Il Vecchio Fiammiferaio

Etichette: ,

Reazioni: 

Post epifanico, di un terrone raccattato per strada a cui offriamo la nostra buona azione decennale.
Rullo di canne, ehhm di tamburi, ecco per la prima volta su SenzaVoglia ...... Orio.

C'era una volta, in una verde valle lontana lontana, un verde paesino tra i verdi monti. I suoi abitanti, già celebri per il loro verde senso di appartenenza alla verde comunità, si erano via via ingrigiti tanto che i ragazzini non molestavano i compagni di classe stranieri, i giovani mangiavano pizza e kebab e i vecchi guardavano persino le partite dell’Italia. Nessuno badava più ai colori, né di pelle né di camicia.

Una fredda sera d'inverno nel paese giunse un barbone, stremato da una lunga marcia. Il povero vecchio non trovò miglior riparo di una panchina nel parco dove, quasi congelato, pensò di accendere un fuoco con gli ultimi fiammiferi che gli erano rimasti. Il primo si spense subito per un colpo di vento. Stessa sorte toccò al secondo e al terzo, per via della pioggia che iniziava a cadere, e così via fino all'ultimo. Fu allora che il vecchio si fermò tremando per il freddo e per la paura di non farcela. Come si sarebbe scaldato, una volta spento l’ultimo fiammifero?

Mentre esitava osservando il fiammifero nella mano tremolante, incerto sul da farsi, avvertì alle spalle un forte colpo che lo fece rotolare. Riaperti gli occhi si trovò davanti un negro giovane e robusto, che gli versava addosso un liquido dall’odore forte e familiare.
- Perché lo fai? - gli chiese, incredulo. - Cosa ti ho fatto?
- Nulla -, rispose il negro.
- Ma allora perché?
- Sono un immigrato. Mi tocca fare il lavoro che voi non volete più fare. Non credere che a me faccia piacere.
E detto questo gli gettò addosso la sigaretta che stava fumando e si allontanò.
- Niente di personale, vecchio.

Il trambusto e le fiamme sparse dal barbone attirarono una gran folla di paesani. Fu chiamato il sindaco in persona. Non fu difficile ricostruire l’accaduto, nonostante il negro parlasse solo italiano: le parti si capirono grazie al linguaggio universale dei gesti. Poi tutti si guardarono commossi, il silenzio fu rotto e la folla andò verso il negro per complimentarsi ed abbracciarlo, con i più piccini che lo invitavano a mimare nuovamente il lancio della sigaretta.
- Ci hai aperto gli occhi. Quello che hai fatto sarà ricompensato con punti extra sul tuo permesso di soggiorno, gli disse il sindaco stringendogli la mano con gli occhi colmi di gratitudine.
Poi, con grande delicatezza e senza dire una parola, accesero delle torce di fortuna utilizzando le fiamme del barbone ancora alte ed iniziarono a inseguire il negro dopo avergli concesso qualche metro di vantaggio, con l'intenzione di impiccarlo al primo albero. Un negro che dà fuoco a un bianco: non si poteva certo lasciar correre, cazzo.

Ogni cosa finalmente era tornata verde.

E vissero tutti felici e contenti.

orio

Ehi, Orio è troppo professionale per scrivere su SV. Comunque si potrebbe sostituire "negro" con "schiavo", dato il tono neo-realista della storia. Dovremmo tutti imparare dai nuovi traduttori di Hucklberry Finn, cazzo.

Cmq: Grande Orio!

Manca qualche calabrese e ci sono tutti.
Bello.

Un'immagine di carità tardo-natalizia. E poi diciamolo: pizza e kebab, insieme, provocano la morte.

Grande Orio.

Commovente. Meglio di Andersen, ovviamente, anche perché oltretutto la sua finisce male. Complimenti, Orio.

Una Gioventù Bruciata in versione Borgheziana, ci piacque.

View Comments