo separato dal mio corpo decisamente maschile sembrava una piccola e delicata figa. Una piccola figa apparsa tremolante al centro di un uomo come una nuova stella nell’universo.
Cautamente allungai la mano verso quei peli con paura mista ad una morbosa curiosità. Sentii il piccolo solco nascosto sotto i peli e trovai improvvisamente quella piccola apertura. Un brivido mai sentito prima salì la colonna vertebrale e raggiunse il mio cervello come una potente droga. Il mio corpo vibrò per un attimo di un piacere intenso in mille punti diversi allo stesso tempo. Era una figa.
Tirai lo sciacquone.
Mu Ho

Interchattazione a tre fusi
(Ovvero: ben venga la legge bavaglio)

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E con questo post diamo il benvenuto anche a Mu Ho. Ma è solo un prestito temporaneo. Conoscendolo, lui proverà a non ridarcelo indietro ed è per questo che siamo sempre un passo avanti a lui. A differenza di richi, non lo abbiamo pagato: è povero in canna ma anche in yen, e la cosa non ci conveniva. Prendete e leggetene tutti.

[13:03:11 CEST] ABULAFIA: ciao Mu
[08:03:19 CEST] BORGES: uellà e se stavamo trombando via skype?
[13:03:30 CEST] ABU continuerete a farlo e non chiuderai la finestra
[20:03:42 CEST] MU HO: con te che filmi?
[13:03:53 CEST] ABULAFIA ovviamente
[08:04:02 CEST] BORGES: basta che ci dai i diritti dopo
[13:04:05 CEST] ABULAFIA: un attimo che apro lo streaming live
[08:04:46 CEST] BORGES: Mu, più lingua per favore
[13:04:54 CEST] ABULAFIA: ecco, adesso avete un canale su youporn tutto per voi
[20:05:05 CEST] MU HO: ok aspè ma che vuol dire streaming live? di che cosa??
[13:06:13 CEST] ABULAFIA: (no,niente. nel senso che non filmavo soltanto ma mandavo direttamente in streaming il vostro scambio di fluidi corporei)
[20:06:26 CEST] MU HO ah ok...ma proprio su you porn? con tutti i siti che ci sono di porno
[13:07:05 CEST] ABULAFIA: io sto installando kde 4.5 quindi potrebbe succedere di tutto. quelle imprevedibilità che voi utenti mac vi togliete il piacere di provare
[20:07:36 CEST] MU HO: ci togliamo il piacere con piacere
[13:07:48 CEST] ABULAFIA: ma l'interfaccia di youporn ha una superiorità schiacciante
[20:09:57 CEST] MU HO: beh, non è così schiacciante rispetto ad altri...e poi i contenuti?? le super tettone sono aggiornate davvero con lentezza e il genere asian non è diviso come si deve (tipo asian super tettone, asian grasse ecc)
[08:10:36 CEST] BORGES:  oooooo no vi posso lasciare un attimo....... comunque w il mac ora è sempre amen
[13:10:55 CEST] ABULAFIA: è che io mi concentro di più sulla sezione squirting quella delle super tettone l'ho un po' trascurata ultimamente ma visto che il video è vostro la piattaforma sceglietela voi (configurazione di linux-image-6.32.24)
[20:12:48 CEST] MU HO:  ragazzi, potrei diventare cieco. Tra l’altro, quindi ora siamo su 3 fusi orari diversi o sbaglio? qui le 20 e 30 da borges le 8 e 30
[13:14:01 CEST] ABULAFIA: io non credo a queste leggende sulla cecità e da me sono le 13.14
[20:14:26 CEST] MU HO: ah sì anche da me  sono  14 minuti. Deve esserci stato uno slittamento spazio tempo
[08:14:40 CEST] BORGES: sincronizziamo gli orologi
[20:14:50 CEST] MU HO: tipo in fracchia la belva umana?
[13:14:59 CEST] ABULAFIA ma lasciatemi pulire le mie lenti da 8/10 diottrie che non vi leggo bene
[20:15:38 CEST] MU HO: il mio grande dilemma oggi è "come nascono le cicale?" qualcuno di voi sa la risposta?
[13:15:50 CEST] ABULAFIA: sono sicuro che nascono formiche (borges ha staccato in tutta fretta. dev'essere arrivato il suo capo)
[20:16:42 CEST] MU HO: sì, oppure una cicala enorme
[08:16:42 CEST] BORGES: si come fracchia. E no  è che sto facendo 5 cose insieme
[20:17:07 CEST] MU HO: ora borges è un poco indietro nello spazio tempo
[08:17:26 CEST] BORGES: ma se corro vi raggiungo
[13:17:36 CEST] ABULAFIA: ti prego mu   non parlare di spazio tempo che sono in vacanza
[20:17:42 CEST] MU HO: ma devi correre a una velocità limite. Abu, Sei in vacanza dallo spazio tempo? e come fai? è possibile?
[13:18:05 CEST] ABULAFIA: in vacanza dalla fisica e anche dallo spazio tempo
[08:18:16 CEST] BORGES: in vacanza nello spazio tempo sta scrivendo dal 1634
[13:18:48 CEST] ABULAFIA e poi lo spazio tempo non esiste
[20:18:50 CEST] MU HO: in vacanza dallo spazio tempo sembra un buon titolo per un film di lynch
[13:19:00 CEST] ABULAFIA: o per i vanzina: natale nello spazio tempo
[20:19:21 CEST] MU HO: lo spazio tempo non esiste? cosa intendi per "esiste"?
[13:19:39 CEST] ABULAFIA: that's a good question
[08:19:45 CEST] BORGES: chi siamo, cosa facciamo e soprattutto
[13:19:57 CEST] ABULAFIA: quando stiamo andando?
[08:19:58 CEST] BORGES: perchè i pop corn con il burro?
[13:20:08 CEST] ABULAFIA: ah, pensavo: c'è figa?
[13:20:15 CEST] MU HO: quando?
[20:21:08 CEST] ABULAFIA:  (Mu, non vuoi che risponda davvero alla domanda, vero?)
[08:21:22 CEST] BORGES: Ma tornando a noi: i pop corn con il burro sulla figa?
[20:21:49 CEST] MU HO: Abu, che domanda ti ho fatto? questa? Più che altro la figa sul burro è più divertente: "cara, hai la figa sul burro, puoi spostarti che sto facendo colazione?"
[08:22:26 CEST] BORGES: si ma scivola tutto sembra di essere a mai dire banzai
[13:22:38 CEST] ABULAFIA: questa cosa della figa sul burro mi scivola addosso. E la domanda era quella sull'esistente? boh
[20:23:07 CEST] MU HO: il problema della figa col burro è che se scopi ti viene un colesterolo assurdo
[20:23:45 CEST] MU HO: certo, cosa intendi per esiste? tipo, è un problema ontologico oppure semplicemente descrittivo?
[08:23:52 CEST] BORGES: dipende se usi quello light
[20:24:00 CEST] MU HO: quello light non è burro... è come il caffè d'orzo. E’ orzo
[08:24:09 CEST] BORGES ma secondo voi possiamo riuscire.....
[20:24:19 CEST] MU HO: io sono già uscito
[08:24:28 CEST] BORGES: a battere il record i cazzate scritte in 3 fusi orari differenti contemporaneamente?
[20:24:42 CEST] MU HO: c'è un primato da abbattere, primati. io sostengo che ce la possiamo fare, se voi sostenete altre 2 opzioni siamo a cavallo e vinciamo il rodeo che però forse non è con i cavalli. Ma è in texas
[13:25:33 CEST] ABULAFIA io ho le mani occupate a scrivere e non posso sostenere nulla
[20:25:54 CEST] MU HO: io scrivo con la tastiera, così o le mani libere. ho con l'acca
[13:26:28 CEST] ABULAFIA: e se ti petthini, con lacca
[20:26:53 CEST] MU HO: sei  un demente. (Ora video lasciare perché il lavoro mi chiama)
[13:27:29 CEST] ABULAFIA: sei la persona che se n'è accorta più rapidamente
[20:27:48 CEST] MU HO: perché fa rima. Chissà come mai la rima fa acquistare più significato alle cose, e chissà quanto lo paga. dicevo però che vi lascio e torno a spaccarmi gli occhi sulle biscrome
[13:28:46 CEST] ABULAFIA: occhei ma quindi è per questo che stai diventando cieco? cazzo, ti avevo frainteso
[20:29:06 CEST] MU HO: temo di sì ma non importa, se mi fraintendi vuol dire che hai capito perfettamente