Psycho Candies #7 - Il libro dei nomi

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Noi continuiamo a goderci le ferie, tanto in Giapponia c'è sempre qualcuno che lavora per noi.


Dunque, mia madre voleva chiamarmi Romolo, come suo padre il quale non voglio neppure pensare come volessero chiamarlo. Romolo non si può dire un nome al passo coi tempi per il secolo della tecnologia. Ma mia madre doveva in qual modo vendicarsi su di me per averle cambiato la vita. Anche se da un certo punto di vista essere madri significa proprio vendicarsi sul figlio.

Ad ogni buon conto, il nome Romolo venne accantonato per un più sobrio Lucia, come sua madre. Solo il buon senso della burocrazia ha impedito che mi venisse affibbiato un nome femminile.
A questo punto la scelta era tra Centoventiquattrosport Coupè, preferito da mio padre, e Paolo, come il tipo omofobo che girando per il mediterraneo convinse tutti che i cristiani erano brava gente, e che proprio per questo lui aveva passato gli anni precedenti a perseguitarli. Paolo aveva anche il vantaggio di significare piccolo, e venendo da una famiglia di sardi non sembrava vero poterlo sottolineare.

Quindi Paolo aveva tutte le carte in regola per diventare il mio nome, e solo la prepotente cilindrata 1600cc della terza serie della sportiva fiat -che permetteva di raggiungere i 180km/h- ha fatto sia che mi chiamassero "Centoventiquattrosport Coupé".

Naturalmente fui oggetto di pesanti scherzi a scuola. Anche gli insegnanti: "Fai attenzione 124, che c'è, hai finito la benzina?". "Forza 124, ingrana la marcia". "Sei gravamente insufficiente 124, una 600 farebbe meglio di te" e via discorrendo. Questo fino alle superiori, quando ho chiesto e ottenuto di cambiare almeno il nome. Ora grazie a dio posso mimetizzarmi con la mia nuova identità. Il mio nome ora è Elettrolisi, Elettrolisi Fiat.

Mu Ho

Psycho Candies #6 - Sesso? No, grazie.

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Il sesso è sopravvalutato, almeno seguendo il discorso di Mu Ho.


Io non voglio scopare. Il sesso è un'attività che lascio alle rane. Affermazioni tranchant me ne rendo conto, ma da qualunque punto lo si voglia guardare il sesso è l'attività umana più sopravvalutata in assoluto. Il sesso non serve davvero a nulla. E voglio dimostrarlo.
Anzitutto non è un'attività di cui essere fieri. I cani fanno sesso, le rane si accoppiano, le mosche pure. Se una mosca può svolgere un'attività che consideriamo così speciale, non credo sia perché le mosche sono sottovalutate. Quindi punto primo: il sesso è un'attività così cretina che una mosca o una rana può svolgere senza fatica. E nonostante ciò sono sopratutto i maschi ad andare in giro vantandosi di prestazioni, numero di orgasmi e accoppiamenti. Ma il progresso umano non deve nulla al sesso se non meramente l'aspetto procreativo che oggigiorno comunque potremmo sostituire col vitro.
Un uomo striscerebbe per potersi scopare una donna. Ma non farebbe altrettanto per imparare la tavola periodica degli elementi. Magari si sbatterebbe un po' di più se potesse sniffarli per poi scoparsi una donna. Nessuno facendo sesso rende questo mondo un posto migliore. Non ho mai sentito qualcuno sostenere: "E grazie alla sua incredibile attività amatoria che oggi noi possiamo guarire dalle infezioni". Uno con una grande attività amatoria non rende nessun servizio al mondo, a meno che non metta al mondo qualcuno che renda un grande servizio al mondo. E indovinate quante possibilità ci sono che vostro figlio sia un genio? Nella migliore delle ipotesi, nessuna.
Ora osserviamo alcuni elementi positivi nell'assenza totale o quasi di desiderio di attività sessuale. Primo: non ci sarebbe alcuna ragione di sposarsi. Quale cretino malato di mente davvero si è bevuto la storiella dell'amore nel matrimonio? Se non dobbiamo condividere i genitali, non credo che mi interesserò molto al tuo corso di tango. E comunque odio le candele profumate. Senza sesso sparirebbero oltre il 90 per cento dei programmi in tv. La moda non avrebbe senso. Le discoteche rimarrebbero vuote, la maggior parte degli uomini non saprebbe che fare. Molti, senza poter scopare, e ormai infelici possessori di un cervello inadatto a qualsiasi attività che non sia legata ad esigenze sessuali, probabilmente finirebbero suicidi. La sovrapopolazione cesserebbe di essere un problema e questo risolverebbe immediatamente anche la sovraproduzione di beni ed elettricità. Riuscite ora vedere anche voi la bellezza di un mondo privato di questa attività istintiva insulsa? Basta con questa bellezza del sesso. Il sesso non rende più intimi, non dimostra l'amore di nessuno, non ti rende più sicuro. Il sesso è ciò che ti rende uguale alle mosche. Ricordalo, quando corteggi una donna, stai in realtà svolazzando sopra una merda.

Mu Ho

Della panchina e di quello che può accadere quando meno te l'aspetti

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Torna Ponzia, approfittando che siamo tutti a mare, ha rotto la finestra del retro e si è impossessata del blog. Un bel pezzo caldo, per tempi caldi.



“Bravo! Vattene pure, tanto non sei presente neanche quando sei in casa!”
Lo schiaffo che non mi ha dato mi ha colpito lo stesso, nell’istante preciso in cui è uscito sbattendo violentemente la porta di casa; l’ho sentito bruciarmi in faccia.
Sono sola dentro questo silenzio ronzante, colmo di echi violenti. Non ce la faccio a reggerlo, mi da la nausea dell’angoscia, quella che si placa solo dopo aver bevuto. Bevuto molto.
Esco. A piedi perché ti sei preso la macchina e ne abbiamo solo una: egoista di merda!
Continuo a parlare con lui, assente perenne, “ma che si fotta!”, e cammino cercando un pub o qualsiasi altra cosa gli somigli.
Poca strada ed eccolo: un’oasi di alcolici e sconosciuti indifferenti. Un luogo del tutto anonimo; non una bettola terrificante e sinistra, ne un locale bello e arredato bene.
Un posto beige, perfetto. Un bevitoio.
Al banco, seduta su un treppiedi da suicidio dell’ubriaco, punto l’indice verso una bottiglia a caso e chiedo “quello” al ragazzo che serve da bere.
Bevo d’un fiato, come nei migliori e peggiori film di qualunque nazionalità, ma il liquido, che da prassi dovrebbe bruciarmi la gola, invece scende come una carezza ed è dolce,non brucia affatto.
La medicina è buona, mamma.

Un altro e lo stomaco smette di pensare.
Un altro e… “uno anche per me”. Col bicchiere incollato alle labbra ruoto gli occhi, poco interessata. Una donna giovane, molto più giovane di me, prende il suo bicchiere, identico al mio e manda giù lo stesso mio liquido, alla stessa mia velocità.
Però… brava, cazzo!
Ci guardiamo, ci facciamo un semi-sorriso di non belligeranza. Due ebeti alla stessa velocità di caduta.
Il quarto bicchiere lo ordiniamo insieme e, come copione, lo beviamo insieme. Campionati di ubriacatura sincronizzata con affogamento finale?

Perdo il conto; stanotte so contare solo fino a quattro. Sono ubriaca, ma sono stata brava, non ho mischiato vari alcolici e nemmeno lei. Potrei avere perfino dei pensieri di senso compiuto. Se ce ne fosse bisogno, beninteso.
Credo sia quello che pensano tutti gli ubriachi.

“Usciamo?” mi chiede
“per andare…?”
“Prendiamo un po’ d’aria nel parco qui di fronte”
Troppo alcool per sentire paura e poi: paura di che? Credo sia quello che pensano tutti gli ubriachi.
“Sì, usciamo”

Scendiamo dai trespoli; il pavimento è molle, giuro che è molle!
Ci teniamo sotto braccio e –quasi- camminiamo. Non siamo mica due ubriachi abitudinari e rozzi, noi. Ci teniamo sotto braccio, mica ci aggrappiamo l’una all’altra come fate voi ubriaconi del sabato sera! E poi oggi è giovedì, perlomeno era giovedì quando sono uscita di casa.

Il parco è davvero di fronte al pub; siano ringraziati tutti i santi bevitori! Sempre siano ringraziati! C’è anche una bella – era bella, credetemi, la più bella che abbia mai visto – panchina dove svenire in caso di attacco pre-morte alcolica.
Allargo le braccia poggiate sul sedile della panchina (ma quant’è bella!), la mia testa va all’indietro senza chiedere alcun sostegno alla mia volontà cosciente.
Silenzio.
Silenzio.
Sto per addormentarmi ma sento che tu ti avvicini e i miei occhi non si aprono.
Un bacio sul collo…ma che cazz…? Spalanco gli occhi e li sparo nei tuoi.
Strani organi gli occhi, prima erano incollati dal sonno, ora non potrei chiuderli per niente al mondo e vedono solo ed esclusivamente te.
Sei imbarazzata, moltissimo, e io sono incazzata; quel bacio mi è piaciuto, ma com’è possibile?!
Mormori qualche cosa, delle scuse mi pare. Mi incazzo ancora di più perché hai abbassato gli occhi, ma io non avevo finito di starli a guardare!
Hai occhi belli, mia cara. Mia cara??? Ditemi che cosa sta succedendo qui…ma siete matti? Non voglio saperlo, non rispondetemi! Fatevi un po’ i cazzi vostri.

Siamo ad una distanza che qualunque popolo troverebbe sconveniente fra due estranei. Distanza intima, praticamente nulla.
Troppo vicine le sue labbra. Troppo.
Dov’è finita la mia rabbia? Sono confusa; la rabbia potrebbe fare comodo al Grillo Parlante che mi urla in testa: o lo rinforza o lo ammazza. Fottiti, Grillo, io la bacio.

Le sfioro le labbra con le mie più volte. Lei trema.
Tira fuori la lingua, ma lentamente, non me la ficca in bocca con l’urgenza di penetrazione che ho conosciuto finora. La sua lingua accarezza le mie labbra fino a farle socchiudere. Le nostre umide complici si incontrano e si intrecciano nella danza del bacio. Ora è il mio turno di tremare.
Questi baci, alieni e inaspettatamente familiari, mi inondano di una sorta di nostalgia naif, ma infine tanto naif non devo essere, perché mi accorgo solo ora di avere un mano sotto la sua camicetta che la accarezza ovunque e, con l’altro braccio, la tengo stretta a me.
Anche lei con una mano mi accarezza i capelli, dirigendo la sinfonia nella mia testa, e con l’altra mi esplora il seno. Ho un seno smisurato confronto al suo, ma per quanto diverso possa essere per forma e dimensione, lei sa cosa si prova muovendosi in un certo modo. Accidenti se lo sa!

Non ho la più pallida idea di quanto siano durati i baci e le carezze fra noi, di sicuro però la sbronza è passata ad entrambe. Non siamo più innocenti.
Ci fermiamo, eccitatissime e impotenti “qui cosa si può fare? “troppo rischioso” “ma tu come ti chiami?” “mi dai il tuo numero di telefono? “Quando ci rivediamo?” “sei bellissima” “sei bellissima” “torniamo a casa ora”.
Un piccolo tratto di strada insieme,allacciate una all’altra e chiacchierando di tutto. Un’intimità folle mentre torniamo entrambe dai nostri compagni; ci siamo raccontate anche questo. Siamo diventate due amanti in attesa di compimento.
Proviamo a separarci:
“quando ci sentiamo?” “ci vediamo presto?” “ciao” “un bacio e poi andiamo” “ciao” “chiamami” “mi manchi già” “ciao” “un bacio ancora” ciaociaociaociao…..

Ogni passo mi avvicina a casa, ormai è questione di attimi.
Lui mi vedrà molto “spettinata”; è uno stronzo, ma per niente stupido, eppure questa volta non capirà, quando alle sue accuse, urlate dapprima e timorose man mano, io risponderò con una sicurezza che non mi conosce ancora, reggendo il suo sguardo indagatore come solo chi è sincero può fare: “Credimi, non c’è stato nessun altro uomo”.

ponzia

Psycho Candies #5 - Ipocondria

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Ho sofferto per anni di ipocondria. Poi la mia salute è peggiorata.

Non so se avete mai sofferto di ipocondria. Io ho così tanti disturbi che il mio medico ha finito i placebo.

L'ipocondria è un disturbo irrazionale. Se senti battere forte il tuo cuore pensi all'infarto. Non posso più guardare playboy senza pacemaker

Un altro disturbo è il timore che le tue paure siano reali.
-"Dottore, questa volta è davvero un tumore"
-"Speriamo"

Il timore più grande è quello di perdere il controllo del tuo corpo. Così ho smesso di ascoltare rock 'n' roll.

Quando poi stai male nessuno ti crede. A parte le aziende farmaceutiche.

L'altro giorno ho notato con preoccupazione di avere un nuovo neo. Era seduto sul divano e mi guardava impaurito.

Da piccolo avevo paura dei medici. Anche se non governavano più da parecchi secoli.

L'ipocondria ti porta a delle scelte di vita assurde. Il mio regime alimentare ora è composto solo da legnetti di campo non lavorati.

Avete mai convissuto con un ipocondriaco? Io sì, ed era contagioso.

Ad un certo punto ho pensato di essere sieropositivo. Ho dovuto contattare tutte le donne che avevo avuto. Ma lei mi ha assicurato che sta benissimo

La miglior cura per l'ipocondria è fare sesso con una ninfomane malata iniettandosi una mega dose di morfina dopo aver bevuto del veleno per topi. Ma non chiedetemi come lo so.

Piccola Scimmia

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Cammino per strada. Ci sono due ragazzi che sfottono un bambino nero. Lo hanno inchiodato al muro e lo sfottono.
"Negro di merda!" "Ma sei nero o sei solo sporco? Non importa...sei entrambe le cose!"
Lo strattonano e lo sbattono a terra, poi lo rialzano a forza e gli chiedono di abbassarsi i pantaloni.
"Dicono che voi negri ce l'avete grosso, facci vedere!"
Il piccolo, avrà sì e no dodici anni, non ha il coraggio di guardare negli occhi quei teppistelli da strapazzo. Non reagisce.
"Dai, spogliati, piccola scimmia!"

Decido di intervenire.
"Sì, dai, spogliati, piccola scimmia!"

No eh, sto scherzando, figuratevi.

Mi rivolgo ai ragazzi, comparendo loro alle spalle, all'improvviso.
"Lasciatelo stare, ma come vi permettete! Non voglio stare qui a farvi la morale, ora però filate via."
Loro mi guardano e valutano la situazione, sono in due e appena più grossi di me. Ma sento la loro insicurezza e la mia apparente calma deve averli impressionati, perché se ne vanno. Mostrandomi il dito medio e sputando a terra, fissandomi con odio negli occhi. Ma se ne vanno.

Il bambino mi guarda con riconoscenza, blatera un paio di parole che non capisco. Io cerco di capire se posso fare ancora qualcosa.
"Come stai, tutto bene? Dove abiti, vuoi che ti accompagni a casa?"
Lui corre via, dalla parte opposta a quella dove sono andati i ragazzi.

Beh, l'importante è che non gli abbiano fatto del male.

Perché l'ho fatto? Perché dovevo.
Non sono un eroe, un buon samaritano, figuriamoci. L'ho fatto semplicemente perché mi sono immedesimato in lui, anch'io in passato ho sentito la stessa umiliazione che ha provato lui in quel momento. Ho coltivato anch'io lo stesso odio che coltiverà lui, giorno per giorno, a causa di tutti gli affronti che gli toccherà subire.
Per questo l'ho fatto, perchè ho lottato anch'io e continuo tutt'ora a farlo, contro l'ignoranza della gente, contro l'intolleranza.

Perché so benissimo quello che si prova a venir discriminati per la propria pelle.

Ho la psoriasi.


Richi Selva

Psyco Candies #04 - Technicloro parte II

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Sono facilmente impressionabile e ogni volta che qualcuno guarda un horror me ne vado in un'altra stanza. Così ho preso l'abitudine a mettere su un horror ogni sera alle dieci almeno mi ricordo di andarmene a dormire.
Sdraiato nel letto sento grida di donna, colpi d'arma da fuoco, vetri che si infrangono e mi piace pensare che siano i vicini. Il giorno seguente mando un biglietto di condoglianze con cui mi dichiaro shockato e disposto a rilevare il loro appartamento. Ovviamente scherzo, non vivrei mai dove si è consumata una morte violenta.
A volte, in piena notte, mi alzo e scopro che il film è diventato una commedia. Ho provato a riportarlo in negozio ma non mi hanno rimborsato:
"Questo film è diventato una commedia".
"E allora?"
"Prima era un horror".
"Lei ha comprato un horror e dopo un po' si è ritrovato una commedia?"
"Sì".
"Mi deve quindici euro".
Secondo il commesso non dipende dal film ma dalla luce, dice che il neon falsa i colori.
Invece la mia amica Ester, che di mestiere testa l'antiruggine sugli animali ma che si intende anche di psicanalisi, sostiene che la commedia è solo l'immagine che il film horror ha di sé stesso. Il film horror si percepisce come una commedia e proietta questa percezione nei suoi sogni notturni. Allora ho capito che dovevo cambiare atteggiamento (nonché l'antiruggine per il mio cane). Per il bene dell'horror. Per questo ho iniziato a guardare il film e a ridere dicuore ad ogni squartamento, e sembra proprio che la cosa stia funzionando: tutte le notti sogno di essere un musical.
Ora ho imparato a guardare ed amare gli horror, a patto che ci sia la luce accesa. Nonostante disturbi chi sta con me, soprattutto al cinema.

gabbbbro

Le Guide SV - Location 2011 per un arresto cool - In viaggio

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TOKYO
Tokyo è il non-luogo ideale per chi vuole farsi arrestare in un posto densamente popolato ma senza far troppo rumore. La cornice ideale è senza dubbio akihabara, centro tecnologico della metropoli. Negozi di elettronica, maid cafè e vendite tax free sono presenti in grandi quantità. Se desiderate farvi arrestare per furto la sfacciataggine riveste un ruolo di primo piano, altrimenti si corre il rischio di non essere neppure notati. Portatevi una pistola per sicurezza. Al suono delle sirene sarà molto comodo affrettatarsi verso la stazione Jr della linea yamanote, grazie alle indicazioni presenti dappertutto in giapponese ma anche in inglese. Ricordate di comprare un biglietto della metro in anticipo per poter passare i tornelli d’entrata, altrimenti la discussione pacata ma inopportuna che ne seguirà con l’addetto potrebbe costringere gli agenti a effettuare l’arresto proprio davanti all’affollato ingresso, causando non poco trambusto. Una volta arrivati ai binari i poliziotti si muoveranno con circospezione per non far ritardare i treni della puntuale Yamanote. Fare in modo che i poliziotti rimangano ad una distanza di un paio di carrozze da voi è la scelta migliore tra quelle provate dai nostri inviati. Una volta dentro il treno, raggiungete l’ultima carrozza e sedetevi. Aspettate che gli agenti vi trovino. Vi basterà confessare con un breve cenno di assenso o un inchino se siete rimasti in piedi. A questo punto farsi scortare all’uscita sarà veloce e, nonostante la folla presente, potrà avvenire senza che i passeggeri notino qualcosa, dato che staranno tutti dormendo o giocando con una console portatile.
Voto: 4 manette e mezza. Periodo consigliato: Tutto l’anno. Non inclusi: pistola e biglietto metropolitana.
Musica di sottofondo: Alphaville, "Big in japan"

TOILETTE DEL VOLO ALITALIA TORINO-ROMA
Per chi ha sempre fretta e non ama le emozioni troppo forti, come durante gli inseguimenti, consigliamo la toilette del volo Alitalia Torino-Roma. Piccola, deliziosamente non arredata e con un sensibile rivelatore di fumo. Prima di imbarcarvi comprate una scatola di cubani. Dopo il decollo prendetevi un po’ di tempo per ammirare le finiture di pessima fattura della compagnia nazionale, leggete il quotidiano e assaggiate gli snack offerti dalle hostess; saranno un succoso antipasto del cibo che troverete in galera. Dirigetevi prima che inizi la manovra di atterraggio verso la toilette portando con voi i sigari comprati, entrate e chiudetevi dentro. Per provocare la reazione del rivelatore di fumo sarà bene accendere tutti i cubani. Al suono dell’allarme lasciate pure che gli addetti bussino alla porta ma non aprite. Per una esperienza più vivida è ottimo rispondere solo gridando: “Allah è grande e i suoi sigari profumano di eternità”. Non dovreste attendere molto prima che uno o più steward e/o diversi passeggeri entrino e vi immobilizzino. All’atterraggio in aeroporto i poliziotti saranno già lì ad aspettarvi, senza bisogno di inseguimenti o sparatorie.
Voto 3 manette. Periodo consigliato: Novembre, periodo perfetto per lasciare Torino. Non inclusi: sigari cubani.
Musica di sottofondo: Alvin Lucier, "I’m sitting in a room".

VATICANO
Il piccolo stato del Vaticano è uno dei più deliziosi posti al mondo per farsi beccare. Arrivate a San pietro e disponetevi al centro del colonnato. Portate con voi un verniciatore a spruzzo con relativo compressore e della vernice nera. Lanciate manciate di mangime per piccioni per confondere la piazza. Montate il verniciatore e puntatelo verso le statue. Ora, mentre i turisti vi guarderanno curiosi così come i piccioni, iniziate a disegnare svastiche su tutto il colonnato. All’arrivo dei gendarmi scappate in tondo seguendo lo stupendo colonnato. Se avete abbastanza fiato siete ancora in tempo per una veloce visita ai musei vaticani, ma ricordate di portarvi un’arma per saltare la coda. Non preoccupatevi di ferire qualcuno, e sparate pure ad altezza d'uomo. La folla vi servirà da copertura mentre entrate ad ammirare i maestosi dipinti conservati nella città papale. Prima di farvi arrestare ammirate dal 30 aprile la statua azteca che rappresenta la divinità quetzacoatl nella collezione etnologica del museo. Da non dimenticare: chiedete una confessione anticipata al vostro prete di fiducia.
Voto 4 manette Periodo consigliato: la settimana di Pasqua. Non inclusi: verniciatore a spruzzo, arma da fuoco, vernice, fede.
Musica di sottofondo: Antony and the Johnsons, "Hitler in my heart".

Psycho Candies #03 - Lutto

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Lutto

Quando mio padre è morto, cinque anni fa, ho pensato: "Beh, ha smesso di soffrire". Lui. Io invece sono diventato ipocondriaco.

Per questa ragione ho visitato un sacco di medici, ma stanno tutti bene.

Gli avevano diagnosticato un tumore all'intestino, ma aveva ormai metastasi estese. Si potevano vedere da decine di metri di distanza.

Le potevi usare per controllare le diottrie.

Non ho mai superato il trauma della sua morte. Ci ha lasciato parecchi debiti.

È stato un funerale particolare. La nostra religione ci impone di seppellirlo all'aperto.

Alla fine della cerimonia è scattato l'applauso generale. Non ho mai capito come interpretarlo.

Non sono mai andato a trovare la sua tomba al cimitero. Mia madre invece ci si reca ogni settimana con dei fiori e dei petardi per tenere lontano le cornacchie.

Vorrei tanto riuscire a rielaborare il lutto prima che muoia mia madre.

Anche se non ho mai capito il senso di rielaborarli. Oltre al piacere di vederli sfrecciare a 180 km/h in autostrada.

Mi hanno detto che i capelli e le unghie continuano a crescere anche da morti. È che sto pensando a come riconoscerlo il giorno della resurrezione dei morti.

Mu Ho

Le Guide SV - Location 2011 per un arresto cool - Pescara

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Pescara - Via delle Caserme - Bagno Borbonico
Se volete rivivere il fascino di un arresto patriota e carbonaro nel cuore della città vecchia, via delle Caserme vi consentirà di trovarvi in vincoli ai piedi del Bagno Borbonico, le cui grotte sono oggi convertite in ristorantini cool. L'iniziale fuga per i vicoli dannunziani vi vedrà impazzare tra sedie e tavolini da rovesciare, con le supportate consumazioni, per ostacolare l'inseguimento della vociante birraglia; indi, riparare nel cortile natale del poeta, solitamente sede di jam session. L'occasionale connivenza dell'ottobassista, che agli agenti darà di poffarbacco, vi costerà un supplemento: minimo, ove si tratti di sgambettarli con l'archetto; più rotondo, se minaccerà d'iscagliar loro il poderoso strumento.
Dopo un'ampia virata sulla golena sud, dove potreste incelarvi nell'andirivieni delle scafette di contrabbando, la vostra precìpite corsa si allenterà sulla folla festante il cinquantesimo dell'avv. Cecamore, tutta intenta a shepperare uno sciampagnino tra i singulti della di lui butirrosissima moglie. Il breve volgere degli eventi vedrà i gendarmi ammanettarvi proprio sulla scalèa che immette all'antico bagno penale, e da buon cospiratore soggiacerete all'umido che si conviene. Per il centocinquantesimo non fatevi mancare il kit suicidio tricolore se vorrete prevenire, con la subitanea morte, le strazianti torture della gendarmeria e l'inevitabile delazione. Ma se avete un cognato da celiare ai ceppi, essìa.
Voto: 4 manette – Periodo consigliato: luglio. Non inclusi: ottobassista ribaldo e kit suicidio Italia 150.
Colonna sonora consigliata: Giuseppe Verdi, “La battaglia di Legnano” Atto IV, scena III, «Qui... qui presso il trofeo di quell'Eroe».

Ponte del mare – Madonnina dei pescatori
Avete scippato l'anziana e caracollante madre del sindaco Borleffi mentre dèdita a un cono da unoettrenta vacava la sua borsa nei giardini del Bar Greco? La decana strilla con la panna ancora sui baffi richiamando l'attenzione del vigile di quartiere? Avete sotto le chiappe una relitta citybike verdolina e non sapete dove darvi? Se vi sentite irrimediabilmente fottuti e la cazzata ormai l'avete fatta, il destino ha riservato per voi un'ultima volata. A pochi metri dal misfatto, si stralla per voi il Ponte del mare, luogo ideale per una ciclabile fuga tra due ali plaudenti. Lo strappo al 14% vi darà corto il fiato e la contingenza v'imporrà di lanciare la refurtiva in acqua, scender di sella e spingere il mezzo sino al culmine; quivi, rimonterete sullo stento biciclo per la ripida discesa verso la riva opposta. Giunti sotto lo sguardo indulgente della Madonnina, una seconda guardia vi intimerà l'alt: definitivo. A poco servirà profferire: «Era Panizza che tirava il gruppo»; ché uno scaltro barcaiolo ha di già ripescato la kelly pitonata e ve la sgronda sotto al naso. La maggiorazione-movente sarà ben spesa; o piuttosto tacitatevi; ma mai riferire: «Bisognavo di sonante per acquistare un motoretto e dipoi fare carriera».
Voto: 3 manette. Periodo consigliato: aprile/ottobre. Prenotazione obbligatoria per l'8 dicembre e la concomitevole processione. Non incluso: supplemento movente.
Colonna sonora consigliata: Samuele Bersani - “Chicco e Spillo”.

Festa della Madonna – Largo della Medesima
Se gli agenti vi sono alle calcagna e la vostra decennale latitanza è prossima alla fine, conducetevi con la famiglia all'annuale festa dei colli. Solo gli assidui frequentatori di questa ricorrenza potranno ammirare la nobiltà con cui vi complimenterete, per la brillante operazione, col maresciallo Maselli, ormai da mesi sulle vostre tracce; solo il porchettaro di Torrevecchia potrà compiacersi per il tratto cordiale con cui cederete i polsi all'appuntato Mazzolino; solo il piattaro di Barletta noterà la coda del vostro occhio dar di cenno ai sodali confusi nella folla, pregandoli di astenersi da ogni intervento; solo i fiati della banda musicale strozzeranno in gola la cavatina della Norma, proprio sul si bemolle acuto, al vostro passaggio in ferri; e il congedo da moglie e figli struggerà gli smanicati guappi astanti il “pugno”. Se non vorrete che un trafiletto di cronaca si occupi del vostro fermo in una desolata cascina di campagna: è la prima domenica di giugno, il vostro giorno. Gli ultimi momenti della primula saranno rievocati in epos e vergati dalla migliore tradizione orale, come si conviene ad un ceffo di cotanta risma. E quelle sanguinose gesta perpetueranno nell'aura d'un arresto extra muros, «mentre l'incipente estate pescarese sapeva di gelsomino ed hair gel».
Voto: 5 manette. Periodo disponibile: primo w.e. di giugno. All inclusive.
Musica di soprafondo: ‘Nduccio - “Tutti quanti c'hanno i guai”.

Ian Postuma

Psycho Candies #02 - Technicloro parte I

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Nuove Psycho Candies.
Apriamo un nuovo filone cinematografico, giusto il tempo di fargli prendere aria.



Technicloro parte I

Mia moglie non va al cinema da così tanto tempo che non ha mai visto un film in 2d. Finora ha solo osservato le pellicole di profilo.
Così l’ho portata a vedere una di quelle meraviglie degli effetti speciali in cui sembra che gli attori escano fuori dallo schermo: l’ho portata a teatro. Nel frattempo io me ne sono andato in un cinema lì vicino, una di quelle piccole sale che resistono allo strapotere dei cineplex, dove i film restano in cartello più a lungo, la gestione è famigliare e i pop-corn vengono preparati come una volta: con la pastella. E modellati uno ad uno.
Come spesso accade in queste sale, il film era in lingua originale. Fortuna che era un film italiano. Si capiva che era italiano perché l’interprete principale era l’autocompiacimento.
Il film era scritto male, diretto pessimamente e interpretato peggio. Mi sono addormentato prima della fine del primo tempo e ho sognato di essere al cinema, e di guardare un film meraviglioso: un allevatore di polli dell’Iowa attraversava l’America sulle tracce dei genitori fino a scoprire che suo padre era un muro a secco.
Al mio risveglio il film era finito, sono andato all’ingresso e ho preteso un rimborso:
“Il film non mi ha mai emozionato”, ho protestato.
“E cos’erano quelle lacrime al momento dell’arrivo del muro a secco?”
“Quello era un sogno!”
“No, QUESTO è un sogno”. a quel punto il direttore del cinema mi ha lanciato un cappello a cilindro e un bastone da passeggio ed io ho iniziato a ballare il tip-tap inscenando un musical in stile Broadway, con tanto di corpo di ballo da cinquanta elementi.
Al mio risveglio il direttore era di fronte a me: “Il musical non mi ha mai emozionato”. Pretendeva un rimborso.