La notte che mi cadde l'uccello nel cesso

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La notte che mi cadde l'uccello nel cesso iniziò come una notte qualsiasi. Intorno alle tre mi alzai ancora ubriaco fradicio per una veloce partita di vomito sincronizzato con lo sciacquone del cesso. Un'abilità acquisita in anni di esperienza ed esercizio.

La regola è semplice: mentre parte lo spasmo che porta dallo stomaco alla bocca le sostanze clandestine cui il mio corpo ha dato il foglio di via, ci si piega verso la tazza del cesso e contemporaneamente, tenendo saldamente con la mano sinistra la catenella dello sciacquone (opportunamente allungata alla bisogna), si fa partire la cascata d'acqua.  Se tutto riesce in maniera perfettamente sincronizzata, a fine espulsione non rimane una sola goccia di vomito nella tazza.
Anche quella sera lo feci in maniera impeccabile. Vomitai una parte della mia vecchiaia nel cesso e a fine getto non una sola goccia di vomito a deturpare il bianco ingenuo del wc.

Mi sciacquai la bocca con qualcosa che sembrava veleno per le termiti e provai a tornare a letto.
La stanza ruotava sempre di meno, indecisa come una trottola che perdendo la spinta iniziale non sappia bene se debba fermarsi quando la spinta si sia esaurita del tutto o invece un poco prima.

Chiusi gli occhi, ma nello stesso momento nel quale il dormiveglia bussava alle porte della mia incoscienza mi accorsi con fastidio che dovevo cagare. E pure in fretta. Mi alzai controvoglia e raggiunsi nuovamente il bagno. Calai i calzoni del pigiama e le mutande in un colpo solo e mi sedetti.
Dal mio culo vennero alla luce tre grossi stronzi lunghi e duri, di quelli che puoi scambiare tranquillamente per salami vecchi andati a male.
Mentre tentavo di rilassarmi un breve ma intenso getto di piscio mi avvertiva che la cagata era finita, così come alla fine dei fuochi d'artificio 3 forti e secchi colpi avvertono che lo spettacolo è finito.
Feci un respiro e mi pulii il culo anche se non ce n'era molto bisogno dato che la durezza della merda non aveva lasciato segni.

Stavo per alzarmi quando sentii una strana sensazione all'inguine, come un formicolio leggermente doloroso e udii un chiaro "ploff" venire dalle secrete acque del cesso.
Rimasi perplesso. Il rumore era quello di uno stronzo che raggiunge con un salto il fiume dell'oblio, ma le terminazioni nervose del mio culo non avevano mandato segnali d'addio.
Per un attimo ebbi come una sensazione di confusione temporale. Stavo ancora cagando o avevo finito? In che anno eravamo?

Mi alzai leggermente come un primate, con le gambe ancora piegate nello sforzo di raggiungere la posizione eretta ma come bloccato da un tabù ancestrale in una posizione intermedia, e guardai nella tazza del cesso. Il mio uccello era lì. Nerastro, come un bagnante abbrustolito dal sole di agosto, galleggiava mollemente con aria attonita.
Emisi un gemito ed ebbi un nuovo conato di vomito trattenuto a forza.
Di colpo assunsi una posizione definitivamente eretta e guardai in direzione del mio inguine. L’uccello non era più lì. 

Forse per effetto dell'adrenalina fui improvvisamente sveglio. La mia mente rimase lucida domandandosi cosa fare. Chiamare il 118? Come spiegare l'accaduto senza che mi prendessero per un pazzo? Recuperare l'uccello e come nei telefilm metterlo in un contenitore con del ghiaccio sperando che al pronto soccorso più vicino lo potessero riattaccare? Avrebbe ancora avuto la sua piena funzionalità? Probabilmente no, disse una vocina dentro la mia testa.

Guardai di nuovo il mio inguine. I peli coprivano il piccolo buco rimasto a ricordo della mia virilità. Visto così, immaginandolo separato dal mio corpo decisamente maschile sembrava una piccola e delicata figa. Una piccola figa apparsa tremolante al centro di un uomo come una nuova stella nell’universo.
Cautamente allungai la mano verso quei peli con paura mista ad una morbosa curiosità. Sentii il piccolo solco nascosto sotto i peli e trovai improvvisamente quella piccola apertura. Un brivido mai sentito prima salì la colonna vertebrale e raggiunse il mio cervello come una potente droga. Il mio corpo vibrò per un attimo di un piacere intenso in mille punti diversi allo stesso tempo. Era una figa.
Tirai lo sciacquone.
Mu Ho

Il resto è ottimo, ma il primo paragrafo è splendido!

Perchè facciamo post di servizio e spieghiamo anche come ottimizzare le situazioni più estreme :D

Grazie castoro. Sì, un classico posto di servizio. ^_^

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