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Tutto ha un inizio ed una fine. Me lo diceva mio nonno al terzo giorno del pranzo di Natale, subito dopo gli antipasti. Senzavoglia invece ha bevuto il caffè ed è per questo che si alza e va a farsi una passeggiata. Sì, avete capito bene: andiamo a comprare le sigarette. In Thailandia.
Ciò che accade oggi segnerà la vita di molte persone: ci mettiamo a produrre cinture di cuoio.
Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto. Magari in futuro ci andrà di fare qualcosa di nuovo, magari no. Per il momento vi salutiamo così.
Viaggiavo avendo un serbatoio di 100 litri, ad una velocita' di 50 mph, il che comportava un consumo di 1 litro di benzina ogni 5 miglia. Quindi a meno della meta' di quel rettilineo avevo previsto una sosta, cosa che avvenne dopo 34 cactus contati, una sbandata per appisolamento e vari spasmi della vescica che aspettava un bagno da inondare.
Espletato il bisogno fisiologico, riempito il serbatoio e buttato quello che rimaneva dell'autoradio: proprio per non sentirmi preso per il culo, se non ce l'hai va bene, ma avere un autoradio senza poter ascoltare musica, mi faceva sentire una bestia dentro una gabbia dopo una vita passata libera nella giungla: incazzato, claustrofobico e urlante. Entrai nello store per un caffe' in versione doppia che avrei ingurgitato caldo, un aiuto per spingere quelle pillole di anfetamina che mi portavo dietro, mi servivano a non abbassare la tabella di marcia, essendo come detto un tipo preciso e senza nessuna voglia di arrivare tardi al mio appuntamento, cosa a cui tenevo moltissimo essendo, dopo parecchi mesi, forse l'unica speranza di intascare dei soldi, almeno se quel gran figlio di puttana che mi aveva contattato non fosse lo scherzo di un qualche coglione, la trappola di uno sbirro o solamente il bisogno di cambiare aria.
La puzza di fagioli indicava che il Messico era piu' vicino di quello che pensassi, ma forse i loro confini ogni anno si avvicinano sempre di piu' senza che ce ne accorgiamo, sarebbe interessante poter vedere questi cazzo di confini che si muovono. Pero' mi sa che non sono loro che si muovono, sono i figli liberi di questa grande nazione che stanno cedendo. Dopo essere stati conquistatori, ci tocca essere dei conquistati. Ormai quando chiudo gli occhi vedo un futuro con chili e tacos che sostituiscono il nostro beneamato tacchino.
Mi avra' letto nel pensiero, arriva e mi sbatte il caffe' davanti porgendomi la vista dei seni, chiaro invito per un uomo bianco, democratico che crede nelle opportunita' da cogliere di tirargliele fuori e succhiargliele fino a farla gridare. Se ne ando' lanciando uno sguardo malizioso, ma sinceramente anche una grattata di palle l'avrei presa per qualcosa di malizioso, scherzi del testosterone che ribolliva.
La raggiunsi in cucina, era da sola, di spalle, il reggiseno in vista e la gonnella sopra il ginocchio, la sua divisa era lo stereotipo delle divise da cameriera ed ebbe l'effeto pillola blu per me. Non mi feci pregare, sentendo un movimento spontaneo al basso ventre, mi avvicinai, a quanto pare non era una di primo pelo, le sue uniche parole furono: “100$ ora, niente pompino ne figa, solo tette e culo e i 100$ li voglio subito”.
Misi i soldi sul tavolo, tolsi i pantaloni e mi avvicinai a lei che continuava a stare di spalle, lo presi come un chiaro invito, tolsi anche le mutande e glielo strofinai da dietro, fu un secondo lungo un'eternita'. Poi il buio totale. Accade tutto molto velocemente, in verita' mi sentivo come se lo vivessi in un infinito slow motion. Dalla sua mano compari' un coltello che mi sfregio la guancia, urlai di dolore, paura, sorpresa, subito il dolore aumento', senti il peso di tutto il suo corpo sulle mie palle, che bestia avevo davanti? Continuo' a fendere coltellate in punti non vitali, io ormai ero un sacco vuoto rassegnato. Mi sollevo e mi porto vicino al fornello, mi brucio' l'altra guancia, ricordo che il mio corpo chiedeva di svenire o morire, ma le scariche di adrenalina mi lasciavano con gli occhi sbarrati. Mi butto' di nuovo a terra, con del nastro isolante mi lego' alle basi delle due cucine industriali, si avvicino' com un sorriso da bambina sadica e zac, evirato. Dal centro del mio corpo usciva sangue, non piu' la parte che faceva di me un uomo ma una cavita', neanche il tempo di inorridire e me lo infilo' in bocca, bloccandolo com altro nastro isolante. Sentivo che le forze finalmente stavano venendo meno. L' ultima cosa che vidi fu: lei sopra di me che si abbassava le mutande e mi pisciava di sopra.
4 del mattino, era il caso di andare a letto, la serata era stata buona ma stancante. Mancavano ancora 40mila dollari da dare a quella troietta per riavere la mia liberta'.
Ora mi chiamo Jenny e faccio la vita, riuscire ad andarmene da questo inferno e' l'unica cosa che mi fa andare avanti.
borges
martedì 20 settembre 2011 11:24 Pubblicato da gabbbbro
Etichette: castorovolante , le guide di SV , viaggi
Dopo aver ricevuto i complimenti delle forze dell'ordine perché "non avevano mai eseguito arresti spettacolari come negli ultimi mesi", e le minacce di morte dei dirigenti di Lonely Planet spaventati dalla nostra concorrenza, ritorniamo con la "Guida all'arresto cool".
Oggi: le quattro location dove farsi arrestare a Brescia, a cura di Castorovolante.
Torre della Pallata, Via della Pace.
Se siete dei sanguinari killer amanti delle decapitazione o semplicemente dei rivoluzionari d'antan, non potete non farvi arrestare sotto la mole della torre mozzata di Brescia.
Posta sul lato di un piccolo incrocio, vi permetterà di tentare una finta fuga, onde rendere più rocambolesca la vostra impresa. Potrete quindi decidere se spingervi in corso Mameli e lungo la via concedervi una sosta in un negozietto di chincaglieria cinese per cercare qualcosa di luccicante per sembrare più cool nelle foto segnaletiche; oppure potrete imboccare via Pace, per cercare rifugio nella vicina e potente Chiesa; oppure ancora dirigervi per corso Garibaldi, al termine del quale vi ritroverete ad ammirare Garibaldi, eroe per qualcuno, assassino come voi, per altri; ed infine, potreste imboccare di corsa via delle Battaglie, ridente stradina in cui, certamente, troverete qualcuno pronto a darvi una mano per non farvi finire in carcere, finendoci al posto vostro per omicidio.
Voto: 4 manette. Apertura: tutto l'anno. Incluso: Serial Killer più feroce di voi. Non incluso: ninnoleria cinese, ghigliottina e/o altri sistemi di decapitazione.
Colonna sonora consigliata: Talking Heads - “Psycho Killer”
Tempio capitolino, via dei Musei
Imboccate via dei Musei, sorpassate il monastero di Santa Giulia, d'epoca longobarda, continuate la salita nella speranza che i poliziotti non vi stiano dietro perché fuori forma (o almeno più fuori forma di voi) ed ecco che, alla vostra destra vi apparirà il tempio capitolino, posto imprescindibile per essere arrestati se siete dei black block. Potrete ammirare il tempio, in parte originale, in parte ricostruito con il sagace utilizzo di colori diversi per rendere evidente l'intervento di restauro, entrarvi giusto il tempo di osservare i mille pezzi di pietra incisa attaccati alle pareti, prenderne un po' e prepararvi al lancio contro la polizia criminale.
Una volta finite le munizioni, salite al primo piano dell'edificio adiacente al tempio e arrivate fino alla stanza della Vittoria Alata. Utilizzate questa se volete uno sbarramento ulteriore, ma non contate di potervi servire di spada e scudo un tempo nelle sue mani, non ci sono più. Non a caso è considerata uno dei simboli della città.
Se non siete ancora stanchi, riscendete le scale e arrivate sino al piccolo teatro, lì inginocchiatevi e gustatevi l'arrivo della madama. Non avrete più la libertà, ma avrete tirato più sassi che in tutto il resto della vostra vita.
Voto: 5 manette. Apertura: consigliato il periodo estivo. Inclusi: sanpietrini e sassi di ogni forma e dimensione. Non incluso: passamontagna.
Colonna sonora consigliata: Bob Dylan - “Like a Rolling Stones”
Inceneritore, via Malta
Stanchi dei soliti arresti? Voglia di un po' di adrenalina? Prima di farvi prendere visitate almeno una volta uno dei più celebrati inceneritori d'Europa. Capace di bruciare qualsiasi cosa, anche le prove più compromettenti, e, contemporaneamente, fornire energia che vi permetterà di ideare nuovi piani criminali, l'inceneritore è la location perfetta per chi ama le attività all'aria aperta.
Mimetizzato perfettamente nel cielo grazie al suo colore azzurro, vi sfida apertamente a scalarlo per farvi ammanettare alla sua sommità, posta a 120 metri da terra. Salendoci dovrete schivare gli uccelli che si schiantano addosso alla struttura, cosa che renderà ancora più emozionante il vostro arresto.
Arrivati in cima, aspettate con calma l'arrivo della polizia, se non morirete per i gas tossici, avrete senz'altro un'esperienza indimenticabile da raccontare ai colleghi galeotti.
In ultimo, non scordatevi di dare un'occhiata a tutta la città.
Voto: 3 Manette. Periodo: Primavera-Estate. Non incluso: kit per praticare l'alpinismo, binocolo, maschera a gas.
Colonna sonora consigliata: Van Halen - “Top of the World”
Castello, via del Castello Per tutti quelli che rimpiangono i bei vecchi tempi del medioevo, quando, al posto della tristi e buie celle di oggi, i carcerati venivano tenuti all'aria aperta, lautamente foraggiati dalla popolazione che si prodigava nel dar loro sane verdure di ogni tipo, con la possibilità, poi, di mantenersi in forma sollevando il grosso pezzo di legno adagiato sulle spalle, ebbene, se anche voi fate parte di questo nutrito gruppo, fatevi arrestare all'interno di uno dei parchi che circondano e si trovano all'interno del Castello di Brescia.
Superate il primo ponte levatoio, svoltate a sinistra, osservate la locomotrice, chiedetevi anche voi perché diavolo è stata messa lì, e poi prendete uno dei sentierini che vi porteranno al bastione superiore. Là, qualora la polizia minacciasse di aprire il fuoco, avrete modo di procurarvi un'armatura presso il museo delle armi medioevali e sfidare così la madama.
Se siete dei criminali animalisti, poi, non perdetevi il lato est del castello, là un tempo vi era lo zoo comunale, ora potrete vedere solo prati e spazi vuoti, gioitene, prima di finire in galera.
Se nella fuga portate con voi anche i vostri baby criminali, non dimenticate di far loro provare le piccole giostre situate all'ingresso del Castello, giostre che, da circa trentanni, crescono una generazione di criminali bresciani.
Voto: 5 Manette. Periodo: Tutto l'anno. Non incluso: risposta al perché vi sia una locomotrice all'interno del Castello, animali, euro per far funzionare la giostra, risposta su chi sia Frédéric Mesnier.
Colonna sonora consigliata: Frédéric Mesnier - “Medieval Song”
Yossarian.
martedì 6 settembre 2011 14:16 Pubblicato da Abulafia
Etichette: donna che sembra normale nella vita reale , orecchini , storie di ordinaria maternità
Abulafia
Dunque, mia madre voleva chiamarmi Romolo, come suo padre il quale non voglio neppure pensare come volessero chiamarlo. Romolo non si può dire un nome al passo coi tempi per il secolo della tecnologia. Ma mia madre doveva in qual modo vendicarsi su di me per averle cambiato la vita. Anche se da un certo punto di vista essere madri significa proprio vendicarsi sul figlio.
Ad ogni buon conto, il nome Romolo venne accantonato per un più sobrio Lucia, come sua madre. Solo il buon senso della burocrazia ha impedito che mi venisse affibbiato un nome femminile.
A questo punto la scelta era tra Centoventiquattrosport Coupè, preferito da mio padre, e Paolo, come il tipo omofobo che girando per il mediterraneo convinse tutti che i cristiani erano brava gente, e che proprio per questo lui aveva passato gli anni precedenti a perseguitarli. Paolo aveva anche il vantaggio di significare piccolo, e venendo da una famiglia di sardi non sembrava vero poterlo sottolineare.
Quindi Paolo aveva tutte le carte in regola per diventare il mio nome, e solo la prepotente cilindrata 1600cc della terza serie della sportiva fiat -che permetteva di raggiungere i 180km/h- ha fatto sia che mi chiamassero "Centoventiquattrosport Coupé".
Naturalmente fui oggetto di pesanti scherzi a scuola. Anche gli insegnanti: "Fai attenzione 124, che c'è, hai finito la benzina?". "Forza 124, ingrana la marcia". "Sei gravamente insufficiente 124, una 600 farebbe meglio di te" e via discorrendo. Questo fino alle superiori, quando ho chiesto e ottenuto di cambiare almeno il nome. Ora grazie a dio posso mimetizzarmi con la mia nuova identità. Il mio nome ora è Elettrolisi, Elettrolisi Fiat.
Mu Ho
Io non voglio scopare. Il sesso è un'attività che lascio alle rane. Affermazioni tranchant me ne rendo conto, ma da qualunque punto lo si voglia guardare il sesso è l'attività umana più sopravvalutata in assoluto. Il sesso non serve davvero a nulla. E voglio dimostrarlo.
Anzitutto non è un'attività di cui essere fieri. I cani fanno sesso, le rane si accoppiano, le mosche pure. Se una mosca può svolgere un'attività che consideriamo così speciale, non credo sia perché le mosche sono sottovalutate. Quindi punto primo: il sesso è un'attività così cretina che una mosca o una rana può svolgere senza fatica. E nonostante ciò sono sopratutto i maschi ad andare in giro vantandosi di prestazioni, numero di orgasmi e accoppiamenti. Ma il progresso umano non deve nulla al sesso se non meramente l'aspetto procreativo che oggigiorno comunque potremmo sostituire col vitro.
Un uomo striscerebbe per potersi scopare una donna. Ma non farebbe altrettanto per imparare la tavola periodica degli elementi. Magari si sbatterebbe un po' di più se potesse sniffarli per poi scoparsi una donna. Nessuno facendo sesso rende questo mondo un posto migliore. Non ho mai sentito qualcuno sostenere: "E grazie alla sua incredibile attività amatoria che oggi noi possiamo guarire dalle infezioni". Uno con una grande attività amatoria non rende nessun servizio al mondo, a meno che non metta al mondo qualcuno che renda un grande servizio al mondo. E indovinate quante possibilità ci sono che vostro figlio sia un genio? Nella migliore delle ipotesi, nessuna.
Ora osserviamo alcuni elementi positivi nell'assenza totale o quasi di desiderio di attività sessuale. Primo: non ci sarebbe alcuna ragione di sposarsi. Quale cretino malato di mente davvero si è bevuto la storiella dell'amore nel matrimonio? Se non dobbiamo condividere i genitali, non credo che mi interesserò molto al tuo corso di tango. E comunque odio le candele profumate. Senza sesso sparirebbero oltre il 90 per cento dei programmi in tv. La moda non avrebbe senso. Le discoteche rimarrebbero vuote, la maggior parte degli uomini non saprebbe che fare. Molti, senza poter scopare, e ormai infelici possessori di un cervello inadatto a qualsiasi attività che non sia legata ad esigenze sessuali, probabilmente finirebbero suicidi. La sovrapopolazione cesserebbe di essere un problema e questo risolverebbe immediatamente anche la sovraproduzione di beni ed elettricità. Riuscite ora vedere anche voi la bellezza di un mondo privato di questa attività istintiva insulsa? Basta con questa bellezza del sesso. Il sesso non rende più intimi, non dimostra l'amore di nessuno, non ti rende più sicuro. Il sesso è ciò che ti rende uguale alle mosche. Ricordalo, quando corteggi una donna, stai in realtà svolazzando sopra una merda.
Mu Ho
“Bravo! Vattene pure, tanto non sei presente neanche quando sei in casa!”
Lo schiaffo che non mi ha dato mi ha colpito lo stesso, nell’istante preciso in cui è uscito sbattendo violentemente la porta di casa; l’ho sentito bruciarmi in faccia.
Sono sola dentro questo silenzio ronzante, colmo di echi violenti. Non ce la faccio a reggerlo, mi da la nausea dell’angoscia, quella che si placa solo dopo aver bevuto. Bevuto molto.
Esco. A piedi perché ti sei preso la macchina e ne abbiamo solo una: egoista di merda!
Continuo a parlare con lui, assente perenne, “ma che si fotta!”, e cammino cercando un pub o qualsiasi altra cosa gli somigli.
Poca strada ed eccolo: un’oasi di alcolici e sconosciuti indifferenti. Un luogo del tutto anonimo; non una bettola terrificante e sinistra, ne un locale bello e arredato bene.
Un posto beige, perfetto. Un bevitoio.
Al banco, seduta su un treppiedi da suicidio dell’ubriaco, punto l’indice verso una bottiglia a caso e chiedo “quello” al ragazzo che serve da bere.
Bevo d’un fiato, come nei migliori e peggiori film di qualunque nazionalità, ma il liquido, che da prassi dovrebbe bruciarmi la gola, invece scende come una carezza ed è dolce,non brucia affatto.
La medicina è buona, mamma.
Un altro e lo stomaco smette di pensare.
Un altro e… “uno anche per me”. Col bicchiere incollato alle labbra ruoto gli occhi, poco interessata. Una donna giovane, molto più giovane di me, prende il suo bicchiere, identico al mio e manda giù lo stesso mio liquido, alla stessa mia velocità.
Però… brava, cazzo!
Ci guardiamo, ci facciamo un semi-sorriso di non belligeranza. Due ebeti alla stessa velocità di caduta.
Il quarto bicchiere lo ordiniamo insieme e, come copione, lo beviamo insieme. Campionati di ubriacatura sincronizzata con affogamento finale?
Perdo il conto; stanotte so contare solo fino a quattro. Sono ubriaca, ma sono stata brava, non ho mischiato vari alcolici e nemmeno lei. Potrei avere perfino dei pensieri di senso compiuto. Se ce ne fosse bisogno, beninteso.
Credo sia quello che pensano tutti gli ubriachi.
“Usciamo?” mi chiede
“per andare…?”
“Prendiamo un po’ d’aria nel parco qui di fronte”
Troppo alcool per sentire paura e poi: paura di che? Credo sia quello che pensano tutti gli ubriachi.
“Sì, usciamo”
Scendiamo dai trespoli; il pavimento è molle, giuro che è molle!
Ci teniamo sotto braccio e –quasi- camminiamo. Non siamo mica due ubriachi abitudinari e rozzi, noi. Ci teniamo sotto braccio, mica ci aggrappiamo l’una all’altra come fate voi ubriaconi del sabato sera! E poi oggi è giovedì, perlomeno era giovedì quando sono uscita di casa.
Il parco è davvero di fronte al pub; siano ringraziati tutti i santi bevitori! Sempre siano ringraziati! C’è anche una bella – era bella, credetemi, la più bella che abbia mai visto – panchina dove svenire in caso di attacco pre-morte alcolica.
Allargo le braccia poggiate sul sedile della panchina (ma quant’è bella!), la mia testa va all’indietro senza chiedere alcun sostegno alla mia volontà cosciente.
Silenzio.
Silenzio.
Sto per addormentarmi ma sento che tu ti avvicini e i miei occhi non si aprono.
Un bacio sul collo…ma che cazz…? Spalanco gli occhi e li sparo nei tuoi.
Strani organi gli occhi, prima erano incollati dal sonno, ora non potrei chiuderli per niente al mondo e vedono solo ed esclusivamente te.
Sei imbarazzata, moltissimo, e io sono incazzata; quel bacio mi è piaciuto, ma com’è possibile?!
Mormori qualche cosa, delle scuse mi pare. Mi incazzo ancora di più perché hai abbassato gli occhi, ma io non avevo finito di starli a guardare!
Hai occhi belli, mia cara. Mia cara??? Ditemi che cosa sta succedendo qui…ma siete matti? Non voglio saperlo, non rispondetemi! Fatevi un po’ i cazzi vostri.
Siamo ad una distanza che qualunque popolo troverebbe sconveniente fra due estranei. Distanza intima, praticamente nulla.
Troppo vicine le sue labbra. Troppo.
Dov’è finita la mia rabbia? Sono confusa; la rabbia potrebbe fare comodo al Grillo Parlante che mi urla in testa: o lo rinforza o lo ammazza. Fottiti, Grillo, io la bacio.
Le sfioro le labbra con le mie più volte. Lei trema.
Tira fuori la lingua, ma lentamente, non me la ficca in bocca con l’urgenza di penetrazione che ho conosciuto finora. La sua lingua accarezza le mie labbra fino a farle socchiudere. Le nostre umide complici si incontrano e si intrecciano nella danza del bacio. Ora è il mio turno di tremare.
Questi baci, alieni e inaspettatamente familiari, mi inondano di una sorta di nostalgia naif, ma infine tanto naif non devo essere, perché mi accorgo solo ora di avere un mano sotto la sua camicetta che la accarezza ovunque e, con l’altro braccio, la tengo stretta a me.
Anche lei con una mano mi accarezza i capelli, dirigendo la sinfonia nella mia testa, e con l’altra mi esplora il seno. Ho un seno smisurato confronto al suo, ma per quanto diverso possa essere per forma e dimensione, lei sa cosa si prova muovendosi in un certo modo. Accidenti se lo sa!
Non ho la più pallida idea di quanto siano durati i baci e le carezze fra noi, di sicuro però la sbronza è passata ad entrambe. Non siamo più innocenti.
Ci fermiamo, eccitatissime e impotenti “qui cosa si può fare? “troppo rischioso” “ma tu come ti chiami?” “mi dai il tuo numero di telefono? “Quando ci rivediamo?” “sei bellissima” “sei bellissima” “torniamo a casa ora”.
Un piccolo tratto di strada insieme,allacciate una all’altra e chiacchierando di tutto. Un’intimità folle mentre torniamo entrambe dai nostri compagni; ci siamo raccontate anche questo. Siamo diventate due amanti in attesa di compimento.
Proviamo a separarci:
“quando ci sentiamo?” “ci vediamo presto?” “ciao” “un bacio e poi andiamo” “ciao” “chiamami” “mi manchi già” “ciao” “un bacio ancora” ciaociaociaociao…..
Ogni passo mi avvicina a casa, ormai è questione di attimi.
Lui mi vedrà molto “spettinata”; è uno stronzo, ma per niente stupido, eppure questa volta non capirà, quando alle sue accuse, urlate dapprima e timorose man mano, io risponderò con una sicurezza che non mi conosce ancora, reggendo il suo sguardo indagatore come solo chi è sincero può fare: “Credimi, non c’è stato nessun altro uomo”.
ponzia
Non so se avete mai sofferto di ipocondria. Io ho così tanti disturbi che il mio medico ha finito i placebo.
L'ipocondria è un disturbo irrazionale. Se senti battere forte il tuo cuore pensi all'infarto. Non posso più guardare playboy senza pacemaker
Un altro disturbo è il timore che le tue paure siano reali.
-"Dottore, questa volta è davvero un tumore"
-"Speriamo"
Il timore più grande è quello di perdere il controllo del tuo corpo. Così ho smesso di ascoltare rock 'n' roll.
Quando poi stai male nessuno ti crede. A parte le aziende farmaceutiche.
L'altro giorno ho notato con preoccupazione di avere un nuovo neo. Era seduto sul divano e mi guardava impaurito.
Da piccolo avevo paura dei medici. Anche se non governavano più da parecchi secoli.
L'ipocondria ti porta a delle scelte di vita assurde. Il mio regime alimentare ora è composto solo da legnetti di campo non lavorati.
Avete mai convissuto con un ipocondriaco? Io sì, ed era contagioso.
Ad un certo punto ho pensato di essere sieropositivo. Ho dovuto contattare tutte le donne che avevo avuto. Ma lei mi ha assicurato che sta benissimo
La miglior cura per l'ipocondria è fare sesso con una ninfomane malata iniettandosi una mega dose di morfina dopo aver bevuto del veleno per topi. Ma non chiedetemi come lo so.
"Negro di merda!" "Ma sei nero o sei solo sporco? Non importa...sei entrambe le cose!"
Lo strattonano e lo sbattono a terra, poi lo rialzano a forza e gli chiedono di abbassarsi i pantaloni.
"Dicono che voi negri ce l'avete grosso, facci vedere!"
Il piccolo, avrà sì e no dodici anni, non ha il coraggio di guardare negli occhi quei teppistelli da strapazzo. Non reagisce.
"Dai, spogliati, piccola scimmia!"
Decido di intervenire.
"Sì, dai, spogliati, piccola scimmia!"
No eh, sto scherzando, figuratevi.
Mi rivolgo ai ragazzi, comparendo loro alle spalle, all'improvviso.
"Lasciatelo stare, ma come vi permettete! Non voglio stare qui a farvi la morale, ora però filate via."
Loro mi guardano e valutano la situazione, sono in due e appena più grossi di me. Ma sento la loro insicurezza e la mia apparente calma deve averli impressionati, perché se ne vanno. Mostrandomi il dito medio e sputando a terra, fissandomi con odio negli occhi. Ma se ne vanno.
Il bambino mi guarda con riconoscenza, blatera un paio di parole che non capisco. Io cerco di capire se posso fare ancora qualcosa.
"Come stai, tutto bene? Dove abiti, vuoi che ti accompagni a casa?"
Lui corre via, dalla parte opposta a quella dove sono andati i ragazzi.
Beh, l'importante è che non gli abbiano fatto del male.
Perché l'ho fatto? Perché dovevo.
Non sono un eroe, un buon samaritano, figuriamoci. L'ho fatto semplicemente perché mi sono immedesimato in lui, anch'io in passato ho sentito la stessa umiliazione che ha provato lui in quel momento. Ho coltivato anch'io lo stesso odio che coltiverà lui, giorno per giorno, a causa di tutti gli affronti che gli toccherà subire.
Per questo l'ho fatto, perchè ho lottato anch'io e continuo tutt'ora a farlo, contro l'ignoranza della gente, contro l'intolleranza.
Perché so benissimo quello che si prova a venir discriminati per la propria pelle.
Ho la psoriasi.
Richi Selva
lunedì 18 luglio 2011 14:44 Pubblicato da Abulafia
Etichette: gabbbbro , Psycho Candies , Technicloro
Quando mio padre è morto, cinque anni fa, ho pensato: "Beh, ha smesso di soffrire". Lui. Io invece sono diventato ipocondriaco.
Per questa ragione ho visitato un sacco di medici, ma stanno tutti bene.
Gli avevano diagnosticato un tumore all'intestino, ma aveva ormai metastasi estese. Si potevano vedere da decine di metri di distanza.
Le potevi usare per controllare le diottrie.
Non ho mai superato il trauma della sua morte. Ci ha lasciato parecchi debiti.
È stato un funerale particolare. La nostra religione ci impone di seppellirlo all'aperto.
Alla fine della cerimonia è scattato l'applauso generale. Non ho mai capito come interpretarlo.
Non sono mai andato a trovare la sua tomba al cimitero. Mia madre invece ci si reca ogni settimana con dei fiori e dei petardi per tenere lontano le cornacchie.
Vorrei tanto riuscire a rielaborare il lutto prima che muoia mia madre.
Anche se non ho mai capito il senso di rielaborarli. Oltre al piacere di vederli sfrecciare a 180 km/h in autostrada.
Mi hanno detto che i capelli e le unghie continuano a crescere anche da morti. È che sto pensando a come riconoscerlo il giorno della resurrezione dei morti.
Mu Ho
giovedì 16 giugno 2011 11:08 Pubblicato da gabbbbro
Etichette: elvira , Ian Postuma , le guide di SV , Pescara
Se volete rivivere il fascino di un arresto patriota e carbonaro nel cuore della città vecchia, via delle Caserme vi consentirà di trovarvi in vincoli ai piedi del Bagno Borbonico, le cui grotte sono oggi convertite in ristorantini cool. L'iniziale fuga per i vicoli dannunziani vi vedrà impazzare tra sedie e tavolini da rovesciare, con le supportate consumazioni, per ostacolare l'inseguimento della vociante birraglia; indi, riparare nel cortile natale del poeta, solitamente sede di jam session. L'occasionale connivenza dell'ottobassista, che agli agenti darà di poffarbacco, vi costerà un supplemento: minimo, ove si tratti di sgambettarli con l'archetto; più rotondo, se minaccerà d'iscagliar loro il poderoso strumento.
Dopo un'ampia virata sulla golena sud, dove potreste incelarvi nell'andirivieni delle scafette di contrabbando, la vostra precìpite corsa si allenterà sulla folla festante il cinquantesimo dell'avv. Cecamore, tutta intenta a shepperare uno sciampagnino tra i singulti della di lui butirrosissima moglie. Il breve volgere degli eventi vedrà i gendarmi ammanettarvi proprio sulla scalèa che immette all'antico bagno penale, e da buon cospiratore soggiacerete all'umido che si conviene. Per il centocinquantesimo non fatevi mancare il kit suicidio tricolore se vorrete prevenire, con la subitanea morte, le strazianti torture della gendarmeria e l'inevitabile delazione. Ma se avete un cognato da celiare ai ceppi, essìa.
Voto: 4 manette – Periodo consigliato: luglio. Non inclusi: ottobassista ribaldo e kit suicidio Italia 150.
Colonna sonora consigliata: Giuseppe Verdi, “La battaglia di Legnano” Atto IV, scena III, «Qui... qui presso il trofeo di quell'Eroe».
Ponte del mare – Madonnina dei pescatori
Avete scippato l'anziana e caracollante madre del sindaco Borleffi mentre dèdita a un cono da unoettrenta vacava la sua borsa nei giardini del Bar Greco? La decana strilla con la panna ancora sui baffi richiamando l'attenzione del vigile di quartiere? Avete sotto le chiappe una relitta citybike verdolina e non sapete dove darvi? Se vi sentite irrimediabilmente fottuti e la cazzata ormai l'avete fatta, il destino ha riservato per voi un'ultima volata. A pochi metri dal misfatto, si stralla per voi il Ponte del mare, luogo ideale per una ciclabile fuga tra due ali plaudenti. Lo strappo al 14% vi darà corto il fiato e la contingenza v'imporrà di lanciare la refurtiva in acqua, scender di sella e spingere il mezzo sino al culmine; quivi, rimonterete sullo stento biciclo per la ripida discesa verso la riva opposta. Giunti sotto lo sguardo indulgente della Madonnina, una seconda guardia vi intimerà l'alt: definitivo. A poco servirà profferire: «Era Panizza che tirava il gruppo»; ché uno scaltro barcaiolo ha di già ripescato la kelly pitonata e ve la sgronda sotto al naso. La maggiorazione-movente sarà ben spesa; o piuttosto tacitatevi; ma mai riferire: «Bisognavo di sonante per acquistare un motoretto e dipoi fare carriera».
Voto: 3 manette. Periodo consigliato: aprile/ottobre. Prenotazione obbligatoria per l'8 dicembre e la concomitevole processione. Non incluso: supplemento movente.
Colonna sonora consigliata: Samuele Bersani - “Chicco e Spillo”.
Festa della Madonna – Largo della Medesima
Se gli agenti vi sono alle calcagna e la vostra decennale latitanza è prossima alla fine, conducetevi con la famiglia all'annuale festa dei colli. Solo gli assidui frequentatori di questa ricorrenza potranno ammirare la nobiltà con cui vi complimenterete, per la brillante operazione, col maresciallo Maselli, ormai da mesi sulle vostre tracce; solo il porchettaro di Torrevecchia potrà compiacersi per il tratto cordiale con cui cederete i polsi all'appuntato Mazzolino; solo il piattaro di Barletta noterà la coda del vostro occhio dar di cenno ai sodali confusi nella folla, pregandoli di astenersi da ogni intervento; solo i fiati della banda musicale strozzeranno in gola la cavatina della Norma, proprio sul si bemolle acuto, al vostro passaggio in ferri; e il congedo da moglie e figli struggerà gli smanicati guappi astanti il “pugno”. Se non vorrete che un trafiletto di cronaca si occupi del vostro fermo in una desolata cascina di campagna: è la prima domenica di giugno, il vostro giorno. Gli ultimi momenti della primula saranno rievocati in epos e vergati dalla migliore tradizione orale, come si conviene ad un ceffo di cotanta risma. E quelle sanguinose gesta perpetueranno nell'aura d'un arresto extra muros, «mentre l'incipente estate pescarese sapeva di gelsomino ed hair gel».
Voto: 5 manette. Periodo disponibile: primo w.e. di giugno. All inclusive.
Musica di soprafondo: ‘Nduccio - “Tutti quanti c'hanno i guai”.
Ian Postuma
lunedì 13 giugno 2011 10:52 Pubblicato da gabbbbro
Etichette: cinema , gabbbbro , Psycho Candies , Technicloro
Apriamo un nuovo filone cinematografico, giusto il tempo di fargli prendere aria.
Technicloro parte I
Mia moglie non va al cinema da così tanto tempo che non ha mai visto un film in 2d. Finora ha solo osservato le pellicole di profilo.
Così l’ho portata a vedere una di quelle meraviglie degli effetti speciali in cui sembra che gli attori escano fuori dallo schermo: l’ho portata a teatro. Nel frattempo io me ne sono andato in un cinema lì vicino, una di quelle piccole sale che resistono allo strapotere dei cineplex, dove i film restano in cartello più a lungo, la gestione è famigliare e i pop-corn vengono preparati come una volta: con la pastella. E modellati uno ad uno.
Come spesso accade in queste sale, il film era in lingua originale. Fortuna che era un film italiano. Si capiva che era italiano perché l’interprete principale era l’autocompiacimento.
Il film era scritto male, diretto pessimamente e interpretato peggio. Mi sono addormentato prima della fine del primo tempo e ho sognato di essere al cinema, e di guardare un film meraviglioso: un allevatore di polli dell’Iowa attraversava l’America sulle tracce dei genitori fino a scoprire che suo padre era un muro a secco.
Al mio risveglio il film era finito, sono andato all’ingresso e ho preteso un rimborso:
“Il film non mi ha mai emozionato”, ho protestato.
“E cos’erano quelle lacrime al momento dell’arrivo del muro a secco?”
“Quello era un sogno!”
“No, QUESTO è un sogno”. a quel punto il direttore del cinema mi ha lanciato un cappello a cilindro e un bastone da passeggio ed io ho iniziato a ballare il tip-tap inscenando un musical in stile Broadway, con tanto di corpo di ballo da cinquanta elementi.
Al mio risveglio il direttore era di fronte a me: “Il musical non mi ha mai emozionato”. Pretendeva un rimborso.
giovedì 9 giugno 2011 11:21 Pubblicato da Claudio
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Si comincia con Mu Ho.
Termiti Croniche a Gasolio
Soffro di termiti croniche. A gasolio.
Ho un abbonamento mensile del mio trimestrale preferito. Tratta di relatività.
La rivista si chiama Relatività e Pesca.
In omaggio col primo numero c'era un'esca per la luce.
Ho già catturato un bel po' di fotoni, ma ora in camera c'è un buio persistente e non riesco a vederli.
La velocità della luce è stata misurata molte volte da numerosi fisici. All'infinito.
Avevo uno show da illusionista una volta. Ma non lo trovo più.
Mi piace guardare il futuro attraverso una palla di cristallo. Basta metterla davanti a un calendario.
Oggi le previsioni del tempo prevedevano pioggia per il capricorno.
Quando cambia il tempo provo sempre una fitta al fegato perché a 18 anni sono andato in coma etilico.
Ho sempre fatto colpo sulle donne in spiaggia grazie al mio fisico. Un ragazzo veramente intelligente.
In genere riempo il costume con del cotone per far credere di avercelo di lana.
Le donne impazziscono per la mia fimosi. Non riescono mai a indovinare da dove esca lo sperma.
Sono molto attento all'igiene. Prima di invitare una ragazza a casa mia do fuoco all'appartamento.
Sono immune all'anidride carbonica da quando da piccolo sono caduto dentro un contenitore di ghiaccio secco.
Per mesi invece di pisciare umidificavo l'aria.
Ho reso questo mondo un posto uguale a prima.
martedì 31 maggio 2011 13:49 Pubblicato da Claudio
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