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De Lapaleaks #2

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Leggiamo sul Corriere che un sito internet ha recentemente messo alla berlina una serie di ricerche scientifiche, bollandole come “scontate”. Tutto nasce da questa rivelazione: “Mance più laute se hai il seno grosso.” Ma anche da: “I bambini maschi amano le macchinine e le femminucce le bambole.” “Adulti più felici nei week end.” “Sodomizzare un elefante non è facile, né divertente.”

Noi di SV difendiamo invece questi ricercatori. Che paiono dei cialtroni perditempo, e proprio per questo ci stanno molto simpatici. Abbiamo quindi intervistato il Dott. Emanuelo McCloskiwski, un giovane e affascinante italoamericano a capo di una squadra internazionale di ricerca, composta da giovani dottori normodotati, filosofi senza capelli, chimici armati di bermuda rosa shocking, matematici sovraeccitati, coleotteri e nani da giardino. Lo scopo del team di ricerca è palesemente quello di sfruttare al meglio i fondi pubblici ottenuti dallo Stato, ma non possiamo certo farne loro una colpa.

SV: Dott. Emanuelo McCloskiwski, a quanto ammontano tali fondi?

EMC: Innanzitutto un saluto a tutti, ai miei amici, alla mia ragazza, a chi mi legge in questo momento, a mia madre, alla madre dei miei amici, alla madre della mia ragazza, alla madre di chi mi legge in questo momento. I fondi ammontano a circa 8 milioni di euro.

SV: Urka! Ma come ha fatto ad ottenere una tale cifra?

EMC: Mia cugina ha vent’anni, è bellissima, ninfomane e mi deve dei favori.

SV: Non capisco, lei mi sta prendendo in giro. Vuole dire che con il sesso si possono ottenere dei soldi?

EMC: Esatto, non a caso questa è stata la prima scoperta effettuata dal mio team di ricerca.

SV: Interessante, direi allora che i fondi sono meritatissimi.

(Il prof. McCloskiwski prende un appunto su una stagista e poi mi domanda se voglio un caffè o delle cellule staminali. Chiedo se posso avere la stagista, ma mi tocca accontentarmi dell’appunto. C’è scritto “Promemoria: chiedere al giornalista se vuole del caffè o delle cellule staminali”.)

SV: Mi dica professore, quali sono gli altri progetti di studio a cui vi siete dedicati? Cosa bolle in pentola?

EMC: In pentola…cosa bolle in pentola…beh, qualcosa di grosso, certamente. Siamo molto vicini a rivelare al mondo il motivo dei misteriosi ritrovamenti di uccelli morti in varie parti del mondo.

SV: E sarebbe?

EMC: Sono morti.

SV: Dottor Emanuelo, ho la vaga impressione che lei mi stia prendendo in giro.

EMC: Eccezionale, che ne dice di entrare a far parte del nostro team di ricerca, la vedo abbastanza preparato.

SV: Uhm, l’offerta è allettante, promette di presentarmi sua cugina?

EMC: Stavo scherzando.

SV: Ovvio, certo, ovvio. Torniamo a noi e alle nostre ricerche scientifiche. Ho letto da qualche parte che avete passato sei mesi a studiare il comportamento degli automobilisti, che cosa ne avete tratto?

EMC: Una cosa incredibile, pensi che il 99% degli automobilisti di tutto il mondo ha l’abitudine di guardare nello specchietto retrovisore, prima di effettuare un sorpasso.

SV: E quell’1%?

EMC: Stiamo aspettando che esca dalla terapia intensiva, per saperlo.

SV: Benissimo, ci tenga informati. Dottore, so che non è stata un’intervista molto lunga, ma ho un’apericena tra mezz’ora, e devo salutarla. Ha portato qualcosa per noi, vero?

EMC: Certo, un elenco di cose interessanti e utili derivanti dalle ricerche condotte dalla mia squadra. Molti dicono che sono ricerche inutili e lapaleaksiane, a tutti loro io rispondo: pensate al successo di Fabio Volo, poi ditemi se le nostre ricerche sono banali.

SV: Il messaggio è chiaro, la ringrazio ancora Dottore, arrivederci!

(Lascio il professore a quello che stava facendo: scaricare illegalmente risultati di ricerche da internet. Prima di andarmene gli chiedo di timbrarmi i documenti che mi ha dato, così potrò usarli come giustificativi per ottenere un rimborso spese.)

Le scoperte di cui potete fare a meno:

Una ricerca conferma che, se sei allergico, a primavera starnutisci spesso.

Una ricerca conferma che, se attraversi con il rosso in centro a Milano, al 90% ti mettono sotto con l’auto.

Uno studio condotto sui topi ha permesso a un team di ricercatori di vendicarsi per il furto dell’emmenthal.

Una ricerca conferma che le serie tv italiane fanno cagare.

Una ricerca conferma che il pranzo domenicale dalla suocera non è gradito, ancor meno se c’è il derby su Sky.

Una ricerca conferma che se metti la freccia sinistra e giri a destra sei un gran cornuto.

Una ricerca conferma che se spari a casaccio sui passanti prima o poi ti beccano.

Uno studio effettuato su un campione di mille persone ha dimostrato che per la ricerca ci sono almeno mille persone disposte a fare cose stupide.

Una ricerca conferma che la maggior parte dei suoceri non considera lo spogliarello a pranzo una forma di umorismo.

Una ricerca conferma che condurre ricerche sugli automobilisti bendati è pericoloso.

Una ricerca rivela che il tempo libero non ha prezzo. Ecco perché nessuno mi paga per fare niente.

Un ricercatore ha recentemente individuato la cura definitiva contro il cancro, ma nessuno parla la lingua di quel ricercatore.

Una ricerca conferma che se fate partire una lavatrice, andate via, e nel mentre che siete in giro si stacca il tubo dell'acqua, quando tornate è un casino.

Una ricerca conferma che se stai leggendo questo post sei su internet, ed io con tua moglie.

Una ricerca conferma che se i giornali non pubblicassero stupidaggini, ci sarebbero molte spazi bianchi per provare le combinazioni del sudoku.

La ricerca più approfondita di sempre rivela che SenzaVoglia è il blog più divertente, interessante, poetico, eccitante, sensuale, modesto e sincero di tutto il web.

Non c'è sesso senza sesso #1

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Ricomincia l'anno, ricominciano le rotture di scatole e quindi non può mancare un nuovo post di SV.
Iniziamo un nuovo lavoro collettivo e diamo l'onere dell'apertura a Silas Flannery.


La mescolanza è la chiave di tutto. Ecco perché ho scelto una città come Roma: non ti annoi mai. Facce diverse, diverse razze, diverse culture: è questa la specialità che rende ricco il mondo. O almeno questo ho pensato all'inizio, quando sono arrivato qui. Dalla provincia dell'impero sono arrivato: Raccuja, provincia di Messina, 1.200 abitanti scarsi nel bel mezzo del nulla, lontano da qualunque cosa sia divertente, da qualunque cosa valga la pena vedere.

Certo, sì, il parco dei Nebrodi. I suini neri, i salumi, qualche aquila ogni tanto: sai che palle? Qui, invece, tutto è sempre vario. Ti sei stufato dell'indiano? Oggi maghrebino. Anche quello: oggi Marocco, domani Tunisia, dopodomani Algeria. E poi si cambia: colombiano, messicano, slavo di qualche tipo. Non ti annoi mai, appunto: ogni giorno puoi fare finta di essere in un punto diverso del mondo.

Io non li capisco quelli della Lega: 'sti fascisti pretendono di preservare una razza pura che non esiste. "Aiutiamoli a casa loro", dicono, "l'Italia agli italiani" e così via: respingimenti, marce razziste, cose di questo genere. Per difendere cosa, poi? Gente che parla come Calderoli? Ignorantoni in camicia verde e col portafogli pieno, partite Iva che non vedono oltre il proprio naso e appestano l'Italia? Io, invece, vorrei che ci fossero meno italiani da queste parti: tutto sarebbe più semplice, più divertente… l'ho già detto più vario? Per questo mi sento di sinistra: per difendere la bellezza del mondo, per impedire che tutto sia omologato. "Radical chic" mi definirei, se avessi i soldi per frequentare i salotti: e allora, nell'attesa, mi diletto a contaminarmi. A cambiare Paese ogni giorno, pur rimanendo qui. "Multiculturalità", in qualche modo.

Oggi, ad esempio, ho scelto la Romania. Un must, di questi tempi: la Romania va di moda, soprattutto adesso che è entrata in Europa "si porta" solo la Romania. "La Romania è il nuovo nero", mi dico sempre. E poi diciamolo: le rumene sono carine. Molto carine. Beh, comunque: sono qui, al buio, a fumare l'ultima sigaretta. L'ultima prima di passare all'azione: l'aspetto qui, nell'androne, dove l'ho vista ieri. Eccola, arriva: un coltello alla gola, da dietro, una mano sulla bocca. Le alzo la gonna, lentamente, poi la penetro con violenza. Piange, e io mi eccito ancora di più: mi piace sentirla mia, strapparle le mutande mentre lei si sente impotente, imprimerle il mio marchio per sempre. Le mutande mi restano in mano: mutande rosse, di pizzo, da vera porca. Esco un istante prima di venire: non devo lasciare tracce, non devo farlo. Scappo.

Grida. Lo sento da lontano: la sua voce riempie l'androne, la strada buia, sbatte contro le finestre chiuse. Ecco: mi sembra di essere a Raccuja, quando vedo queste cose. Cazzo: c'è una donna che grida, c'è qualcuno in pericolo, e voi, borghesi ripieni di merda, cosa fate? Vi rintanate dentro i vostri buchi caldi, dentro le vostre case sicure, al riparo dalla paura e dal rischio? La Lega: ecco cosa meritate. Cos'è? Avete paura che qualcuno spari? C'è una donna che grida, cazzo, come minimo è uno stupro. La vostra Chiesa, il vostro Dio non vi impone di soccorrerla?

Ci penso io. La trovo nell'androne, in lacrime, seminuda. L'aiuto a rialzarsi, le chiedo cosa sia successo.
- È… è… stato… improvviso.
- Lo so, si calmi. L'ha visto?
- Alla… gola. Un coltello.
- Ma l'ha visto?
- No, non lo so. Da dietro, spuntato da dietro. Dio… mio…
Prendo il telefono.
- Pronto?
- …
- Sì, uno stupro, venite.
- …
- Via Genova, numero… 17.
- …
- No, è scappato.
- …
- Sì, io l'ho visto. Mi è sembrato un rumeno.
Riattacco, aspetto la polizia. Testimonio, mi metto a disposizione. Sono un cittadino modello, io.

Silas Flannery

Informazeide #6

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Quello arriva, si siede davanti a me e comincia a parlare. “La perizia di variante la vedi? Non si capisce com’è, ma non c’è. E poi, un attimo”. Mette una mano sulla ventiquattrore lisa che s’è portato dietro, la apre ed è uno straripamento: fogli che volano sulla scrivania, altri a terra, tutto intorno a raggiera. Ma quello non si scompone: “Eccola. La vedi questa lettera? È del 24 aprile 2002. Guarda la firma”. L’ingegnere Lo Iacono, il direttore compartimentale dell’Anas: all’epoca era un modesto funzionario. “Lo Iacono il 24 aprile 2002 mette nero su bianco che no, lo svincolo non è a norma”. Legge: “Si segnala pertanto alle Signorie Vostre, eccetera eccetera, che la strada è larga metri sei e centimetri novantacinque, eccetera eccetera, ai sensi del dippièrre numero trecentottanta del sei giugno duemilauno, eccetera eccetera, si nega il collaudo statico delle opere di cui in oggetto”. Appoggia il foglio, soddisfatto. Prepara il coupe de théâtre: “Dodici giorni dopo, il 6 maggio, tutto è cambiato”. Un altro foglio spunta dalla borsa: “Come da Vostra richiesta, eccetera eccetera, si trasmette verbale di avvenuto collaudo”.
In effetti è strano. “Cosa è cambiato, sangu me?”. Panepinto ha questo vizio: ogni tanto l’agrigentino che è in lui si impossessa della sua lingua e lo spinge a chiamarmi “sangu me” anche se, in effetti, non è che ci conosciamo così tanto. “Niente: ho misurato la strada. 'Metri sei e centimetri novantacinque', come scriveva Lo Iacono la prima volta, non otto come dovrebbe essere”. Do un’occhiata ai documenti: in effetti questa volta Panepinto ha tutte le pezze d’appoggio. Sembra pazzo, ma forse non lo è. “La vuoi sapere la cosa più assurda? La prima carta l’ho fotocopiata subito, per fortuna. Adesso non c’è più: è sparita dal protocollo del Comune di Racalmuto, all’Anas, alla prefettura, niente. Praticamente non è mai esistita, c’è un buco nel protocollo”. Racalmuto, che posto: la mafia agraria che si intreccia con la massoneria, un guazzabuglio di trame losche e affari inesplorabili. “Due settimane dopo, lunedì 20 maggio 2002, la strada è stata innaugurata”. Lo dice così, con due “n”. Lo ribadisce: “L’hanno innaugurata in quattro e quattr’otto, Lo Iacono ha fatto carriera e tutti contenti”. Tutti contenti 'sta minchia: in otto anni, in quello svincolo costruito a cazzo di cane, sono morte 27 persone.
Faccio le fotocopie, rassicuro la mia fonte. “Mi dia qualche giorno e questa la mettiamo in prima pagina”. In prima pagina: se ne parlo al caporedattore quello si mette a ridere. “Devo fare un paio di verifiche, lo capisce. E poi devo chiedere a Lo Iacono cos’è cambiato in quelle due settimane”. “Dodici giorni”, puntualizza Panepinto. Lo tranquillizzo: “Dodici giorni”.

Il numero lo conosco a memoria. Facile: è uguale al numero di mia madre col 347 al posto del 338. “Ingegnere Lo Iacono?”. Mi risponde la voce cupa del numero uno dell’Anas. “Come va, dottore Bruno?”. “Tutto a posto, ingegnere. Volevo chiederle...”. Pausa. “Come è finita con l’appalto del completamento della scorrimento veloce?”. Quell’appalto è da richiamo in prima: una strada finalmente veloce collegherà i tre capoluoghi di provincia della Sicilia occidentale, cantieri per 720 milioni di euro, lavoro per qualche migliaio di operai. “L’abbiamo assegnato l’altro ieri”. E certo: il sottosegretario Calascibetta vuole un mega-spot in vista delle elezioni. “Passi da me mercoledì, così le do tutti i dettagli”. “Grazie, ingegnere”. Riattacco e guardo i documenti di Panepinto, li rileggo, li metto in un cassetto. È la stampa, sangu me.

silas flannery

Informazeide #3

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Un altro nuovo ingresso nella squadra di SenzaVoglia. Dite che stiamo diventando numerosi come le lettere di Veltroni ai vari quotidiani italiani? Gli interventi di chirurgia plastica di Cher? Le cazzate scritte nella Bibbia? I video caricati nel'ultima mezz'ora su youporn (no, non vi importa come facciamo a sapere che sono davvero tanti. E che se solo un paio meritano lo visione)? In ogni caso, la risposta è 42. Oppure, fatevi i cazzi vostri. Mentre scegliete una delle due, lasciatevi ammaliare da silas flannery

In sette minuti non ce la faccio. È più forte di me: io non sono Alessandro.

E già, Alessandro è più bravo. Non lo sopporto, Alessandro: alla conferenza stampa ci va lui, i comunicati dell’onorevole Palumbo arrivano a lui prima che a me, l’addetta stampa della Provincia lo fa parlare con tutti (secondo me se la scopa: certo che ci vuole coraggio). Oh, non lo so come fa: c’ha tutto lui. “Il sindaco ha aperto il parco giochi di Cardillo”: un’apertura. “Il passante ferroviario sarà pronto prima di Natale”: apertura e richiamo in prima. “Mozione di sfiducia della sinistra contro l’assessore Gemmellaro”: 35 righe a taglio centrale. Tre brevi in cronaca e due in regionale. Il boxino di pagina 27 sulle zanzare tigre. La scheda sulle lapidazioni in Iran prima di quella povera picciotta, quella col velo e lo sguardo sereno. Il giornale oggi l’ha scritto tutto lui. Alessandro è più bravo, lo sanno tutti.

E poi Alessandro è più veloce. Arriva al giornale alle 10 del mattino e già c’ha tre notizie, e poi tutto quello che passa arriva a lui. “C’è stata una sparatoria in via del Granatiere”? Cinque minuti e lui è sul posto. Intervista i vicini: “Signora, com’è che non ha sentito niente?”. Il titolo è pronto: “Sul delitto un muro d’omertà”. Poi si mette a scrivere e come fa non lo so: sessanta righe in venti minuti, poi alza lo sguardo, mi squadra, mi compatisce e ritorna a scrivere. Io ogni volta ci metto mezz’ora solo per trovare l’attacco: “Di sicuro c’è solo che è morto”, che attacco di merda. “È morto in un sabato qualunque, alle 7 meno un quarto”: ecco, forse ci siamo. No, fa schifo. Insomma, quello è troppo bravo: il caposervizio della cronaca, Badagliacca, se lo litiga con quello della regionale, quel mezzo parrino di La Mantia. “Mi serve per la rapina alle poste di via Dogali”; “No, deve intervistare il Cardinale sulla visita del Papa”. A me non mi fanno intervistare nessuno: né il vescovo né il direttore dell’agenzia di via Dogali.

Eppure io le domande le so fare. Che ci vuole, a fare domande? Certo, con tre euro per un pezzo e un euro per una breve la benzina nel motorino non ce l’ho mai. Ma se facessi come Alessandro, col copincolla dal comunicato del sindaco a Cardillo tre euro in tasca, sarei bravo pure io. Ma come si fa? Il comunicato ce l’ha lui, il caposervizio si fida di lui, due mesi fa del parco giochi di Cardillo se n’è occupato lui. Alessandro è più bravo di me, anche se mezza telefonata non la fa: il comunicato va bene così com’è, le notizie arrivano dalle agenzie e al limite metti un attacco e la incolli in pagina, tanto quel depresso di De Lisi, il caporedattore, al lavoro gli spara, mica se le va a vedere le agenzie.

E poi Alessandro è pure pubblicista: ha iniziato con me e i settanta articoli li ha scritti in sei mesi, roba che io in due anni ancora non ci sono riuscito. Quest’anno secondo me gli fanno pure un contrattino: un mese, due mesi, niente di più, ma con quei 1.500 euro al mese di coito interrotto lui alla fine riesce a camparci e io no, io devo spiegare a mia madre com’è che ancora non mi sono laureato e sono a casa a 26 anni. E poi, anche se non gli fanno il contratto, se fa 8 pezzi al giorno sono 24 euro, che per 30 giorni sono 720. Alessandro è pure ricco. Alessandro, a ben pensarci, è uno stronzo.

A me mi toccano i resti, e lo so che “a me mi” non si dice, ma questo mi rimane. “Il rituffo”, come mi dice sempre Giovanna: la rimanenza. Tipo oggi: Badagliacca mi ha chiamato perché c’era la conferenza stampa dell’opposizione e “forse è un pezzo, forse è una breve”. Ma dico, Cristo: ‘sta cazzo di conferenza stampa è convocata da ieri mattina, tu sette minuti prima me lo dici? Io come cazzo ci arrivo a Villa Igiea, che sono venti minuti anche senza fare benzina, e poi dove minchia li trovo i soldi per la benzina se forse è una breve? “Alessandro lo chiamo dieci minuti prima e quello ci va”, mi fa Badagliacca. Ma io in sette minuti non ce la faccio. Io non sono Alessandro.

Lo so: Badagliacca non mi chiamerà più. E forse io questo lavoro di merda lo lascio: volevo fare Travaglio e invece friggo panelle. Avete presente le panelle? Butti la pasta di ceci nell’olio caldo e la panella è pronta, mica ci vuole l’arte di penna. Ci penso mentre i numeri fanno il loro ti-ti-ti, la tastiera scorre e la magia delle telesezione si compie. “Pronto, Badagliacca? Ci vado io a Villa Igiea”. Ora scusate, ché l’olio frigge.

silas flannery