Mamadami
Mamadami
venerdì 24 settembre 2010 13:13 Pubblicato da borlafia
Etichette: autunno tiepido , borges , minuscolezze
borges
giovedì 23 settembre 2010 15:36 Pubblicato da borlafia
Etichette: borges , libri inesistenti , masss , recessioni
Libri che il Marchese DeSade aveva chiesto a suo cugino napoletano
Autore: Roberto Xaviano
Titolo: Sodoma
Edizione:Montature
Collana:State Giù
Contenuti:L'origine del gioco della saponetta e suoi derivati
masss
venerdì 17 settembre 2010 09:00 Pubblicato da borlafia
Etichette: autunno tiepido , evasione , mu ho
Pare che non arriverò mai a prendere una pensione. I motivi sono tanti ma uno per tutti: ho sempre lavorato in nero. Lo so che questo fa di me un evasore fiscale, ma d’altronde c’è da dire non mi ci sto arricchendo. Un piccolo lavoro da 800 euro mensili, senza ferie, malattia e contributi naturalmente. Condividendo l’appartamento con un paio di studenti universitari alla fine ci si sopravvive e ogni tanto ci scappa pure la festa con spinello. E ogni tanto anche una studentessa ubriaca e carina. Non so se valga la rinuncia alla pensione, però sono bei momenti. In realtà non credo che un uomo debba andare in pensione. Non è naturale. Uno dovrebbe lavorare fino a che il fisico glielo permette e poi, quando non glielo permette più dovrebbe cercarsi un chimico, e farla finita.
Non ho la preoccupazione della pensione: penso di avere più probabilità di morire prima per malattia. Oppure di incidente sul lavoro. O di entrambi. Per altro non ho neppure stipulato una assicurazione sulla vita perché questa mi farebbe sospettare un lato positivo nella mia morte, e non voglio pensare alla mia morte come ad un evento positivo. Inoltre tra me e la pensione c’è un forte conflitto d’interesse. Io voglio lavorare per guadagnare, lei vuole che io lavori per far guadagnare uno che non lavora più. Io non voglio invecchiare, lei vuole che io invecchi per starmi vicino. No, la pensione non fa per me.
Certo, non pagando le tasse non contribuisco neppure alla sanità. Che poi non ho capito mai perché la chiamino “sanità pubblica”. Se ne usufruisco è perché sono malato, quindi dovrebbe essere chiamata la “malattia pubblica”. Così si risparmierebbero pure parecchi soldi perché dubito che con quel nome la userebbero in molti.
- Caro, perché quella faccia pallida?
- Niente tesoro, è che sono stato in ospedale per quel neo, ma poi ho visto che avevano delle infezioni in offerta e ne ho approffittato
No, non riesco a sentirmi troppo in colpa per non aver pagato le tasse. Intendiamoci, le pagherei se qualcuno mi assumesse regolarmente. Ma ora che il mio permesso di soggiorno è scaduto la vedo ancora più dura. Poi alla fine, evadendo le tasse, posso sempre sognare. Ogni volta che non pago le tasse chiudo gli occhi e sogno di essere un ricco industriale, con appoggi in politica, e magari nella malavita, e di evadere le tasse, così, per gusto, dato che non avrò bisogno di una pensione e mi posso permettere le cliniche private che voglio. Sogno e quando riapro gli occhi mi sento un signore.
Speriamo che alla festa di stasera i ragazzi portino del vino. Vorrei del vino buono da abbinare a questo tramezzino al tonno. E sognare non costa nulla.
Mu Ho
mercoledì 15 settembre 2010 09:00 Pubblicato da Abulafia
Etichette: libri inesistenti , masss , recessioni

RECESSIONI
Libri talmente insulsi che la Gelmini li renderà obbligatori nelle scuole.
Titolo: QQ
Autore: L'Ex Luther
Genere: Romanzo storico
Contenuti: Un manipolo di politici in esilio (che si firmano con lo pseudonimo del nemico del bene), ripercorrono il periodo della politica berlusconiana.
edizioni: èinaudito
collana: stile libido
Dal celebre collettivo già autore degli acclamati saggi Coglione sarai tu! e La sottile toga rossa, una nuova spietata disanima politica, un romanzo che vi avvincerà con la sua trama ad orologeria - e le sue pagine di carta moschicida. Se cercate onestà, rigore, lucidità e capacità di analisi, allora emigrate.
masss + abulafia
Cinesi del cazzo.
Vengono qui e ci rubano il lavoro. Tutti stipati in buchi indecenti, peggio degli insetti: senza luce, senza finestre, neanche vivessero sottoterra. Tanti, troppi: e tutti uguali.
Si fanno mandare tutto dalla Cina: riso, medicine, da bere, tutto. Non lasciano un euro, uno, qui da noi. Neanche per l’affitto, neanche per crepare. Niente: vengono prendono e portano via, come le cavallette. E senza spendere.
Una volta c’erano le nostre belle fabbriche: si lavorava, si produceva. Si stava bene insomma.
Questi ci stanno portando via tutto quello che riescono a copiare: scarpe, vestiti, giocattoli, tutto.
Cinesi del cazzo. Non fosse per loro staremmo ancora bene.
Lavorano come cani, venti ore al giorno, per niente: uno sputo di riso, un buco per dormire. Basta. Neanche le malattie si prendono da noi. Forse sì, quelle sì, ma quando succede mi sa che fanno prima a buttarli via: così li sostituiscono con quelli freschi. Chissà che fine fanno, gli altri.
Ma dai, ma chi se ne frega. Per quanti ce ne sono.
Qui dovrò chiudere e trasferire in Romania: almeno mi costa meno, e niente sindacati tra le palle. Certo in Cina mi sarebbe andata di lusso: ma è roba per quelli grossi.
E poi chi conosco io in Cina? Nessuno, non ho contatti lì.
Cinesi del cazzo.
mithril
sabato 11 settembre 2010 15:04 Pubblicato da Abulafia
Etichette: biografie immaginarie , gabbbbro , inutili amenità senza capo né coda
Tenace e combattiva, Joanna sopravvive ai freddi inverni di Seattle barattando tutti i suoi molari con un posto letto in un cassonetto. È in questa circostanza che conosce Robert Wolfsteiner. Wolfsteiner è violento, infido e vendicativo; la sua massima espressione di affetto è lo stupro. Insegna a Joanna a scegliere i cartoni migliori per isolarsi dal gelo e a urinare in pubblico per lo svago dei suoi amici.
Nel 1971, ispirandosi proprio a Wolfsteiner, Joanna inciderà il brano Go Mouldy (fare la muffa), che il critico musicale Lester Bangs accoglierà come “un riuscito tentativo di descrivere l'incontinenza come metafora della corruttibilità dei sentimenti umani, in cui ogni stonatura esprime il disagio dell'uomo ed ogni strumento non accordato è in realtà uno strumento non accordato”.Nel 1955 un'assistente sociale, Cathrina Maccapani, scopre Joanna a vagare per le strade di Seattle vestita di scatoloni e preda di una crisi epilettica. Sono inutili i tentativi di Joanna di convincere la Maccapani che non si tratta di epilessia ma di un ballo di sua invenzione che la piccola chiama robot-dance. Aiutata da un giovane passante, Charles Washington (diventato poi famoso come Charles Robot, inventore della robot-dance), la Maccapani conduce Joanna in un istituto di igiene mentale. Qui, la piccola viene sottoposta per cinque anni “ad ogni tipo di cura esistente per curare quelle malattie che i medici inventano di sana pianta”, come si legge nei documenti del suo medico curante, il dott. Siminskji.Sono questi, per Joanna, gli anni più difficili. Le violenze, i sedativi e le torture si rivelano gli elementi più lieti e felici della sua permanenza nel manicomio. In una recente partecipazione allo show di Oprah Winfrey, parlando dei pochi attimi di lucidità che ricorda, ha confessato: “In quel continuo perpetrarsi di orrore e dolore, di mancanza di rispetto per la vita umana e per la dignità delle persone, di violenze maschiliste e pratiche medievali, c'era una sola cosa in grado di restituirmi, talvolta, un arcobaleno di improvvisa serenità e fede nella vita: la lobotomia transorbitale”.
Le compagne di manicomio la ricordano come solitaria, timida e poco incline al dialogo.L'unica persona con la quale Joanna lega tra le pazienti dell'istituto è Jamie Axis. Coetanea della Hendrix (le due hanno solo due settimane di differenza),di madre africana e padre nativo-americano, la Axis rappresenta la perfetta emulazione del fratello Jimi, se non fosse per l'enorme naso del tutto identico al posteriore di Winston Churchill. Il loro legame diviene sempre più intenso e non sono rari, fra le due adolescenti, appassionati e talvolta violenti rapporti sessuali. A tale proposito sono però frammentarie le testimonianze degli infermieri,che si dichiarano all'oscuro di tutto, in quanto le ragazze “coprivano sempre il buco della serratura con un asciugamano”.Nel 1964 per Joanna, arriva la svolta decisiva. Dopo aver lavorato come lavapiatti, infermiera, babysitter, meccanico e ministro degli esteri, la ragazza riconosce in tv suo fratello Jimi che suona Testify. Dalla forte emozione ne scaturisce un attacco epilettico che i presenti ricordano come “la miglior performance di robot-dance di sempre”.
Dimessa una settimana più tardi dal Northwest Hospital, la Hendrix impiega tutti i propri risparmi per acquistare una Fender Stratocaster ma, inesperta, viene truffata e si ritrova nella mani un mandolino che, nel tentativo di Joanna di collegarlo ad un vecchio amplificatore, prende fuoco. L'incidente avviene in Elm Street, dove Joanna tenta i primi approcci all'esibizione dal vivo suonando sul marciapiede vecchi brani di Ma Rainey. Fra i passanti che assistono alla performance c'è Don Arden, agente dei Black Sabbath, che vede nel maldestro tentativo di Joanna di spegnere l'incendio “un gesto performativo dirompente e rivoluzionario”, come si legge in Extreme, l'autobiografia di Sharon Osbourne (figlia di Arden e moglie di Ozzy Osbourne). Nell'autobiografia, la Osbourne riporta una significativa dichiarazione di suo padre: “Joanna Hendrix ha tutto il potenziale per decretare la fine del rock e l'inizio di qualcos'altro che potremo chiamare come ci pare, visto che fino ad un momento prima non c'era”.
Sotto i saggi consigli di Arden, la Hendrix diviene il fenomeno americano del momento per circa cinque minuti in un bar di El Paso. Si esibisce praticamente dovunque, compreso il confessionale di una chiesa cattolica di Boston e diverse toilette. Tra il 1967 e il 1969 si sposa quindici volte, delle quali due con lo stesso uomo, dal quale tra l'altro non aveva neanche divorziato. Finalmente, il 17 settembre del 1980, Joanna raggiunge quanto aveva intimamente inseguito per trent'anni: a Londra per il suo Live from Everywhere, incontra per caso suo fratello, Jimi Hendrix.
Il commuovente abbraccio fra i due, immortalato da Graham Nash, diventa il paginone centrale del numero di ottobre di Playboy. I due restano assieme l'intera giornata, durante la quale riescono a pronunciare soltanto la parola “glucosio” in continuazione, raggiungendo una velocità di ripetizione ragguardevole. Il giorno seguente, Jimi viene trovato morto nella sua stanza al Samarkand Hotel: per Joanna è un colpo durissimo, che la conduce rapidamente a dare il suo addio alla scena musicale che tanto le aveva dato e che non vedeva l'ora che si togliesse dai piedi.
Due anni più tardi, arriva per lei la conversione all'Islam, e l'inizio dell'impegno politico che la vede candidata al senato, candidata al congresso, candidata alla presidenza, ma mai eletta.
Oggi vaga di talk show in talk show, impegnata a dare una nuova definizione al significato di
insulso.
gabbbbro
venerdì 10 settembre 2010 09:00 Pubblicato da borlafia
Etichette: autunno tiepido , richi selva , vacanze alternative
Ed io niente, impassibile, non cedo. Spero solo che non mi venga da starnutire, o da tossire.
Continuo imperterrito a leggere le notizie sul televideo.
Ebbene sì: televideo. Quello dove in sei righe ti raccontano la crisi in Corea, e nelle sei successive l'ultimo flirt di qualche tettona da reality.
I miei amici mi prendono in giro, mi dicono di prendermi internet, che di tettone ne vedrei di più.
Ma io di computer non ci capisco niente, e comunque il notebook che ho visto all'Ipercoop me lo potrò comprare chissà quando. Oramai non costano più niente, mi dicono gli amici. Che coincidenza, niente è proprio quello che ho.
Per adesso devo accontentarmi di questo. Televideo.
Esaurite le pagine di cronaca interna, estera, gossip, sport, meteo, mi butto sulle curiosità. C'è una specie di dossier sulle vacanze degli italiani.
Più di metà degli italiani non ha fatto le vacanze. Alcuni di essi non sono riusciti a sopportare l'idea ed hanno fatto finta di andarci, barricandosi in casa con finestre chiuse e viveri per la sopravvivenza.
Che razza di scemi, penso, ridendo tra me e me, nel silenzioso buio della mia stanza.
Intanto hanno smesso di bussare, mi alzo e vado a sbirciare dalla finestra. La vedo salire in macchina, uscire dal parcheggio e andare via.
La capisco io, la padrona di casa, le devo pur sempre tre mesi di affitto ed è logico che ogni tanto faccia un giro per vedere come me la passo. Ma non posso farci niente, non lavoro da sei mesi, non lavorerò ancora per chissà quanto, sto aspettando l'assegno della Cassa Integrazione dall'Inps, ma nessuno mi dice quando arriverà, se arriverà, a quanto ammonterà.
Intanto ridò luce e aria alla stanza e alzo il volume della televisione, il pericolo è scampato.
Il telegiornale parla del rientro al lavoro per quei pochi italiani che sono stati in vacanza.
Io penso ai quei poveracci che, finalmente, potranno rientrare dalle loro vacanze simulate e tornare a dar luce ed aria alle loro case.
richi selva





