Siamo soli nella Glassa #1

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Apriamo il lunedì, ed apriamo con un'altra prima parte. Un racconto a 4 mani che vi spingerà come nei bei vecchi telefilm di un tempo, ai confini della realtà.


Giovedì 23 febbraio, ore 15:16

La mia cella è una stanzetta verde priva di mobilio e illuminata dai neon. Non ci sono sbarre ma vetri blindati. Nessuna finestra, solo un impianto di aerazione.
C’è stato un tempo in cui anche io installavo impianti di aerazione; erano impianti per aerare i parchi. Ma dovetti chiudere l’attività quando scoprirono che importavo illegalmente aria dal Messico.
Nella cella lo spazio sembra sempre più stretto via via che arrivano altri prigionieri. Tutti vestiti uguali. Tutti colpevoli dello stesso reato. Le mani a stropicciare le facce confuse, come se si potesse tirar fuori dalla pelle una soluzione.
Mi accenderei una sigaretta, se fossi un fumatore.

Sabato 18 febbraio, ore 13:12

L'aereo che mi deve portare a Chicago per ritirare un importante premio per la mia attività di glassatore di animali, che è poi una sorta di oscar dato a chi nella difficile arte di glassare si è distinto per abilità e inventiva, è decollato da pochi minuti e già le hostess servono i primi snack. Il mio pastore maremmano glassato alla frutta mi è valso la vittoria ma non posso ancora felicitarmene a causa del sudore che mi cola gelato sulle tempie e del dolore acuto che mi procurano le unghie conficcate nelle gambe: l'aereo mi terrorizza. Sopratutto temo quelli di legno perché penso sempre che prendano fuoco durante il volo. Certo, hanno il vantaggio di ammaraggi più sicuri, ma se precipiti in una foresta in fiamme sei spacciato. Al di là del fatto che comunque la maggior parte è semi divorata dalle termiti. E questo non fa eccezione. Arriva l'hostess e mi accorgo subito che qualcosa non va perché mi da lo snack ignorando mia moglie. Me ne accorgo con un attimo di ritardo dovuto ancora alla paura. Così mi giro verso il posto occupato dalla mia consorte ma lei non c'è. In un terribile istante capisco che l'ho lasciata nei bagni del terminal imbarcandomi da solo. Sento il panico urlarmi nelle orecchie e penso che sia una fortuna non averle lavate bene. Che fare? Mia moglie mi ucciderà di certo. Non riuscirò a sopportare il suo sguardo accusatore e i miei debiti. Forse chiederà il divorzio. Con questa terribile colpa mi deprimerò e magari non riuscirò mai più a glassare niente. Potrei perdere il lavoro. Devo rimediare e in fretta, penso mentre controllo i film in programmazione durante il viaggio.

Venerdì 24 febbraio, ore 9:15

Come me, molti dei miei compagni di cella sono sposati. Alcuni me lo hanno confidato, di altri ho visto la fede al dito, di altri ancora le rughe sulla fronte, ma nessuno ha una foto o un modellino in scala della compagna da mostrarmi. Con la maggior parte, comunque, è impossibile parlare: qui dentro siamo in troppi ed io risulto sistematicamente antipatico.
C’è chi si mangia nervosamente le unghie e qualcuno che, invece, le unghie le usa per tentare di scavare un tunnel e fuggire. E c’è chi si mangia le unghie e le passa a qualcuno perché le usi per scavare un tunnel e fuggire.
Guardie carcerarie piantonano le celle, sicuri nei loro corsetti antiproiettile. Come se il tessuto balistico e le fibre adamitiche intrecciate fossero sufficienti a respingere la mia invidia per la loro postura così eretta. Ci sono due guardie: una passa e sorride, o passa senza sorridere, o non passa affatto. L’altra si ferma e ci sfida con lo sguardo, lecca il vetro che ci separa dalla libertà solo per provocarci, e talvolta lo insaporisce con una spolverata di pepe.
Vedendo i nostri carcerieri nelle loro corazze rimpiango di non aver mai glassato scarafaggi e mi rimprovero di essere stato così diffidente.
“Che glassa andrebbe bene con gli scarafaggi?”, mi domando sottovoce.
L’uomo affianco a me risponde in un sussurro: “Lamponi sott'olio”.

Sabato 18 febbraio, ore 13:15

Messa a posto la rivista dei film, e dato che li avevo già visti tutti, mi alzo tenendo in mano gli snack e mi dirigo verso una hostess. La prendo da parte e le dico minaccioso sottovoce:
-"Ho del pollo con curry della British Airways nella tasca. O mi porti in cabina di pilotaggio, o giuro che te lo faccio ingoiare tutto. "
L'hostess sbianca. Trema dalla testa ai piedi del letto. Non può sapere che nella mia tasca ci sono solo i suoi maledetti snack e un paio di termiti morte. Le noccioline potrebbero farle perdere i sensi, certo, ma ne uscirebbe viva, mentre il pollo al curry non le lascerebbe alcuna speranza. Anche se fosse vivo come quelli in servizio sulla compagnia britannica. Camminando con un proiettore di calma apparente per non insospettire i passeggeri ci dirigiamo verso la cabina.
Bussiamo, ma la porta è già aperta. Entriamo.
A questo punto devo muovermi con rapidità, quindi sollevo l'hostess e la punto alla testa del capitano.
-"Fermi tutti. Questo è un dirottamento. Il primo che fa una mossa falsa gli sparo questa hostess dritto tra gli occhi"
Il capitano e il suo secondo rimangono quasi paralizzati. Poi si accorgono di me. Il secondo pilota mi risponde con voce bassa e atona:
-"Calmo! Tentiamo di ragionare. Possiamo parlarne da persone civili. Abbassa l'hostess, per piacere"
-"Col cavolo! Non sono un idiota."
Non posso sapere se tengono uno steward nascosto da qualche parte. O un pollo. Il gioco lo conduco io, penso, anche se l'hostess è una finta magra e puzza di salmone affumicato come quelle della Finnair. Il gioco lo conduco io.

-"Ok, dicci cosa vuoi che facciamo. Ma mantieni la calma. Dove vuoi che ci dirigiamo?", chiede il capitano.
-"Non dove, beota di un capitano. Ma quando. Voglio tornare al momento dell'imbarco. Subito. Ora".
Il silenzio cala sulla mia richiesta e, ad esclusione degli scricchiolii del legno dell'aereo e i rumori della sparatoria nel saloon della prima classe, non si muove foglia. Io tremo solo leggermente, sotto il peso della finta magra.
-"Ma…ma questa è una follia!" esclama improvvisamente il secondo pilota.
-"Lo credo anche io" rispondo di rimando, "ma c'è sempre una spiegazione scientifica che giustifica qualsiasi trama. Riporta questo aereo all'imbarco e taci".
Il capitano schiaccia alcuni tasti che muoiono sul colpo e chiama l'aeroporto con un piccolo walkie talkie.
-"Stiamo tornando, abbiamo un problema a bordo. L'aereo non è più sotto il nostro controllo. Siamo sotto minaccia armata e ci è stato richiesto di tornare. Chiediamo priorità per l'atterraggio. E delle birre".

(continua)

gabbbbro + mu ho

So come finisce: l'hostess è scarica e il pilota se ne accorge.

Grande ritmo.

Bello, bello, bello.
Da una fusione gabbbro+muho mi aspettavo certo qualcosa di follemente meravigliososo, ma vi siete superati. (Quindi siete anche rimasti indietro)
Però siete bravissimi.

Siete così bravi che 57 post mi sembrano una miseria.

Grazie a silas, richi e valeria. E aspettate lo scoppiettante finale.

Oppure non aspettatevelo, così vi coglierà di sorpresa.
Comunque tencs evribadi ^_^

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