Natale (e Capodanno) con i mortacci tuoi...#4

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Troppo presi dal realizzare i vari consigli, ci stavamo dimenticando che il Natale è passato e che una nuova dura prova si avvicina. Il capodanno. Ecco l'ultima miscellanea, l'ultimo giro di giostra, l'ultima sigaretta, l'ultima quel cazzo che vi pare. E stavolta complici anche Fed-Ex e Silas Flannery.

100) Presentatevi in netto anticipo, coi vestiti tutti impolverati, sostenendo di essere il Fantasma del Natale Passato.

101) Paarlaate coooon estreeema leeenteeez-za.

102) Intrattenete la famiglia con il gioco delle tre carte.

f) Prendete il nonno e chiedete a qualcuno di scattarvi una foto insieme. Il nonno
lasciatelo normale, ma voi mettetevi in posa di schiena.

8) Presentatevi con le sopracciglia rasate.

l) Parlate a chi vi sta di fronte guardandolo non negli occhi, ma dietro la testa.

sedici) Mostrate orgogliosi il vostro ultimo tatuaggio raffigurante Bin Laden che si scopa uno, o una, della famiglia.

iii) Insistete, animatamente e contro ogni evidenza, che è il pandoro a contenere tradizionalmente uvetta e canditi.

103) Regalate un crisantemo a ciascun invitato lasciando intravedere, mentre glielo porgete, la fondina sotto la giacca.

CX) Urlate soddisfatti “Scopa!” ogni volta che il banditore del mercante in fiera chiama una delle vostre carte, pretendendo il montepremi quando sarete rimasti senza.

2 ) Parlate senza mai utilizzare le lettere P, A, B.

Ugo) Lasciate a casa vostra moglie/vostro marito, e presentatevi con Ozzie Osbourne.

Trentasei) Affettate il torrone con tutta la scatola.

4) Ogni volta che vostro cugino vi si avvicina, annusate vistosamente l’aria e controllate la suola delle scarpe.

Quasi 5) Se qualcuno vi scatta una foto col cellulare, sottraeteglielo con irruenza e scaraventatelo a terra.

19) Rivelate a vostra madre che siete stati adottati.

19) Rivelate a vostro padre che è stato adottato.

19) Rivelate a vostra madre che siete stati una madre.

19) Rivelate a vostro padre che siete stati.

19) Nel bel mezzo del pranzo, raccontate della rettoscopia effettuata pochi giorni prima. Scendete nei minimi dettagli e mimate con passione.

∀) Quando vi fanno una domanda rispondete con cortesia ma a quella precedente.

) Spettegolate malignamente di vostra cognata. Parlando con vostra cognata.

150-25%) Arrivate vestiti da arabi, raccontando del vostro viaggio a Kabul e dichiarando che se tutte le donne non indossano il burqa farete saltare la casa con il tritolo che avete addosso.

4-a, come se fosse Pino) Parlate a vostro cognato di come vi siete scopato sua moglie durante il suo turno notturno domenicale che aveva accettato per comprarle una pelliccia.

1) Scopate tutti i presenti.

2) Arrampicatevi a centro tavola, annunciate uno strabiliante gioco di prestigio ed eiaculate in faccia ai commensali.

3) Dopo un breve sondaggio radunate tutti i nipotini fan di Harry Potter e invitateli sguaiatamente a giocare con la vostra bacchetta.

4) Incendiate un peto.

5) Impugnando il trinciapollo, esibitevi nell’imitazione di Jack Nicholson in Shining.

6) Intavolate con lo zio sacerdote una discussione sulla verginità di Maria.

7) Presentatevi con i pantaloni calati, il membro eretto e con la massima serietà annunciate: “Buonasera, sono lo Spirito Santo”.

8) Servite in tavola un pandoro farcito alla crema, e con noncuranza spazzolatevi le briciole di pandoro dalla patta.

9) Usate le statuine del presepe come bersagli per il tiro alla cerbottana, scrivendo sopra il bambinello “100 punti” con l’indelebile.

10) Cantate “Astro del Ciel” con i rutti.

69) Infilate di nascosto nella giacca di vostro cugino una foto abilmente ritoccata, in cui sua moglie spompina il nonno.

0,001) A tavola, tra i tortellini in brodo e il cotechino con le lenticchie, conversate coi commensali tagliandovi le unghie dei piedi.

@) Coinvolgete tutti in un gioco dei mimi. Categoria film: unite pollice e indice in un cerchio e passateci ripetutamente dentro e fuori un dito dell'altra mano. Oppure direttamente il cazzo.

(<>) Arrivate puntuali, salutate tutti, poi con la scusa di andare in bagno nascondetevi in giro per casa. Saltate fuori a fine giornata facendo finta di niente. Consigliabile premunirsi di panini e birre da tenere in tasca.

;-) ) Insistete a voler recitare una preghiera prima del pasto. Quindi ringraziate il Signore per tutto il cibo, per la splendida giornata, per l'affetto dei vostri cari, per avervi donato una minchia di 35 centimetri. Andate avanti più che potete e concludete con un bestemmione.

101) Mangiate molto pesante la sera prima. Liberate lo sfintere.

97bis) Quando vengono aperti i regali che avete fatto voi tappatevi le orecchie e correte a mettervi al riparo

97ter) Rientrate in tempo per il regalo del padrone di casa. Regalategli un ordigno

Ժ) Al momento del primo brindisi urlate “A morte gli infedeli!” e cercate di sgozzare la nonna

1) Presentatevi con 2010 candeline e pretendete di metterle sulla torta

π) (per lei) Dite a tutti che avete preparato una recita natalizia, staccate il crocifisso dal muro ed esibitevi in una riduzione teatrale de L'esorcista

)) Registrate i lamenti di una persona imbavagliata sull'ipod e mettetelo dentro un enorme pacco dono

213) A metà della cena chiedete con insistenza un caffé e in attesa che venga preparato mettetevi a dormire sul presepe

n) Entrate in cucina e proclamatene l'indipendenza. Per dimostrare le vostre ragioni leggete tutto il testo della Carta delle Nazioni Unite

9) Prendete la parola per un brindisi e annunciate a vostra moglie che volete divorziare

G2) Al momento dei regali spogliatevi e regalate un vostro indumento a tutti i presenti

=) Presentatevi con una super8 e filmate tutto senza dire una parola. Se siete Enrico Ghezzi

Natale coi mortacci tuoi
101 modi per...#3

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Oggi, speciale numero della vigilia. Più forte, più veloce, termoascensorato, iposodico, prendi tre paghi tre ma tutto in una volta. Un modo come un altro per farvi gli auguri. Per cosa, decidetelo voi.

101) Dopo aver bevuto il caffè, spaccate la tazzina a terra, dietro di voi. "Così come fanno in Russia".

101) Presentatevi con indosso una mascherina anti-infezioni.

101) Aspettate la mezzanotte ed urlate eccitati “buon anno!”, buttando le vettovaglie dalla finestra.

101) Insistete perché la indossino gli altri, una mascherina anti-infezioni. Non date spiegazioni.

101) Balbettate, anche se non l’avete mai fatto. Al momento dei saluti finali tornate a parlare normale.

101) Esprimete parole di apprezzamento per ogni regalo che ricevete, aggiungendo “Hai conservato lo scontrino?”

101) Agganciatevi ai discorsi degli altri con "A proposito..." e raccontate barzellette che terminano con una bestemmia.

101) Giocate a lanciare di nascosto molliche di pane nei piatti dei bambini.

101) (per lei) A tavola, fingete un orgasmo come Meg Ryan nel famoso film.

101) (per lui) A tavola, fingete un orgasmo come Meg Ryan nel famoso film.

101) Preparatevi a dovere sull'argomento, e passate il Natale a parlare dei Maya, delle piogge solari, e del 2012.

101) Andate in bagno, imbottitevi le mutande con del cotone in maniera esagerata. Sedetevi sul divano a gambe larghe con nonchalance.

101) Comportatevi normalmente, siate voi stessi. Ma ogni tanto urlate un nome di animale guardando il soffitto. “Capitone!”

101) Elogiate il cinema russo degli anni venti, poi chiedete alla vostra cugina ventenne di secondo grado se è disponibile per una retrospettiva.

101)Arrivate con un rettilario, raccontando che vi hanno licenziato dal circo e non sapevate a chi lasciarlo.

101) Se ci sono foto alle pareti, munitevi di un pennarello per disegnare dei baffi sui volti. Se volete, potete fare lo stesso anche sulle foto.

101) Complimentatevi per la pulizia della casa e insistete che volete le pattine. Poi usatele come tovaglioli.

101) Spiate chiunque vada in bagno attraverso il buco della serratura. Qualora la porta avesse il chiavistello, recuperate un buco della serratura.

101) A fine pasto, chiedete una doggy bag. Poi mangiate da lì con le mani.

101) Girate scalzi senza motivo.

101) Per segnare sulla vostra cartella della tombola i numeri estratti usate pallottole di cerume e muco. Di chi vi siede accanto.

101) Se siete voi a estrarre i numeri, equiparateli alla quantità di rapporti sessuali avuti nell’ultima settimana dai partecipanti.

101) Se non siete voi a estrarre, prima che inizi la partita infilate un black mamba nel sacchetto dei numeri.

101) Appena arrivati, salutate il padrone di casa e chiedetegli di mostrarvi la collezione di snuff di cui vi ha parlato il giorno precedente.

101) Mirate il nonno addormentato quando stappate lo spumante.

101) Rimanete schivi e silenziosi per tutto il tempo, ad un certo punto cominciate a dare insistenti consigli su una diversa disposizione dei mobili. Fino a quando qualcuno non vi ricorda che è casa vostra.

101) Cominciate dai mignoli. Se non vi consegnerà il sacco ditegli che il prossimo ad essere tagliato sarà il suo uccello. Ah no, scusate! Questa è una delle cose da fare a Babbo Natale.

101) Arrivate in Harley Davidson, derapando sulla ghiaia in cortile.

101) Scusatevi per il disturbo, ma presentatevi con la cesta del bucato e una buona storia sulla vostra lavatrice.

101) Se non avete reperito abbastanza LSD da aggiungere all’insalata di polpo, svuotate un botticino di Lexotan nel brodo dei tortellini.

101) Al momento del caffè, mettetevi a cantare il ritornello di Don Raffaè. Cambiando le parole a vostro piacimento.

101) Parlate agli oggetti e ignorate i parenti.

101) Introducete ogni frase con la premessa “Nel Vangelo si legge che”.

101) Se qualcosa sta cuocendo nel forno, infilateci dentro un piatto di plastica.

101) Ogni volta che vi rivolgono la parola, annuite alzando al massimo il volume del televisore.

101) Riempitevi le tasche di preservativi e fate in modo che vi cadano accidentalmente di continuo.

101) Accendetevi una sigaretta ogni cinque minuti. E nascondetela in un armadio.

101) Dite a chiunque indistintamente che ha una foglia di insalata sugli incisivi.

101) Ostinatevi a non togliervi una foglia di insalata dagli incisivi.

101) Soffermatevi a parlare ad alta voce con Gesù.

(continua anche domani...)

Natale coi mortacci tuoi
101 modi per...#2

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Continua (da qui) l'elenco di tutto quello che avreste dovuto fare per rendere accettabile il cenone natalizio con i parenti ma non avete mai avuto il coraggio di confessare a voi stessi.

35) Affrancatevi in anticipo trovando una motivazione credibile. Ad esempio “Ho dimenticato una ragazza ammanettata al mio letto”.

87) Se vi regalano una cravatta identica a quella che state indossando, ringraziate dicendo “Avevo proprio bisogno di un perizoma che facesse pendant”.

9) Esibitevi nell’imitazione di vostro nonno dipingendovi la sua faccia sulle chiappe.

237) Regalate a vostro nipote un autografo di Maurizio Costanzo. A meno che vostro nipote non sia Maurizio Costanzo.

0) Se siete voi gli ospiti, convincete gli invitati che non c’è nulla di più natalizio che imbiancare la casa.

14) Abbandonatevi agli aneddoti nostalgici sulla famiglia: raccontate di quando vostro nonno vi ha molestati.

41) Piazzatevi davanti a un’immagine religiosa e parlate al contrario.

414) Coinvolgete tutti in un entusiasmante gioco dei mimi. Ispirato ad Abu Ghraib.

4141) Gareggiate a buttar giù brandy col vostro cugino dipendente da Roipnol.

0.5) Ripetete ossessivamente che sentite odore di gas.

58) Complimentatevi con vostra cognata per il vestito: “Così quest’anno lo fai tu, Babbo Natale?”

96) Lamentatevi che la carne è così dura che preferireste mangiare il tavolo. Ed iniziate a mangiare il tavolo.

15) Convincete vostra nonna che siete la reincarnazione del feto che lei ha abortito cinquant’anni fa.

48) Se i giochi di carte vi annoiano, scommettete la verginità di vostra figlia.

72) Stringete amicizia con la cuginetta di 8 anni, giocate con lei. Strizzate l’occhio ai parenti mentre la seguite nella sua cameretta e vedete che succede.

3) Assentatevi per un minuto, chiamate i carabinieri dal telefono di casa e parlate di un cadavere rinvenuto in garage. Date l’indirizzo e il nome di chi vi ospita.

30) Regalate un alcool test a tutti.

40) Presentatevi con una maglietta degli Iron Maiden sopra la camicia.

50) Per tutto il giorno, parlate in rima e cantando, come in un musical.

90) Aspettate il momento in cui tutti ridono, scherzano e fanno bei discorsi, quindi alzatevi col bicchiere in mano e proponete un brindisi alla figa.

900) Annunciate di aver scoperto di avere un tumore, poi chiedete ancora un po' di pandoro.

9000) Parlate di libri e cinema svelando tutti i finali che conoscete.

85) Fate pipì contro l'albero.

6) Chiedete in casa se potete vedere una cosa su Internet, e formattate il computer.

63) A tavola cercate di portare il discorso sui "limiti della satira".

(continua...)

Oggensioni #4

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Le strisce pedonali

Se avete in programma l’acquisto di strisce pedonali, tenete presente che non ci sono spedizionieri disposti a portarvele. L’Italia è un paese molto arretrato nella diffusione domestica delle strisce pedonali, e poche società di consegne espresse investono nelle particolari metodologie di trasporto che esse richiedono. È necessario rivolgersi direttamente a determinate aziende produttrici di strisce pedonali in grado di occuparsene, la maggior parte delle quali si trova nella east-coast degli Stati Uniti. Tutte facilmente raggiungibili se prima si guarda a destra e a sinistra.

Il mio amico Giampaolo, che faceva la striscia pedonale quando ancora certi mestieri li facevano le persone, mi ha consigliato di contattare la Crossindustries, azienda che si trova a Lowell, nel Massachusetts. Avrebbe potuto trovarsi a Lowell nel Maine, ma Massachusetts fa più ridere.
La cordialità degli impiegati della Crossindustries mi ha molto colpito, ma non riesco a convincere mia moglie a trascorrere lì le prossime vacanze.

Il signor Eddie Marshall, che si è occupato del mio acquisto, lavora alla Crossidustries dai tempi in cui non esistevano neanche i semafori pedonali. Descrive quell’epoca con commozione: “Le automobili non sfrecciavano incuranti sulle strisce minacciando l’incolumità dei passanti. Si rallentava e si cercava di far passare l’auto solo sulle parti non verniciate, per non sciupare le strisce (a quei tempi le cose dovevano durare a lungo e tutti lo sapevano bene). Quando ti capitava di tirare sotto qualcuno, perché magari avevi bevuto un bicchiere di troppo, per prima cosa ci si occupava di pulire le strisce pedonali con acqua tiepida leggermente saponata ed una spazzola a setole morbide. E se la persona investita finiva col morire, ti presentavi al suo funerale, e a volte capitava che i suoi familiari ti perdonassero e ti permettessero di investire qualche altro componente della famiglia”.

Il signor Marshall ha gestito l’ordine esclusivamente al telefono, senza obbligarmi a recarmi a Lowell di persona. Mi ha descritto interamente e con passione il processo di produzione ed io ho finto di essere interessato per puro amore verso le buone maniere. “Molte aziende – mi ha spiegato – non sono realmente produttrici di strisce pedonali. La maggior parte le dipingono sul posto e altre producono delle bande adesive da applicare sull’asfalto. Alcune aziende moderne, che blaterano continuamente di ecologia, riciclano vecchie strisce asportando fino a quindici metri quadri di asfalto spesso trenta centimetri e consegnandotelo a casa. Noi siamo gli unici che continuano a produrre vere strisce pedonali complete ed indipendenti”.

Ho acquistato per me un attraversamento pedonale realizzato sugli standard italiani, che prevedono strisce ed intervalli di 50 centimetri di larghezza. L’attraversamento è completo di sei strisce e cinque intervalli. Potendo spendere poco ho optato per un attraversamento da strada urbana di quartiere di lunghezza minima, ovvero 2 metri e mezzo. Ho però acquistato anche un attraversamento ciclabile da regalare a mio padre per Natale, spendendo in tutto solo seimila euro.

In molti si chiedono se io abbia seimila euro da spendere per delle strisce pedonali, compreso l’ufficio contabilità della Crossindustries che continua a lasciarmi messaggi in segreteria.

Le strisce pedonali sono un oggetto indispensabile per tutti coloro che soffrono di atteggiamenti ossessivo-compulsivi (attraversare le strisce è una valida alternativa al camminare mettendo i piedi nelle mattonelle senza sfiorare i bordi), per le anziane con un nipote nei boy-scout e per i boy-scout con una nonna che non esce mai di casa.

Un’idea regalo originale che potrebbe incrementare la vostra popolarità fra i vostri amici, se solo ne aveste qualcuno.

gabbbbro

Natale coi mortacci tuoi
101 modi per...#1

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Il pranzo di Natale coi parenti non lo sopporta nessuno. E’ più facile trovare qualcuno che ammetta di aver votato Berlusconi, piuttosto di qualcuno che si entusiasmi per una simile circostanza.
Indi per cui, ecco un “tot” di cose che si possono fare per sopravvivere ad un pranzo di Natale coi parenti.

3) Presentatevi con un uovo di Pasqua e vestiti da Zorro, affermando: “Amo così tanto le tradizioni che mi diverto a mischiarle”.

12) Prendete di mira o la zia, o il nonno, o la suocera, insomma un parente a caso, e rivolgetevi a lui/lei per tutto il giorno sbagliando sempre il suo nome.

13) Ruttate dopo ogni bicchiere bevuto. Dagli altri.

5) Colmate la bara di Smarties. Ops, scusate, questo non c’entra.

42) A un certo punto del pranzo, alzatevi di scatto attirando l’attenzione, quindi allontanatevi con relativa preoccupazione, ma solo dopo avere annunciato: “Scusate, devo andare in bagno, stamane ho scordato di masturbarmi”.

31) Masturbatevi in bagno tra un piatto e l’altro.

56) Parlate di politica con la nonna di 87 anni seduta davanti a voi. Cambiate sempre opinione, cercando di confonderla.

6) Fingete un’improvvisa vocazione religiosa, poco prima del dolce, e mettetevi a cantare Alleluia a squarciagola, come le matte in chiesa.

7) Datevi malati.

10) Fate squillare il telefono di casa di vostra nonna per farla alzare e rispondere, ma riattaccate immediatamente. Tre o quattro tentativi basteranno a mettere fuori uso la sua trentennale protesi all’anca e permettere a tutta la famiglia di scoprire come trascorrono il natale negli ospedali.

22) Poco prima del dolce, mettevi a sbraitare che qualcuno vi ha rubato il portafogli. Costringete quindi tutti a spogliarsi completamente per verificare chi ve l’abbia sottratto.

87) Annunciate solennemente che avete finalmente chiuso con la pedofilia.

19) Appiccate il fuoco sotto al presepe e raccogliete scommesse su quale pezzo brucerà per primo.

90) Scambiate i nomi sui regali di vostra cognata e vostra nipote, e aspettate di vedere cosa se ne farà una bambina di un vibratore.

63) Date un assaggio alle vongole prima di tutti gli altri, e fingete un subitaneo attacco di salmonellosi.

24) Imponete la vostra presenza ai fornelli in virtù del corso di cucina che avete recentemente concluso con successo. Quindi servite il capitone ancora vivo.

39) Scommettete su quali film daranno in tv. Se ricordate i titoli di tutti i film con Dan Akroyd, vi aspetta una miniera d’oro.

14) Incitate a un tenero bacio i vostri nonni. E spiegate a vostra nonna l’espressione e la posizione da assumere.

55) Aggiratevi in cucina vestito da Babbo Natale; curiosate fra i fornelli immergendo la barba nel sugo.

16) Arrivate con i vestiti bruciacchiati come dopo un incidente e chiedete conforto e denaro. Dopo scappate senza farvi più vedere.

82) Portatevi dietro Arturo, un trans a cui piace raccontare le sue avventure notturne.

79) Prendete la bimba più piccola e giocate a lanciarla in aria, però con le braccia fuori dalla finestra.

41) Mettete dell’Lsd nell’insalata di polpo.

58) Allagate il bagno e date la colpa al riscaldamento globale.

59) Fate qualcosa che non fareste mai. Tipo baciare vostra moglie.

(continua...)

Siamo soli nella Glassa #2

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L'avvincente finale che non vi farà più vedere vostra moglie con gli stessi occhi.

Venerdì 24 febbraio, ore 9:16

Ho detto all’uomo dei lamponi che non pensavo sarebbe stato così facile. Il dirottamento, intendo.
Quando ero all’università, riuscii a dirottare l’intera facoltà ad un concerto degli Stones col solo ausilio del mio entusiasmo. Eccetto l’edificio, per quello mi ci vollero alcune bici e delle corde. Ma immaginavo che dirottare un aereo sarebbe stato diverso, più simile a quando convinci la giovane cameriera di un bar a venire a casa tua solo perché non sai prepararti un Martini.
Inoltre non avevo mai imbracciato una hostess prima di questa storia, se si esclude quella volta che dovetti far cadere un clown nella vasca ad una fiera campestre.
Sto godendo in cuor mio un amaro senso di compiacimento dovuto alla consapevolezza di aver fatto qualcosa che credevo fuori dalle mie capacità. E senza peraltro ferire nessun salatino. Ma non basta a consolarmi della situazione in cui mi sono cacciato: come ho potuto scordare a bordo le salviettine umidificate?
Penso a mia moglie. A quest’ora sarà un’ora avanti.
La immagino ricoperta di salviettine umidificate e date di compleanno e numeri di telefono, e di tutte quelle cose che ho sempre dimenticato.

Sabato 18 febbraio, ore 14:00

L'atterraggio visto dalla cabina sembra più spaventoso se sulla pista ci sono ancora i resti fumanti dell'aereo precedente. E se tieni una hostess sulla spalla rischi pure di perdere l'equilibrio. Ho chiesto chiaramente di esser sbarcato vicino al terminal della partenza in modo da raggiungerlo velocemente. Raggiungiamo un attracco vuoto e ci fermiamo per far benzina. Dopodiché ripartiamo e ci dirigiamo verso l'attracco giusto.
-"Ora, io scenderò per primo", dico impaziente, "non tentate scherzi. Siamo sicuri che siamo tornati prima di quando siamo partiti?"
-" Come no", risponde il pilota con un sorriso che a me pare sarcastico, "mancano ancora 10 minuti all'imbarco. Se ti sbrighi fai in tempo anche a portare dei fiori alla tua bella". Ho raccontato la mia storia per far capire loro che il mio problema è serio e che non ho dirottato l'aereo solo per farmi bello con la hostess.
-"Affrettati, o questa volta sarai tu a rimanere per terra" aggiunge ancora il pilota con un mezzo ghigno.
Ma non ho tempo per rimanere a interpretare la sua faccia intagliata nel legno. Appena il portello viene aperto lascio cadere l'hostess e mi dirigo correndo verso il mio terminal. Uscendo faccio in tempo a udire un passeggero che esclama: "Visto? Queste 10 ore sono passate in un lampo".
Corro verso l'uscita A24. La raggiungo ansimante ma a quel punto un tizio, sbucato dal nulla, mi blocca piazzandosi davanti. Nella mano destra impugna un enorme croissant. Sembra alla marmellata, ed è puntato, con i suoi grassi idrogenati, proprio tra i miei occhi.
-"Fermo! Non ti muovere. Polizia del tempo. Sei in arresto per violazione dell'articolo 1 del codice penale temporale. Che è peraltro l'unico articolo del codice".
-"Cristo", penso, "sono fottuto!" Tutto si svolge in pochi attimi. Un secondo agente mi ammanetta dietro la schiena e mi si piazza a destra. Il primo mi afferra per il braccio sinistro e mi trascina via. Mi volto disperato verso il terminal e vedo me stesso che si imbarca. Da solo.

I poliziotti mi portano direttamente in questa cella. Sono stupefatto. Non pensavo esistesse una polizia del tempo. E che si potessero armare dei croissant.
Dopo poche ore arriva il mio primo compagno. Non posso nascondere una certa sorpresa vedendolo. Ma anche lui mi sembra sorpreso. E ne ha ben donde, dato che è me. Un altro me stesso, identico da capo a piedi, ma ancora pettinato. Mi racconta la mia stessa storia, dall'imbarco fino all'arresto. Rimaniamo senza parole crociate. Fino a che non arriva un terzo noi. Poi un quarto. E un quinto. Altri ne arrivano nelle ore successive e vengono stipati nelle celle vicine. Ne conto 56 nei primi giorni. Poi smetto di contarli. Per distinguerci ci chiamiamo con il numero d'arrivo.


Sabato 25 febbraio, ore 22:00

Dopo un paio di giorni di prigionia, la convivenza con gli altri me stesso si è fatta difficile. Nella sostanza siamo tutti identici, eccetto per un breve sfasamento temporale, e questo ha comportato un’eco infinita di talune affermazioni che è durata anche diverse ore (una volta il numero 12 ha starnutito e ne è uscita fuori una tre giorni di salsa e merengue). Ma anche lo sfasamento temporale si sta appianando per via dei ritmi ai quali siamo sottoposti: gli orari di sonno e veglia, i pasti e gli esercizi di arrampicata sul pavimento condizionano i nostri bioritmi sincronizzandoli. Così, ormai, dobbiamo andare tutti in bagno suppergiù allo stesso orario, ci sono crisi di pianto che cadono in concomitanza fra loro (per non parlare delle flatulenze) e facciamo gli stessi sogni.
Non che facciamo o diciamo sempre le stesse cose, ma capita. Soprattutto con i comportamenti incontrollabili legati al metabolismo.
L’unica cosa che cambia fra ognuno di noi è l’aspetto delle nostri mogli. Non ci sono due descrizioni uguali. Mia moglie ha capelli corvini, lisci e leggeri, occhi verdi come chicchi d’uva tagliati a metà e pelle chiarissima. La moglie del numero 7, invece, è una bionda avvenente con gli occhi azzurri e le forme prosperose e la moglie del numero 24 una donna di quindici anni più grande ma ciò nonostante ancora bellissima e soprattutto ricchissima.
Secondo il numero 16 raccontiamo tutti grandi cazzate. Ma io so che in realtà abbiamo completamente dimenticato nostra moglie. Di nuovo.
Ci sono poi anche alcune piccole differenze che ci permettono di distinguerci: il numero 21 ha calzini blu invece che grigi (il che mi dimostra che anche se fossi tornato indietro a cambiarmi avrei comunque preso l’aereo per tempo). Il numero 3 ha un figlio da un’altra donna e non lo ha mai detto a sua moglie. E il numero 59 è una donna nuda, ma riesco a incontrarla solo di notte.
Quando arrivai in questa cella, c’era soltanto un altro Adam Hockin. Identico a me, solo tutto spettinato.


Domenica 26, febbraio ore 10:10

Arriva il guardiano a rivelarci la nostra sorte. "Adam Hockin, per aver violato l'articolo 1 del codice di procedura temporale, che poi è l'unico presente nel codice, e aver così messo a repentaglio il tessuto spazio-temporale, questo corpo speciale di polizia vi dichiara colpevoli, e vi commuta la pena più severa. Morte per fucilazione tramite plotone di esecuzione".
-"Cosa?" urliamo in coro costringendo così il maestro a sospendere le prove dell'opera. "Non potete! Voglio parlare con un avvocato".
Numero 5 chiede cosa diavolo sia un plotone d'esecuzione. Il 3 piange.
A questo punto mi resta la carta della disperazione. "Ma io sono l'originale" piagnucolo, "sono il numero 1. Capisco i doppioni, ma io ormai, da vivo, che rischio sono per il tessuto spazio temporale?"
Il guardiano mi guarda annoiato e risponde: "Numero 1? No, tu sei il 123.712" E così dicendo se ne torna dai suoi commilitoni lasciandomi con una strana sensazione. E la voglia di glassare fucili.

Giorno dell'esecuzione. L'ora dell'esecuzione.

Ora, qui, di fronte a un muro, con le mani legate dietro la schiena e con alle spalle un intero plotone pronto a porre fine alle nostre vite, penso a tutto quello che ho fatto e alle cose che se ritornassi indietro non rifarei, come ad esempio caramellare pesci per petrolieri eschimesi. Una voce stentorea urla: "Plotone, mirate!".
Il mio vicino fa ancora in tempo a dire: "Maledette trote caramellate alla soia"
"Fuoco!"

gabbbbro + mu ho

Diari impressionisti #2

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Con 4 pennellate chiudiamo il diario, veramente impressionante.

Cara Elena, oggi ho trovato la fotocamera completamente zuppa ed appiccicosa. Ho chiesto a Monet se ne sapesse qualcosa, ma lui ha bofonchiato dentro alla barba e ha continuato a dipingere la facciata del palazzo di fronte. Ci sono dipinti del palazzo di fronte con tutte le condizioni di luce possibili, e qualche condomino si è già lamentato ed ha minacciato di chiamare la polizia. Spero solo che Monet non scopra il binocolo.
Nella fotocamera ci sono decine di foto di un amplesso di Monet con la fotocamera stessa. E ne ho trovato riscontro anche nei suoi dipinti.

***

Cara Elena, per la prima volta dall’arrivo di Monet ho acceso la televisione. L’ho fatto senza pensarci, senza mettere in conto che un evento del genere avrebbe potuto traumatizzare Claude e portare ad imprevedibili conseguenze. Tutte quelle immagini luminose che si susseguono veloci una dopo l’altra rappresentano la sfida più grande alla sua arte.
Contro ogni mia aspettativa, però, Monet è apparso docile ed affascinato. Ha principiato a ritrarre stralci di partite di calcio e telefilm tedeschi senza successo, ma non si è arrabbiato per il fallimento. I risultati migliori li ha ottenuti con i telegiornali: i mezzibusti sono sufficientemente statici per essere ritratti, ma le luci sempre uguali rendono l’opera di Claude prevedibile.
Inoltre ho l’impressione che la sua mano stia rallentando, e che le tele siano sempre meno.

***

Cara Elena, ormai Monet non dipinge più. Passa la giornata davanti alla televisione e la sua barba è piena di briciole di biscotti e patatine. Ha imparato qualche parola di italiano ma io non lo capisco lo stesso. Inoltre ho trovato la fotocamera senza l’obiettivo e con l’otturatore divelto.

***

Cara Elena, oggi Monet è morto. Ho provato a contattare i suoi amici più cari, ma sembra che siano tutti defunti da un secolo. Nessun telegramma, nessun critico d’arte che si sia interessato della sua morte.
L’ho fatto cremare assieme alla fotocamera. Ora il mio appartamento sembra così vuoto, sarà perché sono scomparse tutte quelle maledette tele.
Una cosa è certa: non guarderò mai più il mondo con lo stesso sguardo di prima. In particolare il palazzo di fronte.

gabbbbro

Siamo soli nella Glassa #1

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Apriamo il lunedì, ed apriamo con un'altra prima parte. Un racconto a 4 mani che vi spingerà come nei bei vecchi telefilm di un tempo, ai confini della realtà.


Giovedì 23 febbraio, ore 15:16

La mia cella è una stanzetta verde priva di mobilio e illuminata dai neon. Non ci sono sbarre ma vetri blindati. Nessuna finestra, solo un impianto di aerazione.
C’è stato un tempo in cui anche io installavo impianti di aerazione; erano impianti per aerare i parchi. Ma dovetti chiudere l’attività quando scoprirono che importavo illegalmente aria dal Messico.
Nella cella lo spazio sembra sempre più stretto via via che arrivano altri prigionieri. Tutti vestiti uguali. Tutti colpevoli dello stesso reato. Le mani a stropicciare le facce confuse, come se si potesse tirar fuori dalla pelle una soluzione.
Mi accenderei una sigaretta, se fossi un fumatore.

Sabato 18 febbraio, ore 13:12

L'aereo che mi deve portare a Chicago per ritirare un importante premio per la mia attività di glassatore di animali, che è poi una sorta di oscar dato a chi nella difficile arte di glassare si è distinto per abilità e inventiva, è decollato da pochi minuti e già le hostess servono i primi snack. Il mio pastore maremmano glassato alla frutta mi è valso la vittoria ma non posso ancora felicitarmene a causa del sudore che mi cola gelato sulle tempie e del dolore acuto che mi procurano le unghie conficcate nelle gambe: l'aereo mi terrorizza. Sopratutto temo quelli di legno perché penso sempre che prendano fuoco durante il volo. Certo, hanno il vantaggio di ammaraggi più sicuri, ma se precipiti in una foresta in fiamme sei spacciato. Al di là del fatto che comunque la maggior parte è semi divorata dalle termiti. E questo non fa eccezione. Arriva l'hostess e mi accorgo subito che qualcosa non va perché mi da lo snack ignorando mia moglie. Me ne accorgo con un attimo di ritardo dovuto ancora alla paura. Così mi giro verso il posto occupato dalla mia consorte ma lei non c'è. In un terribile istante capisco che l'ho lasciata nei bagni del terminal imbarcandomi da solo. Sento il panico urlarmi nelle orecchie e penso che sia una fortuna non averle lavate bene. Che fare? Mia moglie mi ucciderà di certo. Non riuscirò a sopportare il suo sguardo accusatore e i miei debiti. Forse chiederà il divorzio. Con questa terribile colpa mi deprimerò e magari non riuscirò mai più a glassare niente. Potrei perdere il lavoro. Devo rimediare e in fretta, penso mentre controllo i film in programmazione durante il viaggio.

Venerdì 24 febbraio, ore 9:15

Come me, molti dei miei compagni di cella sono sposati. Alcuni me lo hanno confidato, di altri ho visto la fede al dito, di altri ancora le rughe sulla fronte, ma nessuno ha una foto o un modellino in scala della compagna da mostrarmi. Con la maggior parte, comunque, è impossibile parlare: qui dentro siamo in troppi ed io risulto sistematicamente antipatico.
C’è chi si mangia nervosamente le unghie e qualcuno che, invece, le unghie le usa per tentare di scavare un tunnel e fuggire. E c’è chi si mangia le unghie e le passa a qualcuno perché le usi per scavare un tunnel e fuggire.
Guardie carcerarie piantonano le celle, sicuri nei loro corsetti antiproiettile. Come se il tessuto balistico e le fibre adamitiche intrecciate fossero sufficienti a respingere la mia invidia per la loro postura così eretta. Ci sono due guardie: una passa e sorride, o passa senza sorridere, o non passa affatto. L’altra si ferma e ci sfida con lo sguardo, lecca il vetro che ci separa dalla libertà solo per provocarci, e talvolta lo insaporisce con una spolverata di pepe.
Vedendo i nostri carcerieri nelle loro corazze rimpiango di non aver mai glassato scarafaggi e mi rimprovero di essere stato così diffidente.
“Che glassa andrebbe bene con gli scarafaggi?”, mi domando sottovoce.
L’uomo affianco a me risponde in un sussurro: “Lamponi sott'olio”.

Sabato 18 febbraio, ore 13:15

Messa a posto la rivista dei film, e dato che li avevo già visti tutti, mi alzo tenendo in mano gli snack e mi dirigo verso una hostess. La prendo da parte e le dico minaccioso sottovoce:
-"Ho del pollo con curry della British Airways nella tasca. O mi porti in cabina di pilotaggio, o giuro che te lo faccio ingoiare tutto. "
L'hostess sbianca. Trema dalla testa ai piedi del letto. Non può sapere che nella mia tasca ci sono solo i suoi maledetti snack e un paio di termiti morte. Le noccioline potrebbero farle perdere i sensi, certo, ma ne uscirebbe viva, mentre il pollo al curry non le lascerebbe alcuna speranza. Anche se fosse vivo come quelli in servizio sulla compagnia britannica. Camminando con un proiettore di calma apparente per non insospettire i passeggeri ci dirigiamo verso la cabina.
Bussiamo, ma la porta è già aperta. Entriamo.
A questo punto devo muovermi con rapidità, quindi sollevo l'hostess e la punto alla testa del capitano.
-"Fermi tutti. Questo è un dirottamento. Il primo che fa una mossa falsa gli sparo questa hostess dritto tra gli occhi"
Il capitano e il suo secondo rimangono quasi paralizzati. Poi si accorgono di me. Il secondo pilota mi risponde con voce bassa e atona:
-"Calmo! Tentiamo di ragionare. Possiamo parlarne da persone civili. Abbassa l'hostess, per piacere"
-"Col cavolo! Non sono un idiota."
Non posso sapere se tengono uno steward nascosto da qualche parte. O un pollo. Il gioco lo conduco io, penso, anche se l'hostess è una finta magra e puzza di salmone affumicato come quelle della Finnair. Il gioco lo conduco io.

-"Ok, dicci cosa vuoi che facciamo. Ma mantieni la calma. Dove vuoi che ci dirigiamo?", chiede il capitano.
-"Non dove, beota di un capitano. Ma quando. Voglio tornare al momento dell'imbarco. Subito. Ora".
Il silenzio cala sulla mia richiesta e, ad esclusione degli scricchiolii del legno dell'aereo e i rumori della sparatoria nel saloon della prima classe, non si muove foglia. Io tremo solo leggermente, sotto il peso della finta magra.
-"Ma…ma questa è una follia!" esclama improvvisamente il secondo pilota.
-"Lo credo anche io" rispondo di rimando, "ma c'è sempre una spiegazione scientifica che giustifica qualsiasi trama. Riporta questo aereo all'imbarco e taci".
Il capitano schiaccia alcuni tasti che muoiono sul colpo e chiama l'aeroporto con un piccolo walkie talkie.
-"Stiamo tornando, abbiamo un problema a bordo. L'aereo non è più sotto il nostro controllo. Siamo sotto minaccia armata e ci è stato richiesto di tornare. Chiediamo priorità per l'atterraggio. E delle birre".

(continua)

gabbbbro + mu ho

Diari impressionisti #1

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Non è cosa di tutti giorni ospitare Claude Monet in casa. Sono quelle esperienze, che ti segnano e che devi imprimere in un diario per potere gustare ogni tanto, il ricordo di quei giorni incredibili.


Cara Elena, oggi Monet è arrivato a casa mia. Non lo aspettavo, e in tutta sincerità ero convinto che fosse morto da ottantaquattro anni. Quando gli ho aperto la porta ha dipinto un paio di ritratti della mia faccia smandibolata per lo stupore, poi ha domandato cosa ci fosse per cena.
Fa tutto con estrema rapidità, e pretende che non si accenda mai la luce. Mentre io scrivo questa pagina di diario, lui termina il suo diario dell’anno prossimo.
Non ero preparato a questa visita, altrimenti avrei fatto rimuovere le ninfee dal giardino qui sotto.



***

Cara Elena, la prima notte con Monet è stata un incubo. Lui continuava a dipingere nel buio ed ora la casa è piena di tele blu e grigie che non significano nulla. Non so da dove le tiri fuori, ma tra poco qui dentro sarà impossibile stare. E temo per gli incendi.
Nella disgrazia mi conforta che lui parli solo francese così non debbo interessarmi di quello che dice.



***

Cara Elena, la situazione è precipitata. Ho mostrato a Monet una fotocamera digitale e lui è andato su tutte le furie. Ho provato a spiegargli che la fotografia esisteva già nel diciannovesimo secolo, ma ho solo peggiorato le cose. Adesso è in bagno che dipinge dodici tele al secondo, del rubinetto che perde servendosi della poca luce che filtra dalla piccola finestrella.
Credo che la cosa che lo ha maggiormente offeso sia il flash.



***

Cara Elena, Monet ha scoperto l’autoscatto. Non chiedermi come abbia fatto, in qual momento ero fuori che cercavo di sbarazzarmi delle sue tele (riuscendo tra l’altro a vendere solo le ninfee e solo convincendo gli acquirenti che si tratta di semplici stampe - gli originali hanno meno successo delle stampe, così meditavo di fotocopiarli). Sono rientrato in casa e l’ho trovato seduto su uno sgabello, con una tela sul cavalletto e la macchina fotografica piazzata su un treppiede, proprio di fronte a lui. Ad ogni scatto, lui replicava con una tela, al ritmo di uno scatto ogni cinque secondi. Urlava parole in francese che non ho capito, ma penso che si trattasse di una specie di gara di velocità.
La memoria della fotocamera è piena di ritratti di Monet che ride, piange, mostra i denti mentre dipinge. Occhi spiritati e fili di bava tesi fra i denti superiori e quelli inferiori.
Il salotto e ormai imbrattato di pittura ad olio in ogni angolo.



(continua)


gabbbbro

De Lapaleaks

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Tutti abbiamo letto le sconvolgenti rivelazioni di Wikileaks, Berlusconi è uno dedito a feste selvagge, Putin è un maschio dominante, Sarkozy è un re nudo, a Gheddafi gli piacciono le infermiere svedesi. Presi dalla curiosità, siamo andati a leggere tutti i file e abbiamo scoperto che...

I file di Wikileaks dicono che Babbo natale non esiste.
I file di Wikileaks dicono che sta arrivando l'inverno.
I file di Wikileaks dicono che il Papa risiede in Vaticano.
I file di Wikileaks dicono che c'è un negro alla Casa Bianca.
I file di Wikileaks dicono che avete votato pezzi di merda.
I file di Wikileaks dicono che la terra gira intorno al sole.
I file di Wikileaks dicono che una rondine non fa primavera.
I file di Wikileaks dicono che meglio cento giorni da leone che uno da pecora.
I file di Wikileaks dicono che il caffè con il sale, servito alle sei del mattino, non è un bello scherzo da fare alla tua compagna.
I file di Wikileaks dicono che Fede se le meritava.
I file di Wikileaks dicono che pasteggiare a Coca Cola è da sfigati.
I file di Wikileaks dicono che Boldi e DeSica non avrebbero mai dovuto litigare almeno, di stupidi ed irritanti film natalizi del cazzo, adesso ne avremmo solo uno.
I file di Wikileaks dicono che le dimensioni non contano, ma avercelo lungo è meglio che avercelo corto.
I file di Wikileaks dicono che inutile avercelo lungo e grosso se sei uno sfigato.
I file di Wikileaks dicono che se ce l'hai lungo e grosso sei tutto fuorchè uno sfigato.
I file di Wikileaks dicono che Gigi D'alessio fa cagare.
I file di Wikileaks dicono che Marco Carta fa cagare.
I file di Wikileaks dicono che "ma chi cazzo è Marco Carta?"
I file di Wikileaks dicono che non si può fare il bagno se non passano tre ore dal pasto.
I file di WIkileaks dicono che bisogna mettere la maglia della salute.
I file di Wikileaks dicono che appena lavi la macchina pioverà.
I file di Wikileaks dicono che hai la ragazza, ma ti tromberesti l'amica.
I file di Wikileaks dicono che Bersani può far vincere il PD. Dai scherzavamo, questo non lo dicono neanche loro.

Oggensioni #4

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Oggi il nostro oggensore, ci parla di un oggetto che tutti , prima o poi nella vita, terremo in mano



La Brugola


Quando ero bambino avevo la passione per le collezioni: figurine, francobolli, pacchetti di sigarette, scatole di fiammiferi, protesi dentarie. Collezionavo di tutto con passione e perspicacia, documentandomi sull’origine e le peculiarità di ogni esemplare e partecipando con enfasi ad ogni possibile raduno immaginario.
Mio figlio, che ha otto anni, non dimostra questa mia stessa tendenza, nonostante lo incoraggi di continuo ed abbia acquistato un’arma da fuoco proprio per incoraggiarlo in modo convincente. Il suo armadio è pieno di oggetti che io ho collezionato per lui mentre perdeva tempo con i libri, lo sport e le ragazze, ma ciò non vuol dire che io sia un collezionista a tempo pieno. Per quello dovrei versarmi i contributi per la pensione da collezionista.
Recentemente, riordinando un cassetto che uso per gli attrezzi, le batterie, la cancelleria, le lampadine, le riviste e gli avanzi della cena, ho constatato che a forza di comprare mobili da Ikea ho messo su una collezione niente male di quelle piccole brugole che ti danno con ogni pezzo di arredamento, cosa che ha reso felice mio figlio perché finalmente quel cassetto si chiude.
In Italia la brugola ha questo nome perché il primo a produrla fu l’ingegner Brugola. Lo stesso ingegner Brugola che sposò la dottoressa Reggipetto, inventrice del catetere endovenoso.
La caratteristica della brugola è di avere una sezione esagonale, da qualche parte. Le brugole si riconoscono anche per la loro tipica forma ad “L” o a “dito artritico”.
Le sole brugole che ho provato sono quelle di Ikea, e sono le sole che mi sento di consigliarvi. E posso aggiungere che è del tutto falso il luogo comune secondo il quale tutto quello che compri da Ikea devi costruirtelo da solo, perché le brugole le ho trovate già montate.
Il costo è difficilmente calcolabile in quanto le brugole di Ikea sono in omaggio con i mobili che acquisti, ciò non toglie che incidano in qualche misura sul prezzo finale. Comunque, se proprio vi interessa questo dato, potete farvi ricoverare.
Le brugole di Ikea sono ideali se volete sperimentare come un esagono possa facilmente trasformarsi in un cerchio.
Nel 2010, Lisa Nur Sultan ed Emiliano Masala hanno scritto e messo in scena uno spettacolo intitolato proprio “Brugole”, di cui non sarei mai venuto a conoscenza se non fosse stato per la cassettiera Malmö, alla quale era allegato.

gabbbbro

Incroci

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Un fulminante Mu Ho, ci ricorda che quando comprate le all star dovete scegliere bene il gusto.

Sono affacciato sul balcone, guardo la vicina che si spoglia e mastico una scarpa allstar. La vicina ha lasciato che la gonna le scivoli sulle caviglie. Porta autoreggenti. La gomma puzza di piede, e faccio una fatica boia per masticarla. Fa pure un freddo cane. Lei scioglie i suoi capelli biondi sulla schiena e inizia a slacciarsi la camicetta. Io mastico con foga mentre le mie dita dei piedi incominciano a diventare blu. Ci saranno sì e no 2 gradi.
A un certo punto rimane in autoreggenti e reggiseno. Si sfila gli slip. Avrei una erezione se non fossi in pratica congelato. Riesco a staccare un pezzo di gomma della suola e lo sputo di sotto. Mi attacco alla tela della caviglia con voluttà. Da qui non potrei vederla meglio, e mentre lo penso lei alza una gamba e la poggia su una sedia per sfilarsi un'autoreggente. Alza la gamba giusta. La tela ha il sapore di plastica bruciata. Mastico. Mastico. Lei ripete il gesto con l'altra gamba. Non ho mai visto un corpo così perfetto. Sputo un pezzo di tela. Le mani mi fanno male. Incomincia a nevicare.
A questo punto abbassa leggermente il capo, facendo cadere in avanti la chioma bionda leggermente ondulata, e porta le mani dietro la schiena per slacciare il reggiseno. Ad occhio penso si tratti di una coppa F. Vorrei essere lì. O almeno al caldo. Un altro pezzo di tela viene via. Lo sputo ma per il freddo mi cade sui piedi. Tremo come una foglia percossa dal vento. Il reggipetto libera due meravigliosi e abbondanti seni la cui vista basterebbe da sola ad avere un orgasmo potente.
Addento la punta della scarpa di gomma con foga. Lei si gira verso la finestra. Solo ora si deve essere ricordata che le tende sono aperte. E mi vede. Sul balcone, nudo, con una scarpa allstar puzzolente che mi pende dalla bocca. Vedo la sua bocca aprirsi e cacciare un urlo. Da dietro le mie spalle si apre la portafinestra e una voce mi dice: "Puoi rientrare amore, mio marito è uscito di nuovo".

Mu Ho

Oggensioni #3

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Ritorna gabbbbro con le sue oggensioni. Stavolta dopo avere risolto dei problemi in questura, causati dal suo ferreo attaccamento al lavoro e alla prova sul campo.

Le mutandine da donna

Ricevo spesso richieste di recensioni da parte di riviste di settore: il bollettino odontoiatrico Ponti senza Punti, il magazine sull’imballaggio A Tutto Pluriball e la testata di ornitologia l’Osservatore Romano, per dirne alcuni. Ma quando mi hanno contattato da Desabillè per recensire della biancheria intima femminile sono rimasto senza parole: perché non mi ero abbonato prima a quella rivista?
Così ho chiesto a mia moglie di scrivere per mio conto la recensione di un paio di mutandine (sospettavo da tempo che anche lei ne facesse uso). Purtroppo non è stata molto collaborativa e mi ha consigliato di indossarne un paio io stesso per farmi un’idea, oppure di fare un’indagine in luoghi molto frequentati dal genere femminile come palestre, fabbriche e sotto alle scrivanie. Ho fatto, perciò, un tentativo in una scuola elementare, ma la scelta ha comportato soltanto una serie di conseguenze spiacevoli che illustrerò presto nel dettaglio recensendo i seggiolini di plastica delle questure.
Ho dunque pensato di fare un copia e incolla da qualche sito specializzato: tentativo inutile perché la biancheria rimaneva indosso alle modelle per troppo poco tempo.
Non sapevo come fare, l’unico aspetto tecnico che conoscevo delle mutande è che si tratta di un nome difettivo, come le forbici, i pantaloni e le esequie. E quelli di Desabillè non sembravano affatto interessati alla cosa.
Ho dovuto quindi rinunciare a scrivere l’articolo, rimediando in compenso numerosi cataloghi.
Allora non potevo prevedere che, di lì a due settimane, mi sarei ritrovato, per via di un’inspiegabile concatenazione di eventi, ad indossare mutandine da donna. Così ho scritto una recensione che ho inviato alla rivista Desabillè (senza accorgermi peraltro che si trattava di un’altra rivista di nome Desabillè, un trimestrale dedicato agli esibizionisti dei parchi gioco) e della quale riporto una sintesi
.
Ne hanno fatta di strada le mutandine da quando era vietato nominarle e venivano chiamate tubi della decenza. Che siano slip, tanga, perizoma, culotte o brasiliane, le mutandine da donna le chiamiamo sempre mutandine, anche se a indossarle è un donnone di centotrenta chili.
Ho provato per voi un perizoma gonnellino rosa shocking con inserti in pizzo nero ed orli increspati, consigliato per ottenere un effetto vedo non vedo e, in caso di taglie più generose, per travestirsi da tenda di broccato. Lo produce la ditta Leg Avenue di Los Angeles, abbinato ad un reggiseno che dicono sia molto utile quando hai un seno. La coppia è venduta in Italia a 38 euro, mentre separati costano di più perché ci sono le spese legali per il divorzio.
La qualità dei tessuti e delle cuciture è notevole ma, una volta indosso, il risultato è diverso da quello che si vede nella foto sulla confezione (e vi assicuro che sono il sosia perfetto della modella). Così mi sono messo in contatto con la modella stessa per un confronto di opinioni e, dopo decine di telefonate, ha confermato le mie stesse impressioni. Nonostante i suoi avvocati sostengano un’altra versione.
Gli elementi di questo perizoma concorrono tutti a farne un indumento vistoso ed elaborato, che mal si accompagna a reggicalze e stringivita. Consiglio piuttosto di abbinarlo ad autoreggenti, guanti in seta di media lunghezza e donne.

gabbbbro

Parlaci di te

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Sono molte le cose che non posso permettermi, ma non ne faccio un dramma. In fondo sono squattrinato con la camicia.

Logico che d'inverno preferirei essere squattrinato con il giubbotto o, avendo solo una camicia, potermi almeno trasferire alle Hawaii.

Che è una di quelle cose che non posso permettermi, ma non ne faccio un dramma, casomai una commedia. Il vero dramma sarebbe essere squattrinati con la camicia, di forza.

Che poi essere costretti a fare certe cose con la forza non sempre è un dramma, spesso è pornografia, specie se la camicia ti obbligano a toglierla. E non si è mai visto un film porno drammatico.
Quelle non sono mica lacrime.

Ma poi in un film porno drammatico, come distingueresti i singhiozzi dei pianti da quelli di piacere? E da quelli di quando ti è andato qualcosa di traverso?

Senza contare quelli che vengono dagli schiaffi, potrebbe anche trattarsi di un sadomaso. Mentre se fossero singhiozzi per un cuore spezzato, allora significherebbe che l'intervento non è riuscito, ma cerchiamo di essere sinceri: ne abbiamo tutti le palle piene di questi medical drama.

Il vero dramma per me è un altro: non riesco mai a tenere il filo del discorso. Dall'altra parte tirano sempre più forte.

Quindi finisce sempre così, come adesso, che per rispondere ad una semplice richiesta formale mi rovino un colloquio di lavoro.

Ma non è il caso di farne un dramma, non era neanche un posto da attore. 


richi selva

Torino #Fuori

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chiudiamo il trittico, con la visione da fuori di Mu Ho.

A Torino ci sono nato. E ci ho vissuto. Poi la città se n'è andata a 9000 km di distanza e mi sono ritrovato a Tokyo. Non so come sia successo. Probabilmente sono riuscito a stare fermo mentre la terra ruotava. A Torino le cose spesso stanno ferme anche se la terra ruota. Mi ricordo che quando andavo a lavoro, sul cavalcavia di Corso Mortara, le macchine si fermavano lì, in coda. La terra continuava a ruotare, e solo grazie alla sua rotazione potevi raggiungere la tua destinazione. Ma alcuni rimanevano lì fermi per troppo tempo e si ritrovavano poi magari in medio oriente, o a Giava. Dipendeva molto dallo stato dalla loro pazienza e dai venti. Ora il cavalcavia non c'è più, abbattuto per le olimpiadi invernali del 2006. Ho ancora uno zio rimasto intrappolato a Giava per questa ragione.
Da emigrato posso dire che Torino non ha l'appeal di Milano, le rovine di Roma, l'arte di Firenze, la muffa di Venezia, ma possiede lo stesso un suo proprio fascino. Ricorda per la precisione l'indiano di "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Se le cose si metteranno male so che riuscirà ad aprirsi una via di fuga dall'Italia sollevando un enorme torello.

Ormai ci torno solo in vacanza. Vacanze a Torino, anche se la cosa può apparire paradossale. A Torino ho lasciato molte cose, e l'unica che mi sono portato dietro perché non conviene tenerla lì è la residenza. Tra le cose lasciate senza troppi patemi ci sono invece i ricordi d'infanzia. Li ho lasciati laggiù così non mi tormentano più di tanto. Torino si è fatta la fama di città grigia e triste, ma solo in Italia. All'estero non sanno che esiste. Per spiegarlo bisogna sempre dire che è vicino a Milano. Il che è una specie di tortura per la città sabauda, che per Milano ha davvero poca simpatia. Ci torno ogni anno, e ne apprezzo la pianta quadrangolare da salotto di mia madre, la cortesia piemontese dei venditori di Kebab, il sessantenne tatuato dalla testa ai piedi in Corso Belgio, l'odore delle caldarroste nell’autunno freddo come l’inverno.

A volte immagino se grandi film fossero ambientati a Torino. Per un pugno di dollari certo avrebbe avuto un altro impatto. Sparatorie tra le colline innevate, un tizio che si aggira in sombrero vicino al Lingotto (si capisce da subito che non è Veltroni), una colonna sonora da urlo se riesci a sentirla sopra il rumore del traffico. Credo ci sia una buona ragione perché la gran parte dei western non siano ambientati a Torino. Forse è Torino che bisognerebbe smettere di ambientare a Torino. Bisognerebbe ambientarla al mare, magari sulla costiera amalfitana. Con i banchetti sul lungomare e in spiaggia che ti vendono bagna cauda. Il gelato al fritto misto. Il cioccolato alle vongole. Torino marittima. Col Dio Po che con gran scherno dei Celti Padani si immette nello Ionio, dalla sua foce in Lazio. Del resto Torino è la terza città meridionale d’Italia. Tanto vale che stia fisicamente là. Almeno le ferie le farei al mare, come si deve.

Mu Ho

Torino #Sud

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Secondo racconto della trilogia. La parte sud a quel terrone di borges

Dopo l’ultimo giro di chiave, mi piaceva mettermi in macchina e andare per la città.
Era come scambiarsi il testimone. Io che finivo la notte nel mio locale, davo il cambio a tutti quelli che vanno ad aprire, fabbriche, magazzini, uffici. Quelli che vanno a servire gli altri.
Quasi tutti meridionali, gente con poca scuola o con poca inventiva. Braccia attaccate ad un corpo che sembra un peccato non approfittarsene.
Passavo dal lingotto e mi ricordavo che iniziai là, quando ancora era la luce di Torino, il sol degli emigrati. Un posto fisso, per pagarsi un letto, un pisciatoio in comune ,due pasti e mandare il resto a casa.
Vita di merda. Non era per me, io volevo i soldi, volevo riuscire, tirarmi fuori e mettercelo in culo a chi mi sputava la mattina e mi salutava con un “terrone”.
Volevo prendere il caffè a Piazza S.Carlo ed essere salutato con un’alzata di cappello.
Volevo che i “fanculo” che pensavano gli rimanessero in gola e fossero costretti solo ai loro sorrisi ipocriti e gentili, segno di sottomissione all’unica legge universalmente accettata: quella dei soldi.
Agli inizi fu veramente pesante, la fame era così amica che si spaventava a lasciarmi solo.
Ma i miei risparmi aumentavano ad ogni buco in più nella cintura.
Mi ricordo la felicità quando riuscii a rilevare il bar di quel quartiere di merda dove vivevo. Un bancone per i caffè, una specchiera gigante con i liquori, le grappe ed i whisky più scadenti, due tavolini di formica, un telefono pubblico a gettoni ed un cesso sempre intasato.
Non sembrava granchè, ma intanto avevo chiuso con la catena di montaggio alla mattina ed il muratore in nero al pomeriggio. Caffè allungati con grappa allungata, whisky che avrebbe retto anche il mio cane e soldi che continuavano a salire. Certo ancora puzzavo di sud, di sottomissione, di treni sudici ogni estate e di troppa sensibilità al freddo. Per me era una spinta a non fermarmi, di notte sognavo sempre il cappotto , la giulietta ed il mio caffè preso a Piazza S.Carlo.
A forza di risparmi, mi si presentò un’altra occasione, rilevare un dancing. Apertura ore 22:00, chiusura 05:00, l’angolo per il complesso, pista da ballo, 12 tavoli e solo superalcolici.
Ottimo affare, certo invitare ogni tanto qualche amica a sedersi ai tavoli per intrattenere la clientela mi aiutò. Ma non fatevi venire in testa strane idee, erano solo incontri , le conoscenze approfondite semmai si facevano altrove. Questo era solo un incentivo.
Si certo ancora non era la clientela che desideravo, veniva soprattutto gente dalle periferie e qualche piemontese dai paesotti. Nessun torinese , ancora non ero riuscito ad incontrare nessun torinese.
Poi capitò qualche strana telefonata e per via delle mie amiche trovarono la scusa per farmi chiudere un po’..
Non potevo resistere a lungo e cercai aiuto in vecchie conoscenze, non mi piacevano certo, solo perchè mi ricordavano da dove venivo, perchè mi parlavano sempre di rispetto, di onore, di radici. A me non fotteva una minchia delle radici, io avevo la testa a ripulirmi e al mio cappotto mentre camminavo a Piazza S.Carlo.
Comunque mi diedero un aiutino , che ripagai con forti interessi, e anche qualche dritta , così ogni tanto le mie amiche andavano via gratis con qualche uniforme che si presentava di notte.
Prima cominciarono appuntati ad aprire la via, poi marescialli ed ogni tanto qualche stelletta.
Ebbi finalmente l’occasione, di offrire da bere e scambiare quattro parole con qualcuno che contava.
Presto le parole divennero otto, il locale si fece un nome e qualche sabato si vedeva anche bella gente, non i soliti morti di fame.
Fu un bel periodo, il livello delle mie amiche si alzò, quello della clientela pure e nel giro dei locali alla moda ebbi il mio momento di grande successo. Riuscì a cogliere il momento e fare il salto di qualità. Sempre con questo diavolo interno che mi rodeva, l’accettazione da un lato e il dimenticare la mia provenienza dall’altro.
Grazie ad un consiglio “generoso”, riuscii a rilevare un locale in centro. Stavolta si andava ad un livello superiore, ristorante, con privè e sala da ballo selezionata. Non ero più io che cercavo i clienti, ma loro che che cercavano di entrare nel mio locale.
Poi , il consiglio lo ripagai, mi sembrava normale, anche perchè , primo ormai era una moda dilagante e secondo perchè non mi sembrava neanche vero di dover fare così poco.
Ad amici selezionati, quando andavano nei privè, facevo arrivare delle fiale con una polverina bianca, all’inizio in omaggio gratuito e poi con prezzi speciali per amici.
Eccolo arrivato il mio momento di gloria e di successo! Quante persone insospettabili passavano e quante cominciarono a salutarmi a rendermi visibile anche alla luce del sole.
Presi il mio caffè a Piazza S.Carlo. Posteggiai la mia giulietta e sfoggiai il mio cappotto di cammello. E anche se non potevo di certo pensare di andare a comprare casa sulle colline, per un attimo, uno solo, un fottutissimo attimo, non mi sentii più inferiore, non mi sentii più ospite indesiderato.
Non so se diede fastidio, se cambiò il vento, se è solo come vanno le cose. So che un’alba tutto diventò triste, freddo e con un forte sapore di merda. Sequestrarono il locale e mi accusarono di spaccio di cocaina.
Finì la mia corsa, fini il mio sogno e furono ristabilite le gerarchie. Ballai per un tempo, ma la musica l’hanno sempre diretta gli altri. Illusione di essere accettato, illusione di non essere solo un terrone.

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