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Piccola Scimmia

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Cammino per strada. Ci sono due ragazzi che sfottono un bambino nero. Lo hanno inchiodato al muro e lo sfottono.
"Negro di merda!" "Ma sei nero o sei solo sporco? Non importa...sei entrambe le cose!"
Lo strattonano e lo sbattono a terra, poi lo rialzano a forza e gli chiedono di abbassarsi i pantaloni.
"Dicono che voi negri ce l'avete grosso, facci vedere!"
Il piccolo, avrà sì e no dodici anni, non ha il coraggio di guardare negli occhi quei teppistelli da strapazzo. Non reagisce.
"Dai, spogliati, piccola scimmia!"

Decido di intervenire.
"Sì, dai, spogliati, piccola scimmia!"

No eh, sto scherzando, figuratevi.

Mi rivolgo ai ragazzi, comparendo loro alle spalle, all'improvviso.
"Lasciatelo stare, ma come vi permettete! Non voglio stare qui a farvi la morale, ora però filate via."
Loro mi guardano e valutano la situazione, sono in due e appena più grossi di me. Ma sento la loro insicurezza e la mia apparente calma deve averli impressionati, perché se ne vanno. Mostrandomi il dito medio e sputando a terra, fissandomi con odio negli occhi. Ma se ne vanno.

Il bambino mi guarda con riconoscenza, blatera un paio di parole che non capisco. Io cerco di capire se posso fare ancora qualcosa.
"Come stai, tutto bene? Dove abiti, vuoi che ti accompagni a casa?"
Lui corre via, dalla parte opposta a quella dove sono andati i ragazzi.

Beh, l'importante è che non gli abbiano fatto del male.

Perché l'ho fatto? Perché dovevo.
Non sono un eroe, un buon samaritano, figuriamoci. L'ho fatto semplicemente perché mi sono immedesimato in lui, anch'io in passato ho sentito la stessa umiliazione che ha provato lui in quel momento. Ho coltivato anch'io lo stesso odio che coltiverà lui, giorno per giorno, a causa di tutti gli affronti che gli toccherà subire.
Per questo l'ho fatto, perchè ho lottato anch'io e continuo tutt'ora a farlo, contro l'ignoranza della gente, contro l'intolleranza.

Perché so benissimo quello che si prova a venir discriminati per la propria pelle.

Ho la psoriasi.


Richi Selva

Le Guide SV - Location 2011 per un arresto cool - Torino

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Ci spostiamo nel Nord-Ovest. Forse non sarà più la patria dell'auto ma Torino vale sempre un arresto.


Juventus Store - Via Garibaldi, 4
Ideale per i ladri professionisti che desiderano un arresto di alto profilo, sotto gli occhi allibiti della gente. Nessuno, vedendovi in un ambiente ufficiale Juve, metterà mai in dubbio la vostra colpevolezza, ma tutti si stupiranno del fatto che non rimanete impuniti e vi osserveranno a bocca aperta uscire accompagnati dagli agenti. C'è un unico rischio: che non vi arrestino. Onde evitare, cercare di non esercitare sudditanza psicologica. Invece sappiate che, in caso di ripensamento sull’arresto, potrete in qualsiasi momento e, soprattutto, in qualsiasi zona, sino a due metri fuori dall’area del negozio, buttarvi a terra e chiedere un rigore come risarcimento.
Voto: 3 manette. Tempi d'attesa: fino a 90 minuti. Possibilità di essere accompagnati da Luciano Moggi pagando un piccolo extra e facendo le telefonate giuste. In questo caso però fate attenzione: Moggi potrebbe chiudervi in bagno per farsi arrestare da solo.
Colonna sonora consigliata: Elio & LST - "Ti Amo Campionato".


Museo Egizio - Via Accademia delle Scienze, 6
Il Museo Egizio offre uno scenario da favola, per un arresto che sicuramente non dimenticherete mai. Il pacchetto comprende:
- Rinfresco presso la tomba di Kha a base di prodotti tipici piemontesi, bevande incluse.
- Inseguimento tra i reperti con possibilità per il fuggiasco di distruggere sino a n.2 statue e/o altri reperti. (no mummie)
- Possibilità di farsi fotografare con una divinità a vostra scelta tra Hathor (dea bovina protettrice delle sorgenti del Nilo), Bes (dio nano protettore del sonno, della fertilità e del matrimonio) e Gennaro (dio calabrese protettore di alcune slave in Corso Grosseto).
- Arresto spettacolare all'esterno dell'edificio condotto da una squadra di poliziotti vestiti come Indiana Jones.
- Piramide ricordo. (Per maggiori info scrivere a museoegizio@ramsete.eg)
Voto: 5 manette. Date e orari: aperto tutto il millennio, con orario continuato dalla 7^ alla 21^ clessidra. Costo: 3 serpenti. Donne, bambini e militari in divisa: 4 serpenti.
Colonna sonora consigliata: The Bangles - "Walk Like an Egyptian"


Porta Palazzo indirizzo: Porta Palazzo
Siete stufi di questa italietta provinciale che celebra se stessa e manca di appeal internazionale? Siete alla ricerca di un'avventura esotica e multirazziale? Porta Palazzo è il posto che fa per voi. Il melting pot culturale di questo celebre quartiere torinese non ha nulla da invidiare al melting pot culturale di questo celebre quartiere torinese. A Porta Palazzo potete trovare marocchini, senegalesi, thailandesi, cinesi, rumeni, napoletani, e tantissime altre razze facilmente discriminabili. Farsi arrestare a Porta Palazzo è un'esperienza indimenticabile e irrinunciabile, specie se siete amanti dei viaggi. Sì, proprio quel genere di viaggi lì, ci siamo capiti. Curiosità: Porta Palazzo ospita il più grande mercato all'aperto d'Europa, dati i tempi della giustizia italiana vi tornerà utile poter ingannare l'attesa tra una bancarella e l'altra.
Voto: da concordare, è un mercato. Orari: aperto sempre, tutto il giorno, ma la notte è più divertente.
Colonna sonora consigliata: The Clash - "Rock the Casbah"

richi selva

E falla finita!

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Mi sono ritrovato a pensare seriamente al suicidio, può decisamente essere una soluzione efficace e di gran classe. Davvero.

Avete presente, no? Quando la vita sembra priva di senso, inutile, ripetitiva, una lunga e inevitabile resistenza a qualcosa di più grande di noi. Quando la vita sembra una forza misteriosa e oscura, destinata inevitabilmente a sopraffarci. In tal caso, togliersi dalle palle diventa la scelta più dignitosa ed elegante da prendere.
Sto cercando di convincervi tutti, maledetti stronzi, sono stufo di fare la coda in tangenziale.


I giorni tutti uguali, svegliarsi al mattino presto, fare colazione velocissimi (le famose colazioni precoci), cominciare a inseguire i minuti della giornata per tentare di racimolare un po' di tempo da dedicare a noi stessi, senza, ovviamente, mai riuscirci.
Tirar tardi la sera, sperando invano di sentire un barlume di libertà che ci attraversa le vene, provare a dimenticare, almeno per qualche ora, tutte le beghe che giorno dopo giorno ci logorano, tutte le problematiche della quotidianità, assurde e prive di senso, ma che ci è impossibile ignorare.

Giorno, dopo, giorno.

Sempre le stesse speranze di cartapesta per il nostro futuro.
E i nostri lavori del cazzo, le nostre storie d'amore del cazzo, le nostre storie di sesso del cazzo. Che stupido senso ha?
La vita, a volte, sembra un discorso della Santanchè.

Adesso spero siate un po' più convinti, forza, io ce la sto mettendo tutta. Domani all'ora di punta devo attraversare tutta la cintura di Torino e non vorrei metterci due ore.

Siate sinceri, non potete non averci mai pensato anche voi. Queste nostre vite non hanno alcun significato, sono una lunga e misera agonia e nulla più. Siamo geneticamente strutturati per soffrire, per non accontentarci mai, per farci condizionare dalle sfortune e dalle disgrazie, piuttosto che dai momenti di gioia.
Amiamo sentire il muro di incomprensione tra noi e le persone che ci sono più vicine.
Trovo assurdo non pensare seriamente e razionalmente al suicidio.

L'altra sera ero in macchina con la mia compagna, stavamo discutendo, anzi, diciamolo pure, litigando, quando ad un certo punto ho avuto il serio impulso di aprire la portiera e gettarmi fuori dalla macchina in corsa. Cazzo, stava andando contro un muro!

Ora, torniamo al punto.

"Suicide is the only way out" cantavano i Black Sabbath. Poi uno vede una puntata degli Osbournes e capisce dove sta il problema: Ozzy doveva credere un po' di più a quello che cantava.
Comunque, chi se li incula i Black Sabbath. Non sarà mica il loro furgone a farmi da tappo in tangenziale Nord nell'ora di punta.

Voglio solo aiutarvi a riflettere.

Valutate bene il peso specifico delle vostre esistenze, la portata dei vostri successi e il vostro grado di soddisfazione. Siete ancora in grado di trasformare un "vaffanculo, pezzo di merda" in un "certo, certo, capo" senza rischiare i conati di vomito?
Avete ancora le forze per affrontare un sabato pomeriggio al centro commerciale, in cerca di una fottuta tutina da bimbo per il neonato figlioletto della cugina, dell'amico, del fratello, di quella stronza di vostra moglie?
Pensate realmente che, all'improvviso, qualcuno si accorgerà di voi, del vostro talento, prendendovi per mano e tirandovi fuori dal fango in cui vi dibattete, in maniera ridicola, ogni maledettissimo giorno?

Datevi una risposta, sincera. Poi valutate con lucidità.

Suicidio, pensateci. La migliore alternativa ad una vita in mezzo alle mie palle.

richi selva*. Illustrazione di Akab.

*con lo zampino giapponese del grande Mu Ho, grazie per il consiglio! ("Non farlo, Richi! Non farlo!") :D

Crash - Quando un frigo interrompe una storia d'amore e di coltelli.

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"Ciao, finito il latte. Domani non ci sono, lasciami 2000 euro , mio cognato non vuole più aspettare. Ah, la cravatta blu che ti ho regalato, che ti piaceva tanto, mi dispiace ma non riuscivo a slegarmi e l’ho dovuta tagliare. Baci".

Ziiiiiii dop, silenzio, ziiiiiii dop, silenzio. Mi annoio, capitano anche queste giornate, anzi, a dire il vero sono la maggior parte, in cui per molte ore non passa nessuno dei due, e l’unica soluzione è contare i secondi tra il silenzio e lo ziiiiiii dop. Anche se sembra assurdo, provo quasi un senso di solitudine.
Ops, è arrivato lui.

Maionese, wurstel, birra da 66cc, mousse di cioccolato e scatola del caffè per dopo. Che poi 'sta cosa che mi conserva il caffè qua, invece che nello stipetto in alto, non l’ho mai capita.
Mi sbatte addosso il suo diritto di replica.

"Brutta stronza, la mia cravatta blu!!! Di’ pure addio ai tacchi delle tue scarpe da modella. Riguardo a tuo cognato: che si fotta. Io quelle quaglie australiane non le ho ancora vendute, alla faccia dell’affare sicuro. Ciao, non so quando torno, al lavoro è un casino. Ps: ricomprami la cravatta!"

A pensarci bene, non ricordo l'ultima volta che li ho visti insieme.

Intanto passano le ore, non so quante. Non so neanche quanti ziiiiiiiiii dop.

Mi apro. Latte scremato, fiocchi di latte scremati, papaya e succo di pompelmo senza zucchero. È la sua colazione tipica, sempre ossessionata dalla linea.
Legge il messaggio, lo appallottola e lo getta per terra con violenza e disprezzo. Prende un altro post-it, una penna e si mette a rispondere. Ahio! Mi lascia in consegna il suo biglietto per la giornata.

"Coglione tu che hai creduto all’affare delle quaglie australiane. Il frigo è quasi vuoto, mi viene l’ansia ad aprirlo, sabato dobbiamo fare spesa. Ciao."

Quasi vuoto? Per favore non tocchiamo questo tasto. Lo ricordo bene l'inizio di questa faccenda. Loro che si aggiravano per casa come due ragazzini delle elementari, coi loro giochetti, i loro scherzi, le loro stupide ma romantiche smancerie. Io ero sempre pieno, strabordante, pronto a servire energiche colazioni, pantagruelici pranzi, squisitissime cene. Il mio essere pieno, amavo pensare, era il beneaugurante simbolo del loro felice idillio.
Poi hanno iniziato a trascurarmi e le cose, per loro, non potevano far altro che precipitare.

Contenti loro.

Per il resto del pomeriggio non si sono fatti vivi. Gli scarafaggi hanno approfittato della situazione per trasferire le stoviglie al posto delle vettovaglie, e viceversa, poiché gli scaffali in alto garantiscono una maggiore riservatezza.

Non ho notizie di loro per tutta la sera. Al mattino, sul presto, è lei che mi apre. Ha la faccia gonfia e rimmel sulla guancia, è andata a letto senza struccarsi. Sbraita: è finita la papaya.
Dopo mezz’ora è di nuovo qui davanti che con l’indice si infila un tacco 12.

"Scommetto che stanotte ti è piaciuto, ma cerca di farti la doccia un po’ più spesso, e lavati meglio là sotto! sembrava di stare in un sushi bar. Non abbiamo avuto tempo di dirci nulla, una volta fatto tutto, ti sei addormentato subito. Mio cognato ti sta cercando: o gli dai i soldi o racconta a De Girolami che fine ha fatto quella ragazza.
P.s. Alla lista della spesa aggiungi la papaya".

Quasi le 12, arriva lui, mi scruta indeciso: colazione ritardata o pranzo anticipato? Fortuna per lui che ho poco dentro, così si arrangia con uova e prosciutto e quella bottiglia di vino aperta a capodanno.

"Le tue perfide insinuazioni non meritano risposta. Tuo cognato non ce le ha le palle per dire tutto a De Girolami, e se non fosse per te me ne sbatterei totalmente di lui e dei suoi 2000 euro. Comunque ieri mi hanno parlato di un giro di collant cinesi piazzatissimi, dammi due settimane e rientro con gli interessi. Domani spesa, non c’è più un cazzo di niente. Ah, pensa un po' alla palestra, il tuo culetto sta diventando flaccido".

Un giorno di quiete, forse due. Difficile stabilirlo quando non alzano neanche le tapparelle. Mi godo qualche ora di riposo, anche se non è facile con il ronzio del mio inverter. L’ultimo biglietto è di questa mattina:

"Mio cognato ha detto tutto a De Girolami. Altro che quaglie, altro che 2000 euro, non te ne basterebbero 200mila per tirarti fuori da questo casino, così impari a sballarti con quelle troiette.
E ti sei pure dimenticato la papaya, stronzo!"

I pomeriggi sono sempre più caldi, ed io non basto a rinfrescarmi. Un avanzo di fontina che è in fondo al secondo ripiano da circa due mesi mi parla della sua infanzia, delle splendide giornate passate in alpeggio. Due palle così. Caldo torrido e le solite storie già sentite migliaia di volte.

All'improvviso scorgo un’ombra in terrazzo. È il vicino. Ha scavalcato la ringhiera che divide il balcone della nostra cucina da quello del suo bagno. Se lo tira fuori e comincia a pisciare sulle piantine di menta. Il prossimo mojito che quei due decideranno di farsi sarà particolarmente interessante. Cercherò di non ridere, ma sarà difficile.

Rumori dalla porta d’ingresso, il vicino rientra velocemente nel suo appartamento.

"Tro-ia! Sei una tro-ia!"
"E tu un finocchio! E c'hai pure il cazzo piccolo!"

Poi sento un rumore, un botto improvviso, come se lei gli avesse gettato le scarpe contro, mirando dritto al naso, ma lui le avesse abilmente schivate, facendole andare a schiantarsi contro il finto noce della porta del salotto.

Il lampadario dell'ingresso mi confermerà in seguito essere andata proprio così.

"Ma che cazzooo faai!?!? Sei fuoooriii!?!?! Guarda che ti gonfio. Ti ammazzo. Tanto adesso non devo neanche fare attenzione a tuo cognato, che ormai sono fottuto, e grazie a te! Ah, ma anche tu sei fottuta, lo sai, vero? Fooottuttaaaa!!!!"

CRASH!!!

Mi immagino la scena. Lei che lo guarda spaventata. Lui che prima sembra calmo, le dice quelle cose, poi le urla "fooottuttaaaa!!!!" lanciandole contro il vaso Ikea, che però, a causa della sua pessima mira, va a fracassarsi contro la vetrinetta del mobile bar.

Sento passi pesanti e veloci venire dalla mia parte. E' lui.
Apre il cassetto delle posate e comincia a rovistarci dentro, guardandosi con ansia alle spalle. Poi lo trova: il coltellaccio. Lo nasconde nei pantaloni, dietro la schiena, poi mi apre e si mette a spostare quelle due o tre cose che stanno al mio interno, cercando chissà cosa.

Entra anche lei.

"Che cazzo fai?"

"Voglio una birra."

Una birra, figurarsi! Pretende ancora di trovare una birra, dopo il modo in cui mi hanno trascurato in questi ultimi mesi.

"Niente da fare" - mi chiude ghignando a denti stretti.

Lei deve aver intuito le sue intenzioni perché non gli dà il tempo di voltarsi che gli si butta addosso. Cadono, gli si aggrappa al collo e lo inchioda a terra, contro il mio sportello del freezer. Comincia a strappargli i capelli e a morderlo sulla faccia. Lui urla, non riesce a divincolarsi.

A me pesano un po', sinceramente, ma non mi fanno male. Certo, non è il massimo averli appiccicati contro in quella maniera. Specie per lui, che puzza di gatto malato.
Continuano a sbattermi contro, mentre lottano.
A un certo punto qualcosa di strano.
Come, boh, delle scosse.

Il tavolo della stanza, che si sposta di mezzo metro.
Il quadro sulla parete di fronte, che si alza di mezzo metro.

I pochi e scaduti barattoli di yogurt che stanno al mio interno si ribaltano e rotolano da un piano all'altro, sempre più in basso. Mi si apre la porta. La pellicola trasparente che avvolge una mezza cipolla ormai marcia abbandona (finalmente!) l'angolino in cui si era nascosta, e scappa via, all'aria aperta.

Per me è quasi un deja vu...non capisco..anzi, sì! Adesso ricordo!
La prima volta che sono stato qui... quei due ragazzi in tuta da lavoro.
Il primo ricordo della mia vita... mi avevano appena attaccato alla corrente, quei due ragazzi che domandano "Va bene qui, signora?", e lei che chiede di spostarmi un po' più vicino all'angolo, ma non troppo, che ci deve stare anche la scopa.

Allora i due tipi mi prendono, mi abbracciano, mi fanno ondeggiare, mi muovono...sì, è proprio quella la sensazione, mi sto muovendo!
Ed è...bellissimo.

Vedo i loro volti terrorizzati, sono sempre a terra, sotto di me.
Lui è riuscito a prendere il coltellaccio. Lei gli tiene ancora le mani tra i capelli. Ma sembrano non lottare più, chissà perché.
Anzi, chissà perché un cazzo. Non mi interessa più niente di loro, io mi sto muovendo! Ed è bellissimo.

Vedo solo il pavimento e poco più. I loro stupidi volti sono vicinissimi, adesso. Ma non mi importa

CRASH!!!

SV staff

Non c'è sesso senza sesso #9

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Voi mettete il rock 'n roll, perchè sesso e droga oggi, li porta Richi Selva. Un racconto da fumare tutto d'un fiato.

Fumava. Io la guardavo steso sul fianco e lei fumava. Uno spinello di White Widow che “spaccava di brutto”, come disse dopo aver fatto un paio di note.

Anna era solita fumare, prima di fare l’amore.

Mia moglie invece preferiva farlo dopo, molto più classicamente.

Era una tradizione che Anna portava avanti da diversi anni, questa della droga prima del sesso. Fuori dal letto conduceva una vita regolare, ai limiti della noia e all’insegna della salute, ma sotto le lenzuola arrivava a compiere le peggio cose. Tipo apprezzare un brano degli U2, immaginare di guidare una Punto, sognare un futuro in banca per suo figlio dodicenne.

“Chi decide cosa è giusto o sbagliato? In fondo, tradire è nel nostro Dna, è un istinto che reprimiamo per una stupida convenzione sociale” - dissi ad Anna per fare un po’ di conversazione, mentre aspettavo che finisse l’erba.

Mi rispose, accarezzandomi dolcemente in mezzo alle gambe con la mano libera: “Non è questo il punto, non è questione di giusto o sbagliato. E’ che non siamo mica animali, non possiamo fingere di ignorare le conseguenze e il peso delle nostre azioni con la scusa dell’istinto. Non esistono giustificazioni per il tradimento”.

“Mh, sarà, ma adesso basta parlare delle migrazioni di parlamentari verso il gruppo misto”.

Mi misi a baciarle una spalla con intensità poderosa.

Lei spense il mozzicone nel posacenere sul comodino, poi restò incantata a guardare il soffitto, con un leggero sorriso tra le labbra. Quelle del volto.

Intanto continuava ad accarezzarmi tra le cosce.

Eravamo eccitatissimi. Anna anche sballata.
“Dio benedica i cinesi che copiano tutto alla perfezione!” – esclamò per elogiare l’erba, comprata dal muso giallo del secondo piano. L’avevamo incontrato sull’androne, salutandolo e basta, per cortesia, ma lui aveva tirato fuori questa bustina d’erba.
“Sollo deci eulo! Sollo deci eulo!”
A parlare italiano, quel pechinese era un cane. Ma, a quanto pare, la sua roba era buona e non aveva nulla da invidiare alla White Widow originale.

Torniamo ora agli eventi.

Stavamo a letto, quindi, intenti in caldissimi preliminari, quando decidemmo finalmente di passare al fatidico dunque.
Nel giro di pochi secondi passammo da massaggi, carezze e teneri abbracci, a lingue in bocca, capezzoli infuocati e un indecifrabile groviglio di carne.

Gliel’avevo quasi messo dentro, ero proprio lì, che spingevo e aprivo una breccia, quando il chiavistello della porta d’entrata emise un tragico rumore ferraginoso.

Cazzo, cazzo, cazzo.

Di colpo mi si ammosciò. Raggelammo entrambi.
Io balzai in piedi fuori dal letto.

Dal corridoio arrivò il rumore della porta d’entrata che si chiudeva impietosa, e una voce risuonò per la casa come un’inevitabile condanna.
“Amoreeeeee, oggi al lavoro ho finito prima! Quella riunione è saltata all’improvviso, Dio benedica il virus dell’influenza A!!!”.

Seguì una risata spaventosa. Date le circostanze.

Anna mi fissava terrorizzata, restava immobile sotto le lenzuola, nuda e fragile. I suoi occhi si rivolgevano a me con disperazione ma pieni di fede. Riponeva in me ogni residua speranza di salvezza, come se mi reputasse in grado di toglierci, con un colpo di teatro, da quell’incresciosa situazione.

Lei era troppo fumata per reagire e prendere una qualche decisione, era evidente.

Ma io dovevo muovermi.

Raccolsi al volo i miei vestiti da terra, le scarpe, la cintura che avevo legato alla testiera del letto in previsione di qualche giochino estremo, e mi nascosi nell’armadio.

Chiudendo l’anta del guardaroba, nel mentre che il buio mi avvolgeva, nascondendomi più di quanto non facessero tutte quelle camicie e quelle giacche di pessima qualità, vidi il volto di Anna riempirsi di una disperazione ancora maggiore.

Era una soluzione banale quella dell’armadio, lo so, ma cosa potevo fare?

In quello stesso istante la porta della stanza si apri, accompagnata da un banale racconto sui dettagli di quella fatidica riunione di lavoro saltata all’improvviso.
Il racconto si interruppe bruscamente.

Chissà Anna come se la sarebbe cavata, pensai.

Fu in quel momento che realizzai, ahimè, con immensa vergogna, di trovarmi a casa mia.

richi selva

Non c'è sesso senza sesso #8

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Mai divertito così tanto, in attesa dal medico. Devo prolungare mutua due giorni, per tornare poi al lavoro il lunedì che viene.

Accoglienza pazienti dalle 16 alle 18.
Alle 16:05 ho già NOVE persone davanti e il dottore è in ritardo.

Divertentissimo, è stato uno spasso.

Con una media (ottimistica) di 7 minuti a persona, calcolo di riuscire ad uscire da lì dopo così abbastanza tempo per annusare l’aria e cogliere quell’impercettibile ma chiara sensazione che le cose, nel nostro paese, sono ulteriormente peggiorate. È risaputo infatti che in Italia le cose peggiorano un tot all’ora.
In ogni caso il dottore manco c’è, è ancora per i suoi giri oppure a casa sua in mutande, ed io in effetti potrei uscire da lì dopo così abbastanza tempo per rendermi conto che la situazione è oramai degenerata sino alla guerra civile. Non solo in Italia, ma nel mondo intero. Nel frattempo decido di stare lì, imparziale agli eventi che non avvengono.
Intorno a me:

Nove ottuagenari che battibeccano in dialetto.
Neanche un giornale sul tavolino in mezzo alla stanza, solo volantini per smettere di fumare, di bere, di votare.
Allora mi metto a mandare SMS stupidi a qualche amico per passare il tempo, ma l’anzianotto vicino a me, maniche di camicia nonostante i due gradi celsius, gentilmente mi avverte: ehi ragazzo, guarda che è vietato, è vietato usare il cellulare!

Quindi punta il dito dritto a sé e il mio sguardo lo segue verso la porta d’entrata della sala d’attesa: VIETATO l’uso del cellulare, ordina un cartello.

Poi si mette a dire che tutto ciò non è Repubblica, che dovremmo metterci tutti d’accordo a mettere i telefoni sul pavimento e farli suonare tutti insieme. Che chiami i carabinieri! Che li chiami pure il signor dottore! Voglio vedere a chi dà ragione, voglio veder cos’è Repubblica e cosa no, se si osa ancora a mettere certi divieti!
Il tutto senza urlare, ma concitato, rivolto solo ed esclusivamente a me, che ascolto muto il suo saggio delirio.
Voglio vedere cos’è Repubblica!
Che poi è “come le dicono” certe cose, VIE-TA-TO!
Ma si può? Un’arroganza simile?
Quindi attacca che il mondo va sempre peggio, che lui e i suoi quattro amici al bar, quando avevano la mia età, pensavano di cambiare il mondo e invece va sempre più male.

È noiosissimo, continua in loop a ripetere questa cosa della Repubblica, ma io lo reputo già un grande ed è comunque meglio lui come compagno improvvisato di chiacchiere che la rimanenza della gente lì dentro. Specie perché il resto della sala è composto da anziane signore e signoracce che non smettono di lamentarsi, minacciare ripicche e non so che, verso una che è passata davanti a tutte loro, loro che stanno in coda dalle 3 e mezzo.
Una che doveva andare “solo dalla segretaria”.
Eh sì, dice la donna che pare stare a capo della rivolta, colei che fomenta la massa , anch’io dovevo andare “solo dalla segretaria”, ma la segretaria era al telefono ed io stavo aspettando seduta!
Quel-la làaaaa, continua con disprezzo, non ha neanche chiesto se ci fosse qualcuno prima di lei, è entrata e se ne entrata dritta dritta nello studio!

Contemporaneamente l’infame signora che aveva saltato la fila compare in corridoio e sta per incamminarsi via, lungo la sua giornata, prontamente viene fermata dalla madamina incazzata, che così l’apostrofa: E’ vietato l’uso del cellulare!
No, scherzo.
Le dice: Un momento, si fermi! Lei se n’è andata dalla segretaria senza neanche chiedere a nessuno! Non è così che si fa, è una maleducata!

Il vecchietto repubblichino avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi dice: Eh ma quella fa sempre così, è la moglie del sindaco di vattelapesca, anche a scuola fa sempre così, me l’hanno detto le mie figlie. A quel punto temo di arrivare a saperne più di quanto realmente mi interessi, ma vengo fortunatamente risparmiato da un ulteriore loop di aneddoti indesiderati e bizzarri commenti.
Intanto l’usurpatrice e scavalcatrice di code che fa sempre così, anche a scuola, abbozza una scusa che a me pare sincera, ma viene aggredita verbalmente da tutto il popolo della terza età in rivolta. Tranne il mio amico che si limita all’insinuazione politica di cui sopra. (E’ la moglie del sindaco! Fa’ sempre così! E la chiamano Repubblica!)
La tipa scappa via, onde evitare di subire il pestaggio da parte dei diversamente giovani, particolarmente esagitati e muniti di minacciosi, vissuti, nodosi bastoni da passeggio, i nonni, e le nonne di secolari borsette dal peso specifico imprecisato, ma sufficiente a tramutare tali borsette in roteanti armi letali. Intanto, alla buon’ora, arriva il dottore e si mette a visitare il primo paziente. L’eccezionale evento ha come conseguenza un improvviso rasserenamento del clima e un abbassamento delle pressioni arteriose.
Il mio nonnino vicino di sedia si alza e va ad aspettare in corridoio, presto tocca a lui e dopo di lui toccherà a me.
Tutto si calma, quindi, e le nonne vendetta rosicchiano le ultime ossa immaginarie di quella maledetta che è la moglie del sindaco, di quel-la làaaa, che c’ha le corna e nessuno la vuole. Insomma, la rivestono di merda in pochissimi minuti.
Io me ne esco in corridoio per non sentire le sconcerie e le maldicenze.
Mi affaccio fuori della sala d’attesa e per poco, con un semplice passo, non faccio secca una nonnina tascabile. Nel senso che questa settantenne era rimpicciolita così tanto durante la sua vita, da sembrare l’ultimo elemento di una matrioska.
È piccolissima, le mani quasi invisibili strette al petto come sgranasse un rosario.
Mi fissa con due grosse e profonde olive nere e mi dice: io invece non mi lamento mai e se qualcuno mi passa davanti, pazienza, faccio solo attenzione a non passare davanti io.

Poi mi fissa con macabra e pacata intensità. Rabbrividisco, roba da mettere a disagio un satanista strafatto di Lsd.
Col massimo rispetto ripenso alle sue parole e le dico di farsi furba, ma lei dice che preferisce così, tanto la gente ha fretta e lei no.
Santissima.
Poi è il suo turno, vedo che le cose stanno andando per le lunghe e le passo davanti.

No, non è vero, ma sarebbe stato bello, invece torno a sedermi in sala d’attesa ed entra lei.
La donna del giorno.
Quarant’anni poco o poco più.
Capelli biondi e sciolti che le accarezzano le spalle.
Eleganza sportiva, bel corpo, un volto serio e freddo, ma si capisce chiaramente che vorrebbe mandare al diavolo tutto, tutta la formalità e tutta la serietà morale in cui è rinchiusa, vorrebbe ridere, scherzare, fare all’amore per ore, ore, ore, con un ragazzo in mutua di sani principi che non approfitta delle vecchine bonsai.

Si mette a parlare un po’ con tutti, tranne che con me.
Scambia battute con tutti, ma non con me, con me non scambia neppure un’occhiata, un rapido incrocio di sguardi.
Ride e scopro che in realtà non ha affatto il volto freddo e severo, per nulla.
Mi rassereno e mi metto a pensare alle mie cose, estraggo un fazzoletto e asciugo la bava ai lati della bocca.
Poi vedo che è quasi il mio turno, mi alzo e resto casualmente fermo in piedi vicino a lei. Si fanno battute su quanto sono veloci le visite da quando è arrivato il dottore, zac zac, un paziente dopo l’altro. Meno male, penso.
Poi dico qualcosa, non volevo divertire, non era una battuta, ma forse poteva sembrarlo, non ricordo cos’ho detto, comunque un paio di persone ridacchiano e fra esse anche la superbionda.
Che è proprio vicino a me, ride, mi giro d’istinto a guardarla, ci guardiamo negli occhi e sboccia l’amore.
No, nulla di così romantico, ci guardiamo negli occhi, lei si avvicina un po’ a me con il corpo, continuando a ridere e, nello sfumare di questa risata, mi prende la mano fra le sue, per un paio di lunghissimi e calorosi secondi, poi la lascia.
A quel punto ho un’erezione.
Un’interminabile, lunghissima, oscena erezione.
Fortunatamente lei non se ne accorge, non se ne accorge nessuno, a momenti non me ne accorgo neppure io , perché è il mio turno e vengo chiamato dal dottore. Esito un breve istante, mi concentro e il mio coso torna giù.
Nell’andarsene via, l’anziano delle prime chiacchiere mi passa vicino, si ferma e mi augura: che ti possano accadere le più belle cose ragazzo! Io gli sorrido e gli stringo la mano. Arrivederci, dico, ricambiando l’augurio.

Poi il dottore mi visita e mi prolunga la mutua.
Me ne vado, la bionda è nell’ufficio della segretaria e non posso salutarla.
Saluto invece la Santissima del posto in fila, che non passa mai davanti a nessuno e che molto devotamente cede a chiunque il suo, di posto. Difatti è ancora lì in quel corridoio, complemento d’arredo dal minimo ingombro.

Le dico: arrivederci, signora. Ma lei abbozza un sorriso e non mi risponde, anzi, mi fulmina con un’occhiata. Visibilmente contrariata.
Me ne vado, sereno e divertito, ma con l’atroce dubbio che forse, a dirla tutta, la mia erezione non è passata del tutto inosservata.

richi selva

De Lapaleaks #2

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Leggiamo sul Corriere che un sito internet ha recentemente messo alla berlina una serie di ricerche scientifiche, bollandole come “scontate”. Tutto nasce da questa rivelazione: “Mance più laute se hai il seno grosso.” Ma anche da: “I bambini maschi amano le macchinine e le femminucce le bambole.” “Adulti più felici nei week end.” “Sodomizzare un elefante non è facile, né divertente.”

Noi di SV difendiamo invece questi ricercatori. Che paiono dei cialtroni perditempo, e proprio per questo ci stanno molto simpatici. Abbiamo quindi intervistato il Dott. Emanuelo McCloskiwski, un giovane e affascinante italoamericano a capo di una squadra internazionale di ricerca, composta da giovani dottori normodotati, filosofi senza capelli, chimici armati di bermuda rosa shocking, matematici sovraeccitati, coleotteri e nani da giardino. Lo scopo del team di ricerca è palesemente quello di sfruttare al meglio i fondi pubblici ottenuti dallo Stato, ma non possiamo certo farne loro una colpa.

SV: Dott. Emanuelo McCloskiwski, a quanto ammontano tali fondi?

EMC: Innanzitutto un saluto a tutti, ai miei amici, alla mia ragazza, a chi mi legge in questo momento, a mia madre, alla madre dei miei amici, alla madre della mia ragazza, alla madre di chi mi legge in questo momento. I fondi ammontano a circa 8 milioni di euro.

SV: Urka! Ma come ha fatto ad ottenere una tale cifra?

EMC: Mia cugina ha vent’anni, è bellissima, ninfomane e mi deve dei favori.

SV: Non capisco, lei mi sta prendendo in giro. Vuole dire che con il sesso si possono ottenere dei soldi?

EMC: Esatto, non a caso questa è stata la prima scoperta effettuata dal mio team di ricerca.

SV: Interessante, direi allora che i fondi sono meritatissimi.

(Il prof. McCloskiwski prende un appunto su una stagista e poi mi domanda se voglio un caffè o delle cellule staminali. Chiedo se posso avere la stagista, ma mi tocca accontentarmi dell’appunto. C’è scritto “Promemoria: chiedere al giornalista se vuole del caffè o delle cellule staminali”.)

SV: Mi dica professore, quali sono gli altri progetti di studio a cui vi siete dedicati? Cosa bolle in pentola?

EMC: In pentola…cosa bolle in pentola…beh, qualcosa di grosso, certamente. Siamo molto vicini a rivelare al mondo il motivo dei misteriosi ritrovamenti di uccelli morti in varie parti del mondo.

SV: E sarebbe?

EMC: Sono morti.

SV: Dottor Emanuelo, ho la vaga impressione che lei mi stia prendendo in giro.

EMC: Eccezionale, che ne dice di entrare a far parte del nostro team di ricerca, la vedo abbastanza preparato.

SV: Uhm, l’offerta è allettante, promette di presentarmi sua cugina?

EMC: Stavo scherzando.

SV: Ovvio, certo, ovvio. Torniamo a noi e alle nostre ricerche scientifiche. Ho letto da qualche parte che avete passato sei mesi a studiare il comportamento degli automobilisti, che cosa ne avete tratto?

EMC: Una cosa incredibile, pensi che il 99% degli automobilisti di tutto il mondo ha l’abitudine di guardare nello specchietto retrovisore, prima di effettuare un sorpasso.

SV: E quell’1%?

EMC: Stiamo aspettando che esca dalla terapia intensiva, per saperlo.

SV: Benissimo, ci tenga informati. Dottore, so che non è stata un’intervista molto lunga, ma ho un’apericena tra mezz’ora, e devo salutarla. Ha portato qualcosa per noi, vero?

EMC: Certo, un elenco di cose interessanti e utili derivanti dalle ricerche condotte dalla mia squadra. Molti dicono che sono ricerche inutili e lapaleaksiane, a tutti loro io rispondo: pensate al successo di Fabio Volo, poi ditemi se le nostre ricerche sono banali.

SV: Il messaggio è chiaro, la ringrazio ancora Dottore, arrivederci!

(Lascio il professore a quello che stava facendo: scaricare illegalmente risultati di ricerche da internet. Prima di andarmene gli chiedo di timbrarmi i documenti che mi ha dato, così potrò usarli come giustificativi per ottenere un rimborso spese.)

Le scoperte di cui potete fare a meno:

Una ricerca conferma che, se sei allergico, a primavera starnutisci spesso.

Una ricerca conferma che, se attraversi con il rosso in centro a Milano, al 90% ti mettono sotto con l’auto.

Uno studio condotto sui topi ha permesso a un team di ricercatori di vendicarsi per il furto dell’emmenthal.

Una ricerca conferma che le serie tv italiane fanno cagare.

Una ricerca conferma che il pranzo domenicale dalla suocera non è gradito, ancor meno se c’è il derby su Sky.

Una ricerca conferma che se metti la freccia sinistra e giri a destra sei un gran cornuto.

Una ricerca conferma che se spari a casaccio sui passanti prima o poi ti beccano.

Uno studio effettuato su un campione di mille persone ha dimostrato che per la ricerca ci sono almeno mille persone disposte a fare cose stupide.

Una ricerca conferma che la maggior parte dei suoceri non considera lo spogliarello a pranzo una forma di umorismo.

Una ricerca conferma che condurre ricerche sugli automobilisti bendati è pericoloso.

Una ricerca rivela che il tempo libero non ha prezzo. Ecco perché nessuno mi paga per fare niente.

Un ricercatore ha recentemente individuato la cura definitiva contro il cancro, ma nessuno parla la lingua di quel ricercatore.

Una ricerca conferma che se fate partire una lavatrice, andate via, e nel mentre che siete in giro si stacca il tubo dell'acqua, quando tornate è un casino.

Una ricerca conferma che se stai leggendo questo post sei su internet, ed io con tua moglie.

Una ricerca conferma che se i giornali non pubblicassero stupidaggini, ci sarebbero molte spazi bianchi per provare le combinazioni del sudoku.

La ricerca più approfondita di sempre rivela che SenzaVoglia è il blog più divertente, interessante, poetico, eccitante, sensuale, modesto e sincero di tutto il web.

Natale (e Capodanno) con i mortacci tuoi...#4

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Troppo presi dal realizzare i vari consigli, ci stavamo dimenticando che il Natale è passato e che una nuova dura prova si avvicina. Il capodanno. Ecco l'ultima miscellanea, l'ultimo giro di giostra, l'ultima sigaretta, l'ultima quel cazzo che vi pare. E stavolta complici anche Fed-Ex e Silas Flannery.

100) Presentatevi in netto anticipo, coi vestiti tutti impolverati, sostenendo di essere il Fantasma del Natale Passato.

101) Paarlaate coooon estreeema leeenteeez-za.

102) Intrattenete la famiglia con il gioco delle tre carte.

f) Prendete il nonno e chiedete a qualcuno di scattarvi una foto insieme. Il nonno
lasciatelo normale, ma voi mettetevi in posa di schiena.

8) Presentatevi con le sopracciglia rasate.

l) Parlate a chi vi sta di fronte guardandolo non negli occhi, ma dietro la testa.

sedici) Mostrate orgogliosi il vostro ultimo tatuaggio raffigurante Bin Laden che si scopa uno, o una, della famiglia.

iii) Insistete, animatamente e contro ogni evidenza, che è il pandoro a contenere tradizionalmente uvetta e canditi.

103) Regalate un crisantemo a ciascun invitato lasciando intravedere, mentre glielo porgete, la fondina sotto la giacca.

CX) Urlate soddisfatti “Scopa!” ogni volta che il banditore del mercante in fiera chiama una delle vostre carte, pretendendo il montepremi quando sarete rimasti senza.

2 ) Parlate senza mai utilizzare le lettere P, A, B.

Ugo) Lasciate a casa vostra moglie/vostro marito, e presentatevi con Ozzie Osbourne.

Trentasei) Affettate il torrone con tutta la scatola.

4) Ogni volta che vostro cugino vi si avvicina, annusate vistosamente l’aria e controllate la suola delle scarpe.

Quasi 5) Se qualcuno vi scatta una foto col cellulare, sottraeteglielo con irruenza e scaraventatelo a terra.

19) Rivelate a vostra madre che siete stati adottati.

19) Rivelate a vostro padre che è stato adottato.

19) Rivelate a vostra madre che siete stati una madre.

19) Rivelate a vostro padre che siete stati.

19) Nel bel mezzo del pranzo, raccontate della rettoscopia effettuata pochi giorni prima. Scendete nei minimi dettagli e mimate con passione.

∀) Quando vi fanno una domanda rispondete con cortesia ma a quella precedente.

) Spettegolate malignamente di vostra cognata. Parlando con vostra cognata.

150-25%) Arrivate vestiti da arabi, raccontando del vostro viaggio a Kabul e dichiarando che se tutte le donne non indossano il burqa farete saltare la casa con il tritolo che avete addosso.

4-a, come se fosse Pino) Parlate a vostro cognato di come vi siete scopato sua moglie durante il suo turno notturno domenicale che aveva accettato per comprarle una pelliccia.

1) Scopate tutti i presenti.

2) Arrampicatevi a centro tavola, annunciate uno strabiliante gioco di prestigio ed eiaculate in faccia ai commensali.

3) Dopo un breve sondaggio radunate tutti i nipotini fan di Harry Potter e invitateli sguaiatamente a giocare con la vostra bacchetta.

4) Incendiate un peto.

5) Impugnando il trinciapollo, esibitevi nell’imitazione di Jack Nicholson in Shining.

6) Intavolate con lo zio sacerdote una discussione sulla verginità di Maria.

7) Presentatevi con i pantaloni calati, il membro eretto e con la massima serietà annunciate: “Buonasera, sono lo Spirito Santo”.

8) Servite in tavola un pandoro farcito alla crema, e con noncuranza spazzolatevi le briciole di pandoro dalla patta.

9) Usate le statuine del presepe come bersagli per il tiro alla cerbottana, scrivendo sopra il bambinello “100 punti” con l’indelebile.

10) Cantate “Astro del Ciel” con i rutti.

69) Infilate di nascosto nella giacca di vostro cugino una foto abilmente ritoccata, in cui sua moglie spompina il nonno.

0,001) A tavola, tra i tortellini in brodo e il cotechino con le lenticchie, conversate coi commensali tagliandovi le unghie dei piedi.

@) Coinvolgete tutti in un gioco dei mimi. Categoria film: unite pollice e indice in un cerchio e passateci ripetutamente dentro e fuori un dito dell'altra mano. Oppure direttamente il cazzo.

(<>) Arrivate puntuali, salutate tutti, poi con la scusa di andare in bagno nascondetevi in giro per casa. Saltate fuori a fine giornata facendo finta di niente. Consigliabile premunirsi di panini e birre da tenere in tasca.

;-) ) Insistete a voler recitare una preghiera prima del pasto. Quindi ringraziate il Signore per tutto il cibo, per la splendida giornata, per l'affetto dei vostri cari, per avervi donato una minchia di 35 centimetri. Andate avanti più che potete e concludete con un bestemmione.

101) Mangiate molto pesante la sera prima. Liberate lo sfintere.

97bis) Quando vengono aperti i regali che avete fatto voi tappatevi le orecchie e correte a mettervi al riparo

97ter) Rientrate in tempo per il regalo del padrone di casa. Regalategli un ordigno

Ժ) Al momento del primo brindisi urlate “A morte gli infedeli!” e cercate di sgozzare la nonna

1) Presentatevi con 2010 candeline e pretendete di metterle sulla torta

π) (per lei) Dite a tutti che avete preparato una recita natalizia, staccate il crocifisso dal muro ed esibitevi in una riduzione teatrale de L'esorcista

)) Registrate i lamenti di una persona imbavagliata sull'ipod e mettetelo dentro un enorme pacco dono

213) A metà della cena chiedete con insistenza un caffé e in attesa che venga preparato mettetevi a dormire sul presepe

n) Entrate in cucina e proclamatene l'indipendenza. Per dimostrare le vostre ragioni leggete tutto il testo della Carta delle Nazioni Unite

9) Prendete la parola per un brindisi e annunciate a vostra moglie che volete divorziare

G2) Al momento dei regali spogliatevi e regalate un vostro indumento a tutti i presenti

=) Presentatevi con una super8 e filmate tutto senza dire una parola. Se siete Enrico Ghezzi

Natale coi mortacci tuoi
101 modi per...#3

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Oggi, speciale numero della vigilia. Più forte, più veloce, termoascensorato, iposodico, prendi tre paghi tre ma tutto in una volta. Un modo come un altro per farvi gli auguri. Per cosa, decidetelo voi.

101) Dopo aver bevuto il caffè, spaccate la tazzina a terra, dietro di voi. "Così come fanno in Russia".

101) Presentatevi con indosso una mascherina anti-infezioni.

101) Aspettate la mezzanotte ed urlate eccitati “buon anno!”, buttando le vettovaglie dalla finestra.

101) Insistete perché la indossino gli altri, una mascherina anti-infezioni. Non date spiegazioni.

101) Balbettate, anche se non l’avete mai fatto. Al momento dei saluti finali tornate a parlare normale.

101) Esprimete parole di apprezzamento per ogni regalo che ricevete, aggiungendo “Hai conservato lo scontrino?”

101) Agganciatevi ai discorsi degli altri con "A proposito..." e raccontate barzellette che terminano con una bestemmia.

101) Giocate a lanciare di nascosto molliche di pane nei piatti dei bambini.

101) (per lei) A tavola, fingete un orgasmo come Meg Ryan nel famoso film.

101) (per lui) A tavola, fingete un orgasmo come Meg Ryan nel famoso film.

101) Preparatevi a dovere sull'argomento, e passate il Natale a parlare dei Maya, delle piogge solari, e del 2012.

101) Andate in bagno, imbottitevi le mutande con del cotone in maniera esagerata. Sedetevi sul divano a gambe larghe con nonchalance.

101) Comportatevi normalmente, siate voi stessi. Ma ogni tanto urlate un nome di animale guardando il soffitto. “Capitone!”

101) Elogiate il cinema russo degli anni venti, poi chiedete alla vostra cugina ventenne di secondo grado se è disponibile per una retrospettiva.

101)Arrivate con un rettilario, raccontando che vi hanno licenziato dal circo e non sapevate a chi lasciarlo.

101) Se ci sono foto alle pareti, munitevi di un pennarello per disegnare dei baffi sui volti. Se volete, potete fare lo stesso anche sulle foto.

101) Complimentatevi per la pulizia della casa e insistete che volete le pattine. Poi usatele come tovaglioli.

101) Spiate chiunque vada in bagno attraverso il buco della serratura. Qualora la porta avesse il chiavistello, recuperate un buco della serratura.

101) A fine pasto, chiedete una doggy bag. Poi mangiate da lì con le mani.

101) Girate scalzi senza motivo.

101) Per segnare sulla vostra cartella della tombola i numeri estratti usate pallottole di cerume e muco. Di chi vi siede accanto.

101) Se siete voi a estrarre i numeri, equiparateli alla quantità di rapporti sessuali avuti nell’ultima settimana dai partecipanti.

101) Se non siete voi a estrarre, prima che inizi la partita infilate un black mamba nel sacchetto dei numeri.

101) Appena arrivati, salutate il padrone di casa e chiedetegli di mostrarvi la collezione di snuff di cui vi ha parlato il giorno precedente.

101) Mirate il nonno addormentato quando stappate lo spumante.

101) Rimanete schivi e silenziosi per tutto il tempo, ad un certo punto cominciate a dare insistenti consigli su una diversa disposizione dei mobili. Fino a quando qualcuno non vi ricorda che è casa vostra.

101) Cominciate dai mignoli. Se non vi consegnerà il sacco ditegli che il prossimo ad essere tagliato sarà il suo uccello. Ah no, scusate! Questa è una delle cose da fare a Babbo Natale.

101) Arrivate in Harley Davidson, derapando sulla ghiaia in cortile.

101) Scusatevi per il disturbo, ma presentatevi con la cesta del bucato e una buona storia sulla vostra lavatrice.

101) Se non avete reperito abbastanza LSD da aggiungere all’insalata di polpo, svuotate un botticino di Lexotan nel brodo dei tortellini.

101) Al momento del caffè, mettetevi a cantare il ritornello di Don Raffaè. Cambiando le parole a vostro piacimento.

101) Parlate agli oggetti e ignorate i parenti.

101) Introducete ogni frase con la premessa “Nel Vangelo si legge che”.

101) Se qualcosa sta cuocendo nel forno, infilateci dentro un piatto di plastica.

101) Ogni volta che vi rivolgono la parola, annuite alzando al massimo il volume del televisore.

101) Riempitevi le tasche di preservativi e fate in modo che vi cadano accidentalmente di continuo.

101) Accendetevi una sigaretta ogni cinque minuti. E nascondetela in un armadio.

101) Dite a chiunque indistintamente che ha una foglia di insalata sugli incisivi.

101) Ostinatevi a non togliervi una foglia di insalata dagli incisivi.

101) Soffermatevi a parlare ad alta voce con Gesù.

(continua anche domani...)

Natale coi mortacci tuoi
101 modi per...#2

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Continua (da qui) l'elenco di tutto quello che avreste dovuto fare per rendere accettabile il cenone natalizio con i parenti ma non avete mai avuto il coraggio di confessare a voi stessi.

35) Affrancatevi in anticipo trovando una motivazione credibile. Ad esempio “Ho dimenticato una ragazza ammanettata al mio letto”.

87) Se vi regalano una cravatta identica a quella che state indossando, ringraziate dicendo “Avevo proprio bisogno di un perizoma che facesse pendant”.

9) Esibitevi nell’imitazione di vostro nonno dipingendovi la sua faccia sulle chiappe.

237) Regalate a vostro nipote un autografo di Maurizio Costanzo. A meno che vostro nipote non sia Maurizio Costanzo.

0) Se siete voi gli ospiti, convincete gli invitati che non c’è nulla di più natalizio che imbiancare la casa.

14) Abbandonatevi agli aneddoti nostalgici sulla famiglia: raccontate di quando vostro nonno vi ha molestati.

41) Piazzatevi davanti a un’immagine religiosa e parlate al contrario.

414) Coinvolgete tutti in un entusiasmante gioco dei mimi. Ispirato ad Abu Ghraib.

4141) Gareggiate a buttar giù brandy col vostro cugino dipendente da Roipnol.

0.5) Ripetete ossessivamente che sentite odore di gas.

58) Complimentatevi con vostra cognata per il vestito: “Così quest’anno lo fai tu, Babbo Natale?”

96) Lamentatevi che la carne è così dura che preferireste mangiare il tavolo. Ed iniziate a mangiare il tavolo.

15) Convincete vostra nonna che siete la reincarnazione del feto che lei ha abortito cinquant’anni fa.

48) Se i giochi di carte vi annoiano, scommettete la verginità di vostra figlia.

72) Stringete amicizia con la cuginetta di 8 anni, giocate con lei. Strizzate l’occhio ai parenti mentre la seguite nella sua cameretta e vedete che succede.

3) Assentatevi per un minuto, chiamate i carabinieri dal telefono di casa e parlate di un cadavere rinvenuto in garage. Date l’indirizzo e il nome di chi vi ospita.

30) Regalate un alcool test a tutti.

40) Presentatevi con una maglietta degli Iron Maiden sopra la camicia.

50) Per tutto il giorno, parlate in rima e cantando, come in un musical.

90) Aspettate il momento in cui tutti ridono, scherzano e fanno bei discorsi, quindi alzatevi col bicchiere in mano e proponete un brindisi alla figa.

900) Annunciate di aver scoperto di avere un tumore, poi chiedete ancora un po' di pandoro.

9000) Parlate di libri e cinema svelando tutti i finali che conoscete.

85) Fate pipì contro l'albero.

6) Chiedete in casa se potete vedere una cosa su Internet, e formattate il computer.

63) A tavola cercate di portare il discorso sui "limiti della satira".

(continua...)

Natale coi mortacci tuoi
101 modi per...#1

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Il pranzo di Natale coi parenti non lo sopporta nessuno. E’ più facile trovare qualcuno che ammetta di aver votato Berlusconi, piuttosto di qualcuno che si entusiasmi per una simile circostanza.
Indi per cui, ecco un “tot” di cose che si possono fare per sopravvivere ad un pranzo di Natale coi parenti.

3) Presentatevi con un uovo di Pasqua e vestiti da Zorro, affermando: “Amo così tanto le tradizioni che mi diverto a mischiarle”.

12) Prendete di mira o la zia, o il nonno, o la suocera, insomma un parente a caso, e rivolgetevi a lui/lei per tutto il giorno sbagliando sempre il suo nome.

13) Ruttate dopo ogni bicchiere bevuto. Dagli altri.

5) Colmate la bara di Smarties. Ops, scusate, questo non c’entra.

42) A un certo punto del pranzo, alzatevi di scatto attirando l’attenzione, quindi allontanatevi con relativa preoccupazione, ma solo dopo avere annunciato: “Scusate, devo andare in bagno, stamane ho scordato di masturbarmi”.

31) Masturbatevi in bagno tra un piatto e l’altro.

56) Parlate di politica con la nonna di 87 anni seduta davanti a voi. Cambiate sempre opinione, cercando di confonderla.

6) Fingete un’improvvisa vocazione religiosa, poco prima del dolce, e mettetevi a cantare Alleluia a squarciagola, come le matte in chiesa.

7) Datevi malati.

10) Fate squillare il telefono di casa di vostra nonna per farla alzare e rispondere, ma riattaccate immediatamente. Tre o quattro tentativi basteranno a mettere fuori uso la sua trentennale protesi all’anca e permettere a tutta la famiglia di scoprire come trascorrono il natale negli ospedali.

22) Poco prima del dolce, mettevi a sbraitare che qualcuno vi ha rubato il portafogli. Costringete quindi tutti a spogliarsi completamente per verificare chi ve l’abbia sottratto.

87) Annunciate solennemente che avete finalmente chiuso con la pedofilia.

19) Appiccate il fuoco sotto al presepe e raccogliete scommesse su quale pezzo brucerà per primo.

90) Scambiate i nomi sui regali di vostra cognata e vostra nipote, e aspettate di vedere cosa se ne farà una bambina di un vibratore.

63) Date un assaggio alle vongole prima di tutti gli altri, e fingete un subitaneo attacco di salmonellosi.

24) Imponete la vostra presenza ai fornelli in virtù del corso di cucina che avete recentemente concluso con successo. Quindi servite il capitone ancora vivo.

39) Scommettete su quali film daranno in tv. Se ricordate i titoli di tutti i film con Dan Akroyd, vi aspetta una miniera d’oro.

14) Incitate a un tenero bacio i vostri nonni. E spiegate a vostra nonna l’espressione e la posizione da assumere.

55) Aggiratevi in cucina vestito da Babbo Natale; curiosate fra i fornelli immergendo la barba nel sugo.

16) Arrivate con i vestiti bruciacchiati come dopo un incidente e chiedete conforto e denaro. Dopo scappate senza farvi più vedere.

82) Portatevi dietro Arturo, un trans a cui piace raccontare le sue avventure notturne.

79) Prendete la bimba più piccola e giocate a lanciarla in aria, però con le braccia fuori dalla finestra.

41) Mettete dell’Lsd nell’insalata di polpo.

58) Allagate il bagno e date la colpa al riscaldamento globale.

59) Fate qualcosa che non fareste mai. Tipo baciare vostra moglie.

(continua...)

De Lapaleaks

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Tutti abbiamo letto le sconvolgenti rivelazioni di Wikileaks, Berlusconi è uno dedito a feste selvagge, Putin è un maschio dominante, Sarkozy è un re nudo, a Gheddafi gli piacciono le infermiere svedesi. Presi dalla curiosità, siamo andati a leggere tutti i file e abbiamo scoperto che...

I file di Wikileaks dicono che Babbo natale non esiste.
I file di Wikileaks dicono che sta arrivando l'inverno.
I file di Wikileaks dicono che il Papa risiede in Vaticano.
I file di Wikileaks dicono che c'è un negro alla Casa Bianca.
I file di Wikileaks dicono che avete votato pezzi di merda.
I file di Wikileaks dicono che la terra gira intorno al sole.
I file di Wikileaks dicono che una rondine non fa primavera.
I file di Wikileaks dicono che meglio cento giorni da leone che uno da pecora.
I file di Wikileaks dicono che il caffè con il sale, servito alle sei del mattino, non è un bello scherzo da fare alla tua compagna.
I file di Wikileaks dicono che Fede se le meritava.
I file di Wikileaks dicono che pasteggiare a Coca Cola è da sfigati.
I file di Wikileaks dicono che Boldi e DeSica non avrebbero mai dovuto litigare almeno, di stupidi ed irritanti film natalizi del cazzo, adesso ne avremmo solo uno.
I file di Wikileaks dicono che le dimensioni non contano, ma avercelo lungo è meglio che avercelo corto.
I file di Wikileaks dicono che inutile avercelo lungo e grosso se sei uno sfigato.
I file di Wikileaks dicono che se ce l'hai lungo e grosso sei tutto fuorchè uno sfigato.
I file di Wikileaks dicono che Gigi D'alessio fa cagare.
I file di Wikileaks dicono che Marco Carta fa cagare.
I file di Wikileaks dicono che "ma chi cazzo è Marco Carta?"
I file di Wikileaks dicono che non si può fare il bagno se non passano tre ore dal pasto.
I file di WIkileaks dicono che bisogna mettere la maglia della salute.
I file di Wikileaks dicono che appena lavi la macchina pioverà.
I file di Wikileaks dicono che hai la ragazza, ma ti tromberesti l'amica.
I file di Wikileaks dicono che Bersani può far vincere il PD. Dai scherzavamo, questo non lo dicono neanche loro.

Parlaci di te

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Sono molte le cose che non posso permettermi, ma non ne faccio un dramma. In fondo sono squattrinato con la camicia.

Logico che d'inverno preferirei essere squattrinato con il giubbotto o, avendo solo una camicia, potermi almeno trasferire alle Hawaii.

Che è una di quelle cose che non posso permettermi, ma non ne faccio un dramma, casomai una commedia. Il vero dramma sarebbe essere squattrinati con la camicia, di forza.

Che poi essere costretti a fare certe cose con la forza non sempre è un dramma, spesso è pornografia, specie se la camicia ti obbligano a toglierla. E non si è mai visto un film porno drammatico.
Quelle non sono mica lacrime.

Ma poi in un film porno drammatico, come distingueresti i singhiozzi dei pianti da quelli di piacere? E da quelli di quando ti è andato qualcosa di traverso?

Senza contare quelli che vengono dagli schiaffi, potrebbe anche trattarsi di un sadomaso. Mentre se fossero singhiozzi per un cuore spezzato, allora significherebbe che l'intervento non è riuscito, ma cerchiamo di essere sinceri: ne abbiamo tutti le palle piene di questi medical drama.

Il vero dramma per me è un altro: non riesco mai a tenere il filo del discorso. Dall'altra parte tirano sempre più forte.

Quindi finisce sempre così, come adesso, che per rispondere ad una semplice richiesta formale mi rovino un colloquio di lavoro.

Ma non è il caso di farne un dramma, non era neanche un posto da attore. 


richi selva

Torino. #Nord

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Questa settimana, la dedichiamo a Torino. 3 autori, 3 punti di vista geografici, 3 storie. Torino come luogo geografico, ma anche simbolico. Inizia Richi Selva

Questa faccenda della “pianta quadra” gli aveva sempre dato fastidio. Pareva che girare a Torino fosse un gioco da ragazzi, che fosse impossibile perdersi o non riuscire a trovare una via o un locale. “Perché a Torino c’è la pianta quadra”.
Ecco, lui invece per andare in città doveva sempre avere qualcuno al suo fianco, a fargli da navigatore. Meglio ancora se era questo qualcuno a prendere la macchina.
Era sempre stato così, fin dalle prime volte che scendeva giù dai monti alla ricerca di serate metropolitane che spezzassero la monotonia della più imboscata provincia. Imboscata per modo di dire, erano solo una quarantina di chilometri, ma a lui parevano un oceano, e Torino l’America.

Fatto sta che memorizzare la viabilità cittadina gli era sempre stato difficile, ma c’è da dire che il problema lo caratterizzava in ogni dove, anche per le strade che faceva tutti i giorni, quelle che partivano dal suo paese. Ne imbroccava di sbagliate, anche lì. Talvolta si perdeva pure in casa, faceva per andare in bagno e si trovava in balcone. Era convinto di avere una sorta di “malattia” rarissima che colpiva il senso di orientamento. Ma non azzardava ad esporre la teoria con nessuno dei suoi amici, avrebbero potuto dirgli che i deficienti non sono poi così rari.
Si affacciò alla finestra con questi pensieri e si accese una sigaretta. Si voltò a guardare sul divano-letto la sua ragazza che dormiva, sperando di non averla svegliata. L’orologio segnava le 5:05, c’erano ancora ( o soltanto, dipende dai punti di vista ) un paio d’ore di sonno a disposizione. Decise che gli sarebbero bastate quelle due ore, meno il tempo della sigaretta.
Tornò a fissare fuori dalla finestra la Torino che cambiava. Il grande muro verde sotto i suoi occhi divideva il palazzo da Corso Principe, ed era un’eredità temporanea dei lavori per il grande passante ferroviario, dove un tempo correvano le macchine adesso era rimasto un passaggio pedonale largo poco più di un metro. Più su, verso Porta Susa, intravedeva una delle mille deviazioni cittadine che spuntavano come funghi di giorno in giorno, alimentando in continuazione nuovi fantastici ingorghi e nuove originalissime bestemmie da parte degli automobilisti più intolleranti.
Ma tutto ciò lo riguardava ben poco, da un anno a quella parte. Il suo capolinea era lì, in quel palazzo della Torino Nord, e gli bastava sapersi muovere per quelle tre o quattro semplici vie che lo dividevano dall’immediato fuori città, dalla superstrada che collegava la sua valle con quell’appartamento.

Quindi a lui non importava della viabilità modificata a causa dei lavori per il passante, per la nuova stazione, o per la metropolitana. Tanto si perdeva lo stesso.
Ma la superstrada e quelle tre o quattro semplici vie le conosceva a memoria, a furia di farle due o tre volte a settimana, inizialmente sempre con l’ansia di sbagliare una rotonda e ritrovarsi all’improvviso per strade sconosciute che lo avrebbero condotto a vagare pericolosamente in centro, nella Ztl, di Milano.
Ripensò al motivo per il quale si era svegliato anzitempo. Aveva sentito delle urla provenire da fuori, vicino al palazzo, ma forse le aveva soltanto immaginate, o sognate, dato che in strada pareva tutto tranquillo e che la sua compagna non aveva dato segno di destarsi neanche per un secondo.

Tirò un’ultima nota alla sigaretta e gettò di sotto il mozzicone senza spegnerlo, poi tornò al fianco della sua fidanzata per le ultime due ore di riposo, prima della giornata lavorativa.
In realtà lui avrebbe potuto dormire di più, lavorava solo al pomeriggio, ma lei era legata gli orari dei mezzi pubblici e il suono della sveglia non concedeva alternative. Lui d’altronde, ne avrebbe avuto pure il tempo, non si sognava affatto di accompagnarla in macchina fino al lavoro attraversando la città, per poi doverla riattraversare in senso opposto tutto da solo e farsi preda del labirinto urbano, vittima della “pianta quadra” e delle sue innumerevoli insidie. Il suo amore per la ragazza era tale che non se la sentiva di darle questa apprensione. Lei ricambiava quel sentimento, e non gli chiedeva di farsi accompagnare.
Le 7:00 a.m. arrivarono implacabili e si dovettero alzare.

I tempi erano fantozziani, sveglia e caffè, scale, camminata veloce verso la fermata del tram raccontandosi i sogni fatti nella notte.
Lui le chiese se per caso, durante la notte, avesse sentito delle urla provenire da fuori, lei rispose di no.
Restarono insieme fino all’arrivo del 46 barrato, si diedero un ultimo bacio di saluto e lui promise che le avrebbe fatto uno squillo appena arrivato a casa, poi la vide salire e allontanarsi su quella fetta di polenta sferragliante, diretta verso i lavori in corso e le conseguenti deviazioni.
Mentre il tram si allontanava lento, circondato dai clacson, i fumi d’auto e il viavai di persone, s’incamminò verso la macchina per affrontare quei quaranta chilometri circa che lo separavano da casa.

Passò vicino al cantiere per il rinnovo della rete ferroviaria e vide le prime ruspe che si mettevano in azione. Poco più lontano stavano costruendo dei nuovi palazzi, vicino al recente cinema multisala e all’ennesimo centro commerciale. Quest’ultimo era strutturato come una città all’interno della città, aveva i suoi vari negozi specializzati e un supermercato, una pizzeria, un bar, una sala scommesse. Il tutto circondato da squallide mura in cartongesso che dividevano la piccola città dalla grande città, fatta di vari negozi specializzati, supermercati, pizzerie, bar, sale scommesse. Una sorta di matrioska capitalista che non dava scampo a nessuno. Chi più chi meno, era impossibile non cascarci.
Passava quindi accanto ai lavori in corso, presenti d’altronde in ogni dove, come in ogni città che si rispetti.
La città stava cambiando, crescendo, ed il suo mutato rapporto con Torino era significativo di come fosse cambiata la sua vita.
Un tempo Torino era passare la nottata ai Muri in condizioni psico-fisiche alquanto discutibili, ma soddisfacenti. Era arrivare in quella specie di disco-music-rockalternativo-pub, o quello che era, già ubriaco e fumato, con amici messi peggio di lui. E poi non riuscire ad entrare perché era “giovedì” e ci voleva la tessera. ( tra le righe: ragazzini sballati? È il sabato la vostra serata, tornate dopodomani )

Un tempo Torino era solo la ricerca “del porcaro” per un salutare panino salsiccia e crauti. Ovviamente subito dopo aver visto il caro vecchio Mohammed per una questione di affari.
Insomma, le sue “gite” in città erano sempre state parte di una vita che alcuni avrebbero definito sregolata ed eccessiva, e se approfondiva i ricordi erano in effetti molti gli episodi decisamente sregolati ed eccessivi a cui aveva assistito o partecipato. Da quello in cui fuggiva di corsa a causa di un senegalese incazzato che voleva rubare la collanina d’oro al suo amico, a quello che aveva comportato un veloce defilarsi attraverso il retro di un locale di Corso Vercelli per un improvviso blitz della polizia.
Ma ora non era più così, da diverso tempo. Da quando aveva conosciuto e iniziato ad approfondire il rapporto con quella ragazza, la sua vita aveva preso una piega apparentemente più convenzionale. Sicuramente meno avventurosa, forse più adulta.
Ora a Torino andava solo più per passare del tempo con lei: qualche mostra d’arte, qualche concerto quando capitava il nome o il gruppo giusto, ma soprattutto serate in appartamento a guardare un film in cassetta dopo una spartana cena. Ciò non significa che tutto questo fosse per forza meno pericoloso di una contrattazione notturna con un clandestino strafatto di coca, ma di certo offriva emozioni diverse.

Era felice di questo cambiamento nella sua vita. Le cose si erano fatte più serie ed aveva come l’impressione di essere riuscito a saltar giù appena in tempo da una giostra che girava troppo in fretta.
Perso in simili pensieri, arrivò alla macchina ed ebbe subito una spiacevole sensazione. Avvicinandosi alla vettura vide quella specie di fagiolo nero di plastica, il pirulino che indica la chiusura della portiera, alzato. Avvicinandosi ancora di più vide il vano portaoggetti aperto, ed un cd sul sedile.
La situazione era chiara.
Avevano forzato il nottolino della serratura e gli avevano svuotato la macchina. L’unica cosa rimasta era quel cd sul sedile.
Forse i ladri erano stati disturbati da qualcuno ( ripensò alle urla della notte ) e quel cd era rimasto lì per caso.
Forse ai ladri faceva cagare, quel cd.
Pensò a cosa gli avessero effettivamente rubato: dei cd, tanto per restare in tema, e basta. Ah no, anche un pacco di sigarette. Un magro bottino, ad essere obiettivi.
Comunque gli rodeva, erano quasi tutti originali, ed alcuni decisamente introvabili.
Riuscì tranquillamente ad aprire la portiera e a salire in macchina, dopo un minimo sconvolgimento iniziale cominciò a rilassarsi e a sentirsi persino fortunato. Avrebbero anche potuto rubargli tutta la macchina, o lasciargli qualche preservativo usato sui tappetini e qualche siringa piantata sul cruscotto.
Invece era tutto a posto.
Inoltre, faccenda non da poco, nonostante le sue nuove convenzionali abitudini, aveva un nuovo episodio di vita vissuta a cui far riferimento.
E qualcosa da ascoltare durante il viaggio di ritorno.
Inserì il frontalino dell’autoradio e in essa il sopravvissuto cd, accese la macchina e partì, dirigendosi verso nord. Più a nord di quanto già non si trovasse.


Richi Selva