Le Guide SV - Location 2011 per un arresto cool - Torino

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Ci spostiamo nel Nord-Ovest. Forse non sarà più la patria dell'auto ma Torino vale sempre un arresto.


Juventus Store - Via Garibaldi, 4
Ideale per i ladri professionisti che desiderano un arresto di alto profilo, sotto gli occhi allibiti della gente. Nessuno, vedendovi in un ambiente ufficiale Juve, metterà mai in dubbio la vostra colpevolezza, ma tutti si stupiranno del fatto che non rimanete impuniti e vi osserveranno a bocca aperta uscire accompagnati dagli agenti. C'è un unico rischio: che non vi arrestino. Onde evitare, cercare di non esercitare sudditanza psicologica. Invece sappiate che, in caso di ripensamento sull’arresto, potrete in qualsiasi momento e, soprattutto, in qualsiasi zona, sino a due metri fuori dall’area del negozio, buttarvi a terra e chiedere un rigore come risarcimento.
Voto: 3 manette. Tempi d'attesa: fino a 90 minuti. Possibilità di essere accompagnati da Luciano Moggi pagando un piccolo extra e facendo le telefonate giuste. In questo caso però fate attenzione: Moggi potrebbe chiudervi in bagno per farsi arrestare da solo.
Colonna sonora consigliata: Elio & LST - "Ti Amo Campionato".


Museo Egizio - Via Accademia delle Scienze, 6
Il Museo Egizio offre uno scenario da favola, per un arresto che sicuramente non dimenticherete mai. Il pacchetto comprende:
- Rinfresco presso la tomba di Kha a base di prodotti tipici piemontesi, bevande incluse.
- Inseguimento tra i reperti con possibilità per il fuggiasco di distruggere sino a n.2 statue e/o altri reperti. (no mummie)
- Possibilità di farsi fotografare con una divinità a vostra scelta tra Hathor (dea bovina protettrice delle sorgenti del Nilo), Bes (dio nano protettore del sonno, della fertilità e del matrimonio) e Gennaro (dio calabrese protettore di alcune slave in Corso Grosseto).
- Arresto spettacolare all'esterno dell'edificio condotto da una squadra di poliziotti vestiti come Indiana Jones.
- Piramide ricordo. (Per maggiori info scrivere a museoegizio@ramsete.eg)
Voto: 5 manette. Date e orari: aperto tutto il millennio, con orario continuato dalla 7^ alla 21^ clessidra. Costo: 3 serpenti. Donne, bambini e militari in divisa: 4 serpenti.
Colonna sonora consigliata: The Bangles - "Walk Like an Egyptian"


Porta Palazzo indirizzo: Porta Palazzo
Siete stufi di questa italietta provinciale che celebra se stessa e manca di appeal internazionale? Siete alla ricerca di un'avventura esotica e multirazziale? Porta Palazzo è il posto che fa per voi. Il melting pot culturale di questo celebre quartiere torinese non ha nulla da invidiare al melting pot culturale di questo celebre quartiere torinese. A Porta Palazzo potete trovare marocchini, senegalesi, thailandesi, cinesi, rumeni, napoletani, e tantissime altre razze facilmente discriminabili. Farsi arrestare a Porta Palazzo è un'esperienza indimenticabile e irrinunciabile, specie se siete amanti dei viaggi. Sì, proprio quel genere di viaggi lì, ci siamo capiti. Curiosità: Porta Palazzo ospita il più grande mercato all'aperto d'Europa, dati i tempi della giustizia italiana vi tornerà utile poter ingannare l'attesa tra una bancarella e l'altra.
Voto: da concordare, è un mercato. Orari: aperto sempre, tutto il giorno, ma la notte è più divertente.
Colonna sonora consigliata: The Clash - "Rock the Casbah"

richi selva

In rassegna passa #1

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Informare, far conoscere, portare alla luce tutte quelle notizie che non riescono a trovare considerazione nel flusso continuo dei media.
Un altro atto di cortesia di SenzaVoglia per voi.




Marocchino ruba pallone da calcio al supermercato. Espulso.

Povertà: Un italiano su tre non può più permettersi di mandare un fax via pony-express.

Roma: nonostante le proteste dell'opposizione, ieri ho tagliato i capelli.

Continua la crisi del settore tessile. È ormai impossibile trovare taffetà decente.

New York: ritrovato il cadavere di Hitler in un menù a portar via.

Anziana aiuta boy scout ad attraversare la strada e lui si suicida.

La tragica condizione del popolo Sumhiki: non esiste.

Ricerca: quanti libri occorrono per far apparire la vostra libreria in ordine e i vostri amici analfabeti?

SV staff

E falla finita!

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Mi sono ritrovato a pensare seriamente al suicidio, può decisamente essere una soluzione efficace e di gran classe. Davvero.

Avete presente, no? Quando la vita sembra priva di senso, inutile, ripetitiva, una lunga e inevitabile resistenza a qualcosa di più grande di noi. Quando la vita sembra una forza misteriosa e oscura, destinata inevitabilmente a sopraffarci. In tal caso, togliersi dalle palle diventa la scelta più dignitosa ed elegante da prendere.
Sto cercando di convincervi tutti, maledetti stronzi, sono stufo di fare la coda in tangenziale.


I giorni tutti uguali, svegliarsi al mattino presto, fare colazione velocissimi (le famose colazioni precoci), cominciare a inseguire i minuti della giornata per tentare di racimolare un po' di tempo da dedicare a noi stessi, senza, ovviamente, mai riuscirci.
Tirar tardi la sera, sperando invano di sentire un barlume di libertà che ci attraversa le vene, provare a dimenticare, almeno per qualche ora, tutte le beghe che giorno dopo giorno ci logorano, tutte le problematiche della quotidianità, assurde e prive di senso, ma che ci è impossibile ignorare.

Giorno, dopo, giorno.

Sempre le stesse speranze di cartapesta per il nostro futuro.
E i nostri lavori del cazzo, le nostre storie d'amore del cazzo, le nostre storie di sesso del cazzo. Che stupido senso ha?
La vita, a volte, sembra un discorso della Santanchè.

Adesso spero siate un po' più convinti, forza, io ce la sto mettendo tutta. Domani all'ora di punta devo attraversare tutta la cintura di Torino e non vorrei metterci due ore.

Siate sinceri, non potete non averci mai pensato anche voi. Queste nostre vite non hanno alcun significato, sono una lunga e misera agonia e nulla più. Siamo geneticamente strutturati per soffrire, per non accontentarci mai, per farci condizionare dalle sfortune e dalle disgrazie, piuttosto che dai momenti di gioia.
Amiamo sentire il muro di incomprensione tra noi e le persone che ci sono più vicine.
Trovo assurdo non pensare seriamente e razionalmente al suicidio.

L'altra sera ero in macchina con la mia compagna, stavamo discutendo, anzi, diciamolo pure, litigando, quando ad un certo punto ho avuto il serio impulso di aprire la portiera e gettarmi fuori dalla macchina in corsa. Cazzo, stava andando contro un muro!

Ora, torniamo al punto.

"Suicide is the only way out" cantavano i Black Sabbath. Poi uno vede una puntata degli Osbournes e capisce dove sta il problema: Ozzy doveva credere un po' di più a quello che cantava.
Comunque, chi se li incula i Black Sabbath. Non sarà mica il loro furgone a farmi da tappo in tangenziale Nord nell'ora di punta.

Voglio solo aiutarvi a riflettere.

Valutate bene il peso specifico delle vostre esistenze, la portata dei vostri successi e il vostro grado di soddisfazione. Siete ancora in grado di trasformare un "vaffanculo, pezzo di merda" in un "certo, certo, capo" senza rischiare i conati di vomito?
Avete ancora le forze per affrontare un sabato pomeriggio al centro commerciale, in cerca di una fottuta tutina da bimbo per il neonato figlioletto della cugina, dell'amico, del fratello, di quella stronza di vostra moglie?
Pensate realmente che, all'improvviso, qualcuno si accorgerà di voi, del vostro talento, prendendovi per mano e tirandovi fuori dal fango in cui vi dibattete, in maniera ridicola, ogni maledettissimo giorno?

Datevi una risposta, sincera. Poi valutate con lucidità.

Suicidio, pensateci. La migliore alternativa ad una vita in mezzo alle mie palle.

richi selva*. Illustrazione di Akab.

*con lo zampino giapponese del grande Mu Ho, grazie per il consiglio! ("Non farlo, Richi! Non farlo!") :D

Le Guide SV - Location 2011 per un arresto cool

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Molte lettere di fans ci chiedono perché esistiamo, perché scriviamo, di pagargli le bollette del gas e qualcuno ci propone di allungare il pene. Questa è la risposta: SV è un blog di servizio, nel senso che molti di noi servono ai tavoli per arrotondare, poi in piena notte avvolti nei fumi di qualche strano trip, viene fuori la nostra anima più nobile, aiutare gli indifesi e poveri ladri a prepararsi ad un destino quasi ineluttabile. Ecco perché oggi vi presentiamo la prima guida SV all'arresto cool.




Grandi Magazzini MAS
Nella multietnica zona di piazza Vittorio, laddove tutte le insegne sono in due lingue (cantonese e mandarino), resiste una roccaforte di romanità immutata da decenni: i Magazzini dello Statuto.
Tempio del taccheggio e della filodiffusione, sopravvissuti misteriosamente alla concorrenza delle multinazionali della grande distribuzione, i Magazzini sono un carosello di opportunità per una cattura eccitante: scaffali ricolmi di scatolette da abbattere correndo, cassiere terrorizzate, biancheria svolazzante. I più abili possono addirittura infilarsi al volo in un golfino d’angora sfuggendo sbilenchi tra l’abbigliamento femminile.
In una cornice sospesa a metà fra tradizione (la fondazione di MAS risale ai primi del ‘900) e modernità (se per modernità intendete tutto quello che è capitato nel 1977), potrete guadagnarvi una pagina nella cronaca romana del Messaggero e contemporaneamente acquistare mutande a prezzi competitivi.
Per chi è in cerca di una pena aggiuntiva, nei magazzini troverà un fornito reparto di oreficeria da svaligiare.
Curiosità: il nome di MAS è legato a personaggi di spicco dello spettacolo. Infatti, testimonial recente di Mas è stato Alvaro Vitali, e nei suoi reparti ha preso vita il primo videoclip del rapper romano Er Piotta.
Voto: 5 manette - Indirizzo: via dello Statuto 11, fermata Metro A Piazza Vittorio. Non occorre prenotazione.
Colonna sonora consigliata: Calibro 35 - “La Polizia S’Incazza”


46 barrato
Dopo anni di abbandono, il trasporto pubblico è prepotentemente tornato in voga come luogo ideale per l’arresto, complici gli strapagati location manager cinematografici che non hanno voglia di cercare set più originali.
Perfetto per i radical chic più cheap, ma anche per i morti di fame autentici, il 46barrato rappresenta un ottimo compromesso fra economicità (solo 1 euro per una corsa, forse l’ultima della vostra vita) e vastità degli scenari: si va dal Castel Sant’Angelo delle prime fermate fino alla periferia nord-ovest della città, famosa per i manti stradali che hanno ispirato le più belle provinciali di Nairobi.
Certo, dovete mettere in conto il rischio che un’improvvisa sommossa popolare a bordo del mezzo comprometta l’esito della vostra cattura.
Vi accompagneranno nell’arresto vecchiacci indignati e suore carmelitane del tutto indifferenti.
Voto: 4 manette - Prima corsa ore 5.30, ultima corsa ore 23.00. Non è necessaria la patente. Si sconsiglia l’igiene personale.
Colonna sonora consigliata: The Who - “Magic Bus”


Casa mia
Per i principianti dell’arresto, Casa Mia rappresenta una delle situazioni più confortevoli. Dotata di toilet difettosa, la casa è il luogo ideale dove farsi beccare mentre ci si disfa delle prove nello scarico (ma le prove dovrete procurarvele da soli). Il lungo cortile che attraversa il condominio permette di sfilare sotto gli sguardi di numerosi ficcanaso, indispensabili per dare al vostro arresto un indelebile retrogusto di vergogna. L’appartamento include un bambino di otto anni, insostituibile must per tutti coloro che vogliono sperimentare una scena strappalacrime coi poliziotti.
Curiosità: in passato la casa è stata teatro della cattura di numerosi malavitosi locali, nonché dell’arresto del piacere sessuale.
Indisponibile nei weekend. Non si accettano carte di credito.
Voto: 3 manette - Servizi accessori: Sky, internet wireless, drammi familiari. Tariffe: 40 euro per il primo arresto, 35 per ogni arresto successivo.
Colonna sonora consigliata: Jurassic 5 - “In The House”


Rete fognaria sud
Gli amanti della tentata fuga non rimarranno indifferenti al fascino del Collettore Basso, a sud della capitale. Costruiti nel XIX secolo, questi cunicoli maleodoranti ricordano altri cunicoli maleodoranti. In questa scenografia poco illuminata prendono corpo riverberi di un certo immaginario postapocalittico, a metà tra i morlock de L’Uomo che Visse nel Futuro e la coprolalia di un qualunque film di Natale.
Chiunque sia stato arrestato nelle fogne ricorda l’esperienza con affetto, visto che la toxoplasmosi, contratta proprio nelle fogne stando a contatto con ogni genere di feci, ha causato loro un’acuta encefalite e un conseguente stato di confusione mentale.
Voto: 2 manette - torce e stivali di gomma non inclusi. Figure patetiche sempre disponibili, pagando un supplemento.
Colonna sonora consigliata: The Pornophonix - “Still Waiting For Hellen Boyle”

gabbbbro

Bin Bang

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Il generale restò a lungo in silenzio quando l'Uomo in abito scuro finì di parlare. Totalmente inespressivo, l'aspetto marziale. Solo il tremito della gamba tradiva una certa emotività.
- Dunque è davvero morto.
- Glielo confermo.
Era il suo agente migliore. Il suo alter ego sul campo per tutta la sua carriera.
- Sua moglie è stata avvisata?
- Parlerò più tardi con Annie. Vorrei dirglielo io stesso. Sarà un duro colpo, così vicino alla pensione.
Già, la pensione. Difficile vederla dopo una missione così rischiosa. Ma la cosa che gli faceva davvero rabbia erano le modalità. Una banale scivolata uscendo dalla doccia.
- Il presidente è informato?
- Certo, è davvero costernato.
- Spero che ora non si voglia sfruttare il tutto politicamente.
- Ha assicurato una cosa minimale. Giusto una foto, poi ci si "sbarazzerà" del corpo.
- Almeno Annie avrà un corpo da piangere.
Il generale si alzò lentamente, rattristato dal ricordo delle gite al lago con lui ed Annie. Per nascondere la commozione andò lentamente verso il mobile bar, da cui tornò con due bicchieri.
- A Osama.
- A Osama.

logorio

Crash - Quando un frigo interrompe una storia d'amore e di coltelli.

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"Ciao, finito il latte. Domani non ci sono, lasciami 2000 euro , mio cognato non vuole più aspettare. Ah, la cravatta blu che ti ho regalato, che ti piaceva tanto, mi dispiace ma non riuscivo a slegarmi e l’ho dovuta tagliare. Baci".

Ziiiiiii dop, silenzio, ziiiiiii dop, silenzio. Mi annoio, capitano anche queste giornate, anzi, a dire il vero sono la maggior parte, in cui per molte ore non passa nessuno dei due, e l’unica soluzione è contare i secondi tra il silenzio e lo ziiiiiii dop. Anche se sembra assurdo, provo quasi un senso di solitudine.
Ops, è arrivato lui.

Maionese, wurstel, birra da 66cc, mousse di cioccolato e scatola del caffè per dopo. Che poi 'sta cosa che mi conserva il caffè qua, invece che nello stipetto in alto, non l’ho mai capita.
Mi sbatte addosso il suo diritto di replica.

"Brutta stronza, la mia cravatta blu!!! Di’ pure addio ai tacchi delle tue scarpe da modella. Riguardo a tuo cognato: che si fotta. Io quelle quaglie australiane non le ho ancora vendute, alla faccia dell’affare sicuro. Ciao, non so quando torno, al lavoro è un casino. Ps: ricomprami la cravatta!"

A pensarci bene, non ricordo l'ultima volta che li ho visti insieme.

Intanto passano le ore, non so quante. Non so neanche quanti ziiiiiiiiii dop.

Mi apro. Latte scremato, fiocchi di latte scremati, papaya e succo di pompelmo senza zucchero. È la sua colazione tipica, sempre ossessionata dalla linea.
Legge il messaggio, lo appallottola e lo getta per terra con violenza e disprezzo. Prende un altro post-it, una penna e si mette a rispondere. Ahio! Mi lascia in consegna il suo biglietto per la giornata.

"Coglione tu che hai creduto all’affare delle quaglie australiane. Il frigo è quasi vuoto, mi viene l’ansia ad aprirlo, sabato dobbiamo fare spesa. Ciao."

Quasi vuoto? Per favore non tocchiamo questo tasto. Lo ricordo bene l'inizio di questa faccenda. Loro che si aggiravano per casa come due ragazzini delle elementari, coi loro giochetti, i loro scherzi, le loro stupide ma romantiche smancerie. Io ero sempre pieno, strabordante, pronto a servire energiche colazioni, pantagruelici pranzi, squisitissime cene. Il mio essere pieno, amavo pensare, era il beneaugurante simbolo del loro felice idillio.
Poi hanno iniziato a trascurarmi e le cose, per loro, non potevano far altro che precipitare.

Contenti loro.

Per il resto del pomeriggio non si sono fatti vivi. Gli scarafaggi hanno approfittato della situazione per trasferire le stoviglie al posto delle vettovaglie, e viceversa, poiché gli scaffali in alto garantiscono una maggiore riservatezza.

Non ho notizie di loro per tutta la sera. Al mattino, sul presto, è lei che mi apre. Ha la faccia gonfia e rimmel sulla guancia, è andata a letto senza struccarsi. Sbraita: è finita la papaya.
Dopo mezz’ora è di nuovo qui davanti che con l’indice si infila un tacco 12.

"Scommetto che stanotte ti è piaciuto, ma cerca di farti la doccia un po’ più spesso, e lavati meglio là sotto! sembrava di stare in un sushi bar. Non abbiamo avuto tempo di dirci nulla, una volta fatto tutto, ti sei addormentato subito. Mio cognato ti sta cercando: o gli dai i soldi o racconta a De Girolami che fine ha fatto quella ragazza.
P.s. Alla lista della spesa aggiungi la papaya".

Quasi le 12, arriva lui, mi scruta indeciso: colazione ritardata o pranzo anticipato? Fortuna per lui che ho poco dentro, così si arrangia con uova e prosciutto e quella bottiglia di vino aperta a capodanno.

"Le tue perfide insinuazioni non meritano risposta. Tuo cognato non ce le ha le palle per dire tutto a De Girolami, e se non fosse per te me ne sbatterei totalmente di lui e dei suoi 2000 euro. Comunque ieri mi hanno parlato di un giro di collant cinesi piazzatissimi, dammi due settimane e rientro con gli interessi. Domani spesa, non c’è più un cazzo di niente. Ah, pensa un po' alla palestra, il tuo culetto sta diventando flaccido".

Un giorno di quiete, forse due. Difficile stabilirlo quando non alzano neanche le tapparelle. Mi godo qualche ora di riposo, anche se non è facile con il ronzio del mio inverter. L’ultimo biglietto è di questa mattina:

"Mio cognato ha detto tutto a De Girolami. Altro che quaglie, altro che 2000 euro, non te ne basterebbero 200mila per tirarti fuori da questo casino, così impari a sballarti con quelle troiette.
E ti sei pure dimenticato la papaya, stronzo!"

I pomeriggi sono sempre più caldi, ed io non basto a rinfrescarmi. Un avanzo di fontina che è in fondo al secondo ripiano da circa due mesi mi parla della sua infanzia, delle splendide giornate passate in alpeggio. Due palle così. Caldo torrido e le solite storie già sentite migliaia di volte.

All'improvviso scorgo un’ombra in terrazzo. È il vicino. Ha scavalcato la ringhiera che divide il balcone della nostra cucina da quello del suo bagno. Se lo tira fuori e comincia a pisciare sulle piantine di menta. Il prossimo mojito che quei due decideranno di farsi sarà particolarmente interessante. Cercherò di non ridere, ma sarà difficile.

Rumori dalla porta d’ingresso, il vicino rientra velocemente nel suo appartamento.

"Tro-ia! Sei una tro-ia!"
"E tu un finocchio! E c'hai pure il cazzo piccolo!"

Poi sento un rumore, un botto improvviso, come se lei gli avesse gettato le scarpe contro, mirando dritto al naso, ma lui le avesse abilmente schivate, facendole andare a schiantarsi contro il finto noce della porta del salotto.

Il lampadario dell'ingresso mi confermerà in seguito essere andata proprio così.

"Ma che cazzooo faai!?!? Sei fuoooriii!?!?! Guarda che ti gonfio. Ti ammazzo. Tanto adesso non devo neanche fare attenzione a tuo cognato, che ormai sono fottuto, e grazie a te! Ah, ma anche tu sei fottuta, lo sai, vero? Fooottuttaaaa!!!!"

CRASH!!!

Mi immagino la scena. Lei che lo guarda spaventata. Lui che prima sembra calmo, le dice quelle cose, poi le urla "fooottuttaaaa!!!!" lanciandole contro il vaso Ikea, che però, a causa della sua pessima mira, va a fracassarsi contro la vetrinetta del mobile bar.

Sento passi pesanti e veloci venire dalla mia parte. E' lui.
Apre il cassetto delle posate e comincia a rovistarci dentro, guardandosi con ansia alle spalle. Poi lo trova: il coltellaccio. Lo nasconde nei pantaloni, dietro la schiena, poi mi apre e si mette a spostare quelle due o tre cose che stanno al mio interno, cercando chissà cosa.

Entra anche lei.

"Che cazzo fai?"

"Voglio una birra."

Una birra, figurarsi! Pretende ancora di trovare una birra, dopo il modo in cui mi hanno trascurato in questi ultimi mesi.

"Niente da fare" - mi chiude ghignando a denti stretti.

Lei deve aver intuito le sue intenzioni perché non gli dà il tempo di voltarsi che gli si butta addosso. Cadono, gli si aggrappa al collo e lo inchioda a terra, contro il mio sportello del freezer. Comincia a strappargli i capelli e a morderlo sulla faccia. Lui urla, non riesce a divincolarsi.

A me pesano un po', sinceramente, ma non mi fanno male. Certo, non è il massimo averli appiccicati contro in quella maniera. Specie per lui, che puzza di gatto malato.
Continuano a sbattermi contro, mentre lottano.
A un certo punto qualcosa di strano.
Come, boh, delle scosse.

Il tavolo della stanza, che si sposta di mezzo metro.
Il quadro sulla parete di fronte, che si alza di mezzo metro.

I pochi e scaduti barattoli di yogurt che stanno al mio interno si ribaltano e rotolano da un piano all'altro, sempre più in basso. Mi si apre la porta. La pellicola trasparente che avvolge una mezza cipolla ormai marcia abbandona (finalmente!) l'angolino in cui si era nascosta, e scappa via, all'aria aperta.

Per me è quasi un deja vu...non capisco..anzi, sì! Adesso ricordo!
La prima volta che sono stato qui... quei due ragazzi in tuta da lavoro.
Il primo ricordo della mia vita... mi avevano appena attaccato alla corrente, quei due ragazzi che domandano "Va bene qui, signora?", e lei che chiede di spostarmi un po' più vicino all'angolo, ma non troppo, che ci deve stare anche la scopa.

Allora i due tipi mi prendono, mi abbracciano, mi fanno ondeggiare, mi muovono...sì, è proprio quella la sensazione, mi sto muovendo!
Ed è...bellissimo.

Vedo i loro volti terrorizzati, sono sempre a terra, sotto di me.
Lui è riuscito a prendere il coltellaccio. Lei gli tiene ancora le mani tra i capelli. Ma sembrano non lottare più, chissà perché.
Anzi, chissà perché un cazzo. Non mi interessa più niente di loro, io mi sto muovendo! Ed è bellissimo.

Vedo solo il pavimento e poco più. I loro stupidi volti sono vicinissimi, adesso. Ma non mi importa

CRASH!!!

SV staff

Arrivano i tecnici

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Cosa sta succedendo davvero a Fukushima? Ecco la fondente verità attraverso le conversazioni carpite all'alto comando militare giapponese intercettato per SenzaVoglia da Mu Ho & The Mangler

Intercettazione n.1
"Signore, come procediamo per il pressure vessel del reattore 1?"
"Innaffiatelo con un camion di gazzosa"
"Signore, non penso funzionerà"
"Non discuta gli ordini sergente. Si dia il via all'OPERAZIONE GAZZOSA"

Intercettazione n.2
"Sì. signor Ministro, non si preoccupi. La situazione è sotto controllo. Stiamo innaffiando tutto con la gazzosa, così le bollicine catturano gli elementi volatili e li depositano nei pressure vassel che poi vengono farciti col cioccolato e inscatolati per renderli pronti per la commercializzazione"
"Pronto?? Ma chi parla?"

Intercettazione n.3
"Signore, questa cosa della gassosa versata ovunque non credo ci stia aiutando"
"Zitto e continuate a versare!"
"Signorsì, signore"
"E preparate le ballerine"
"Come desidera signore"

Intercettazione n.4
"Dove sono le cisterne di gassosa che avevo ordinato?"
"Caro, le avrai lasciate in giro da qualche parte, controlla bene. Sei così disordinato"
"Sergente, si consideri agli arresti per insubordinazione"

Intercettazione n.5
"Signore la situazione è fuori controllo ormai. Stiamo finendo la gassosa. Che dobbiamo fare?"
"Usate anche l'aranciata se dovesse essere necessario. Non aspetteremo certo i tempi di dimezzamento della coca cola"
"Signore, qui un tecnico consiglia di sparare azoto gassoso"
"E cosa aspettate? Forza con questa Azoto Gazzosa"

Intercettazione n.6
"Signore, il primo ministro chiede se i pressure vessel al cioccolato sono cioccolato al latte o fondente. Che devo dire?"
"Cosa pensa possa risultare più credibile?"
"Signore mi stupisco della domanda ! E' chiaramente fondente, siamo in una centrale nucleare"
"In una centrale nucleare? E da quando? Perché non vengo mai informato?"
"Ma…signore!"
"E comunque dove sono i fottuti nani ? E la mia gassosa ? L'ho ordinata più di un'ora fa CRISTO DI DIO"
"Allora, signore, continuano con la gazzosa sui reattori?"
"Siete cretini? Evacuiamo subito. Non staremo un minuto di più in questo inferno. Dia l'ordine, prepari gli aerei, trovate l'emergenza umanitaria più vicina e dirigiamoci lì. E non dimenticate di recuperare tutta la gazzosa che riuscite".

Mu Ho & The Mangler

Fuga in Brasile

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Un'autobiografia? L'effetto dell'alcool? Una cazzata? O tutte tre cose insieme. Ligi al nostro dovere, quello di rovinarvi i lunedì, ecco un pezzo di borges in astinenza di sputi in faccia per i suoi pezzi mediocri.

Alla fine sono contento che mi avete trovato. Erano dieci anni che nessuno ci riusciva. Sono anche dieci anni che sono sparito, so nascondermi Io. Ora, come ben capite, la cosa da un lato mi fa piacere, rivedere della gente “civile”, sì è una cosa che posso considerare positiva, dall’altro, di lato, mette davanti ai miei occhi tutto il tempo passato a non lasciare traccia di me e sì, questa è una cosa che non posso non considerare negativa .

Niente di personale, davvero, ma dopo questa nostro incontro, vi dovrò uccidere, ma non vi preoccupate, farò in modo che le vostre membra siano rimpatriate, a pezzi, ai vostri mandanti. Lo farò con estremo piacere, uccidervi dico, in memoria di quello che era la mia vita, prima del Brasile, di questa spiaggia meravigliosa, di questo villaggio sperduto. La mia vita passata tra intrighi, spionaggio, truffe, notti senza sonno, delazioni direi inevitabili ed avventure varie.

State comodi? Volete una caipirinha? I lacci sono troppo stretti o quelle sanguisughe troppo fastidiose?
Non vi preoccupate, la cosa non sarà rapida, non vorrete che sia scortese, che non assolvo le regole del perfetto padrone di casa...

... Mi svegliai in quel momento. Sudato. Nella mio stanzino in affitto. Erano le due del pomeriggio.
Il sapore di birra calda e kebab ancora in bocca, il puzzo acuito dalla calura agostana a Milano e quel senso di vaga inutilità che da anni ormai aleggia sulla mia vita.

Dividevo quell’appartamento con altri 4 ragazzi universitari, io sono Jair, cioè non è il nome dell’anagrafe, ma il nome con cui tutti mi chiamano, la somma della mia passione per l’inter e per il Brasile.
46 anni, pulisco di notte una kebaberia , di giorno sopravvivo. E’ ora di fare colazione, caffè e cornetto all’angolo, il mio unico lusso. Poi mi aspetta un pomeriggio ai giardinetti per evitare il puzzo della mia stanza, se son fortunato scrocco una sigaretta. Se piove e qui capita spesso, ringrazio uno di quei centri commerciali dove puoi girare ore ed ore in mezzo ad un sacco di gente tutte sole come me. Mettendo che la cena è garantita dal kebab, resta il pranzo la sola scommessa giornaliera, di solito la perdo e cerco una scusa per andare prima al lavoro. Oggi ho fatto un giro diverso, son passato davanti ad un’agenzia di viaggio, e ho visto un cartello promozionale, “Spiaggie di Maceiò - sconti 50%”
Come se avessi ricevuto un colpo al cuore, ho barcollato per un po’ come se fossi ubriaco, dopo in un attimo di lucidità son scoppiato a piangere.

borges

Fatti scredibili #2

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Altre cose che non sapevate, ma che non inficiavano la qualità della vostra vita. Inutili e bizzosi ecco altri fatti scredibili by gabbbbro.


Rafy Mofid riusciva a scrivere anche con la sinistra, nonostante l’avesse persa in un incidente



Zeng Xiao Hu possedeva un’insegna da quattro generazioni. Era l’insegna di un ristorante, ma lui la teneva sopra a un negozio di cianfrusaglie gestito da una vecchia coppia gay australiana. Pagava un affitto piuttosto alto per tenere lì la sua insegna, ma secondo Xiao Hu ne valeva la pena perché la bottega, anche se piccola, si trovava in pieno centro ed aveva la connessione a internet.
Il suo bisnonno aveva vinto l’insegna giocando d’azzardo, in un periodo in cui era illegale scommettere qualsiasi cosa che non fosse la verginità di una figlia, ed era sopravvissuta a due guerre mondiali e a diverse edizioni di Giochi Senza Frontiere. In origine l’insegna non era di un ristorante, ma di un fabbro e prima ancora era di un Dunkin’ Donuts.
Ogni sera Zeng Xiao Hu la rimuoveva dal negozio dei due australiani e la portava a casa affinché non si rovinasse. Egli era stato incapace di trasmettere ai suoi figli il rispetto e l’attaccamento per quella vecchia insegna e ogni notte, rimuginando su questo fallimento, piangeva inconsolabile nel suo letto.



Wilma Rosselli aveva un mignolo destro al posto dell’anulare sinistro, un medio sinistro al posto dell’indice sinistro, un indice destro al posto del mignolo sinistro, un indice sinistro al posto del pollice destro, un medio destro al posto del mignolo destro, un anulare destro al posto del medio sinistro, un mignolo sinistro al posto dell’anulare destro,  un pollice destro al posto del medio destro, un anulare sinistro al posto dell’indice destro e un disgustoso pollice sinistro al suo posto.



Betty Molinari divenne ricca inventando l’acronimo LOL, anche se la sua intenzione era sintetizzare chimicamente l’acquiescenza. Aveva inventato altri acronimi in passato, ma di minor successo, per via di un numero eccessivo di interazioni con altri medicinali. Per un soffio, a LOL venne preferito SOS come richiesta di soccorso, e la delusione portò la Molinari alla depressione e infine al suicidio. Non vide mai l’invenzione di internet, che ricambiò non citandola in nessun sito.




gabbbbro

Non c'è sesso senza sesso #10

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Abbiamo ricevuto un file con un racconto e la possibilità di rieditarlo da Harold Smith. Lo ringraziamo per quello che è rimasto del suo racconto, il titolo. Il Senzavoglia staff è lieto di presentarvi...

KRISTINA

Lo faccio per Kristina. Anche per me, sì, ma soprattutto per Kristina.

Impossibile descriverla, se non per dettagli sfocati. Guardarla un istante significa immaginarla diversamente l’attimo dopo. In un’altra posizione, con un’altra luce. Ogni stralcio di pelle che sfugge all’orlo di una maglietta o che si intravede nell’intreccio di un sandalo suggerisce un diverso scenario. Le lentiggini scure che le macchiano il decolletè come gioielli tribali, arrampicandosi per la scollatura fino alla base del collo, per poi disperdersi fra i primi capelli, o il luccichio di un po’ di sudore sulla nuca, proprio come fra i seni, quelli li ricordo. I capelli chiari, certo. I suoi modi, modi gentili e decisi, sì, ma poco altro. La pronuncia incerta e i movimenti senza significato. Annoda un ricciolo dietro all’orecchio e vorrei afferrarla, stringerle i polsi. Strofina il polpastrello sui denti come per farli più lucidi e penso solo ad affondare le unghie in quei fianchi di una taglia troppo grossi, sentire il rumore della sua carne che sbatte contro la mia.
Non è giovanissima ma, diavolo, mai stato un problema. Quando è costretta a piegarsi, i pantaloni mostrano un accenno del suo culo, diviso in due metà da mutandine che si arrotolano fra i glutei. Kristina in gonna e stivali, o in jeans attillati.

Lo faccio per Kristina. Certo, anche per me, ma non lo farei se non fosse per Kristina.
Kristina è il suo accento e la sua leggerezza, la sua disponibilità e il suo aspetto. I fianchi rotondi di chi ha partorito due figli, ragazzini quasi adolescenti che cresce a chilometri di distanza. Decentemente, con quello che guadagna qui, anche grazie a me. Ragazzini che non vede mai. Kristina è il suo trucco pesante e le sue labbra lucide.

Sono stato a letto con altre ragazze ucraine, prima di conoscere Kristina. Passeggiatrici svestite che caricavo una volta ogni tanto. Un ricordo che mi imbarazza, ora, sesso veloce e vestito che perde ogni significato, di fianco a Kristina.
Lei si rigira l’orologio attorno al polso e immagino il sesso con lei, il suo sudore, i capelli attaccati alla fronte. Strizza gli occhi schiacciando con le dita la base del naso per sopportare l’emicrania, e la vedo nuda con me davanti a una finestra aperta, in una doccia, sdraiata nel frastuono del vento fra le spighe asciugate dal caldo, sulla sabbia umida di un deserto litorale invernale. Nei casali abbandonati.

Lo faccio per Kristina. Per sua colpa e merito, per mio orgoglio, per mia debolezza.

È passato un sacco di tempo dall’ultima volta, dall’ultima volta che ho fatto sesso. La mia è l’astinenza di un vedovo pieno di sensi di colpa, traditore e bastardo per tanti anni, meschino e terrorizzato dal giudizio di Maria, dal giudizio di una persona che non è più qui per giudicare. Un vecchio che ingoia il Retard quattro volte al giorno. Quaranta milligrammi di nitrati organici per non morire.

Per questo ho preso questa decisione. Lo faccio per me. Lo faccio per Kristina. Non ho bisogno di chiederle nulla, sa già in anticipo quello che voglio, cosa mi piace. La pago, d’accordo, ma lei mi vuole bene davvero.
Lo faccio per Kristina, e perché non potrei fare altrimenti. Non posso far trascorrere altro tempo, devo provvedere. Questa smania, queste pulsioni, devo soffocarle. Ogni giorno estendono il controllo su di me, devo sbrigarmi prima che Kristina mi renda pazzo. Devo sbrigarmi, prima che Kristina arrivi.
Un minuto o due e sarà qui con la spesa.

Ho già preso il Retard senza l’aiuto di Kristina. Quaranta milligrammi per non morire. Sarà contenta che me ne sono ricordato da solo. Sorriderà, la abbraccerò. Lascerà la spesa all’ingresso e mi dirà che devo prendere il Nitrosorbide Retard, si stupirà che l’ho già preso, la abbraccerò e le prenderò la mano. Sorriderà, sorride sempre. Le bacerò la mano, la guiderò sul mio corpo. Sarà sorpresa dal mio spirito, resterà affascinata. Avrò l’uccello duro, non le sembrerà vero. Dirà “finalmente”, e che non aspettava altro. Le dirò scherzando che è la prima badante con cui faccio sesso. Lei riderà, accarezzandomi fra le gambe, ma smetterà subito. Mi fisserà complice.

Dalla poltrona vedo l’ingresso di casa. Vedo la porta schiudersi e Kristina in controluce, o forse no, ho solo scordato di mettere gli occhiali. Lei è in compagnia di un’altra persona, ma non dicono nulla. La porta si chiude senza alcun rumore, i loro passi sono muti, i sacchetti di plastica non frusciano.

Il medico mi ha rifiutato la prescrizione, ma un vecchio amico ha provveduto. Ha detto “Vacci piano, prendine mezza”, ma non posso permettermi che non abbia effetto.

Kristina si avvicina, dice qualcosa sorridendo. Non vedo bene senza occhiali ma sono certo che stia sorridendo, e qualunque cosa dica è un sussurro impercettibile che non sento. La persona che la accompagna è un uomo, un tale mai visto prima, che la tiene per mano. Lei si volta verso di lui, poi verso di me, poi di nuovo verso di lui.
Ho già preso il Retard senza l’aiuto di Kristina. Quaranta milligrammi per non morire, nitrati organici contro l’angina pectoris. Sarà contenta che me ne sono ricordato da solo.

Kristina bacia l’uomo, sono sempre in controluce.

Il viagra sta funzionando, in culo al medico che non ha voluto prescrivermelo, ma ci ha messo un po’. È servita una quarta compressa.

L’ho fatto per Kristina.

Kristina è sempre più vicina, vuole baciarmi. Non sono riuscito a slacciarmi i pantaloni ma la mia erezione avrà gonfiato il cotone e lei lo avrà notato. O forse la stoffa ha ceduto sotto la pressione del mio afflusso sanguigno e il mio cazzo è lì di fuori, duro come non lo era da anni.

Lei si avvicina, mi afferra, finalmente faremo l’amore.

L’ho fatto per Kristina.

Non la vedo quasi più, tanto la passione mi acceca, ma il suo seno è grande, lo so, e non riesco a pensare ad altro. L’ho fatto per Kristina, ho preso il Retard, quaranta milligrammi tre volte al giorno. L’ho fatto per Kristina, il suo seno è così grande, il Viagra ha fatto effetto. L’ho fatto per Kristina, e intanto anche l’uomo che è con lei si avvicina, chissà che cazzo vuole.

L’ho fatto per Kristina.

SV staff